Versilia, fondi regionali spariti nel nulla: condannati due imprenditori
Per la Corte dei Conti, in uno dei due casi è colpevole anche la consulente
VIAREGGIO. È un filone che sforna sentenze di condanna lungo l’asse Firenze-Versilia quello dei contributi concessi dalla Regione per favorire l’imprenditoria giovanile con un epilogo di spese non documentate. E, quindi, di soldi spariti.
Una frequenza che vede la comunità romena protagonista delle domande di finanziamento che vanno a buon fine nell’erogazione, ma poi non diventano volano di sviluppo. La Corte dei conti ha depositato altre due sentenze di condanna per danno erariale a carico di due imprenditori romeni dopo almeno altre tre posizioni nel recente passato. In un caso il verdetto riguarda anche la consulente che aveva istruito e inviato la pratica a Fidi Toscana.
Eugen Popescu, 40 anni, titolare dell’omonima impresa individuale, all’epoca dei fatti residente a Viareggio, attualmente irreperibile, è stato condannato a restituire alla Regione 19.600 euro. Sono i soldi versati a fronte di un annunciato investimento per l’acquisto di un furgone di cui non è stata prodotta alcuna fattura.
Stessa cifra da pagare in solido alla Regione è stata stabilita per Mirel Marin Paraschiv, 48 anni, legale rappresentante e amministratore della società Romar Paint Cooperativa (settore nautico), residente a Seravezza, e per Gina Grossi, 52 anni, residente a Pescia, studio a Montecatini. È la seconda condanna per la professionista in tempi recenti per la stessa tipologia di danno erariale.
La domanda di Paraschiv era stata accolta il 6 febbraio 2019. Il 20 maggio 2019 era stata erogata la somma di 19.600 euro a titolo di anticipo. Ma il 30 novembre 2020 il finanziamento era stato revocato a causa della presentazione di una rendicontazione finale di spesa per un importo di gran lunga inferiore rispetto all’iniziale investimento. Inoltre, la società era stata cancellata dal registro delle imprese il 21 agosto 2025: non avrebbe depositato i bilanci di esercizio da oltre 5 anni e non avrebbe valori patrimoniali immobiliari. Non solo. Dalla consultazione dell’anagrafe tributaria risulterebbe che la società aveva presentato solo la dichiarazione dei redditi riferita all’annualità 2018 e le dichiarazioni annuali ai fini Iva per il 2018 e per il 2019, mentre non risulterebbe il deposito di bilanci, né il versamento di contributi ed imposte. Per la Corte dei conti la responsabilità nella vicenda ai danni delle casse regionali va addebitata anche alla consulente.
«La relazione che dovrebbe illustrare l’attività e le caratteristiche della cooperativa, non è in grado di fornire gli elementi necessari per la compilazione della domanda di finanziamento inviata in bianco, posto che consta di poche righe, di contenuto generico e prive di qualunque dato, anche quantitativo, utile a consentire la ricostruzione del volume d’affari e delle prospettive di crescita dalla società – scrivono i giudici -. Infine, in fase di rendicontazione delle spese effettuate, sono state presentate fatture palesemente alterate. A sostegno di tale ricostruzione, è stato allegato il verbale di sequestro della documentazione presso lo studio della consulente, dal quale risulta che nel faldone 21 è stato ritrovato un fascicolo intestato alla Romar Paint cooperativa, seppure senza specifica indicazione analitica del relativo contenuto».
La prospettazione dell’accusa, accolta dai giudici, nei confronti della consulente è quello di aver «dimostrato la propria consapevole volontà di concorrere con la beneficiaria allo sviamento del finanziamento pubblico. È evidente che chi non realizza l’investimento finanziato, può agire, già in fase di richiesta del finanziamento, a cui in astratto aveva diritto, con la consapevolezza e la volontà di non realizzare, in ogni caso, il programma finanziato».l
Pietro Barghigiani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
