Il Tirreno

Versilia

L’intervista

Marco Bianchi, lo chef delle star: «Da Jovanotti a Vasco e i Rolling Stones: così li ho conquistati con i miei piatti»

di Cristina Bulgheri

	Marco Bianchi insieme a Gianni Morandi, Vasco Rossi e Marco Mengoni
Marco Bianchi insieme a Gianni Morandi, Vasco Rossi e Marco Mengoni

Versiliese, è stato il primo wedding planner italiano negli anni ‘80, svela i suoi ingredienti segreti: «Studio continuo, passione, sacrifici, ricerca della qualità nella semplicità»

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VIAREGGIO. Dai microfoni di Radio Antenna 43 e Radio Camaiore alla consolle per animare feste e serate nei locali della Versilia nelle lunghe estati sulla costa. Dai grafici di economia alle intuizioni per spot pubblicitari fino alle conduzioni del Palio locale ed altre manifestazioni. Poi l’"ideona", quella che farà di Marco Bianchi, oggi chef degli artisti e "event manager", il primo wedding planner italiano. Tutto cominciò... «Tutto cominciò sulla scia della trasmissione televisiva "Il pranzo è servito" con Corrado. Ragionando su quel format e sul fatto che da animatore e dj organizzavo feste. Pensando che le nozze sono una festa, maturai l’idea di organizzare un matrimonio dall’inizio alla fine: dalle fedi, alle bomboniere, al ristorante, alla musica, al viaggio di nozze. Lo slogan era: il "matrimonio è servito"».

A che anni fa riferimento?

«Era la metà degli anni Ottanta. Mi sistemai in un ufficio in via Mazzini a Viareggio e cominciai con qualche matrimonio. Però mi accorsi che le persone cercavano qualcosa di diverso dai soliti posti. Nuove location, nuovi ambienti. Insieme a Gabriele Ghirlanda, nacque così Ideal Party e con esso il progetto del catering in siti suggestivi. Iniziai con Villa Orlando a Torre del Lago e villa Le Pianore a Capezzano».

Poi dall’Ave Maria di Schubert il passaggio alle note rock dei Rolling Stones o Vasco Rossi o al pop di Jova e Cremonini, giusto per fare qualche nome. Come è avvenuto il salto a chef degli artisti?

«Il mio mantra è creare sempre cose nuove, inventare, non copiare: piuttosto, fare quello che gli altri non fanno. Così, con tanta passione e tanto sacrificio, io che vengo dal mondo dell’economia, mi sono messo a studiare come tecnico di cucina e mi sono specializzato sulla ricerca di prodotti di qualità per migliorare sempre l’offerta. Ho seguito corsi, ho ascoltato i miei errori, sono andato avanti a testa bassa, ma sempre con tanta passione e convinzione. Sempre in prima linea. E questo ha pagato. Fondamentale l’incontro con D’Alessandro & Galli e con il loro Lucca Summer Festival. È così che è nata l’idea della ristorazione nei tour degli artisti. Prima in modo statico, appunto Lucca, poi seguendo i cantanti nelle varie tappe, sia in Italia che all’estero».

In che modo?

«Con attrezzature mobili sistemate dentro i bauli in uno dei Tir della carovana, esattamente come le strutture del palco, delle luci, degli impianti vari. Sono quello che si preoccupa di far mangiare bene gli artisti, e come spesso mi dicono: "suoniamo meglio perché tu ci fai mangiare come si deve"».

E questo ha suscitato l’interesse di altre società...

«Con il tempo, oltre alla D’Alessandro & Galli, con la quale ho seguito ben dodici edizioni del Summer e che non finirò mai di ringraziare, sono stato contattato da altre realtà, che curano i tour di tanti artisti italiani e stranieri, come la Friends & Partners (Il Volo, The Kolors, Madame, Biagio Antonacci), la Magellano Concerti (Pinguini Tattici Nucleari, Tananai, Negramaro, Malika Ayane, Fulminacci, Geolier...), la Trident che organizza il Jova Beach Party o la Live Nation per la quale ho lavorato per i tour di Vasco Rossi».

Saprà gusti e preferenze di tante star: la fanno ammattire? Hanno richieste strane? Qualche nome?

«Parlavamo di Vasco: ecco, Vasco desidera le "banane tigrate"». In che senso? «È uno stadio di maturazione che si raggiunge con una tecnica precisa». Ce la può svelare? «Va inciso il gambo della banana, poi fasciata con la pellicola e lasciata in una zona asciutta. Questo determina una colorazione della buccia tigrata e una maturazione particolare del frutto».

Altre curiosità?

«Ad esempio i Rolling Stones bevono solo acqua Fiji, che è acqua pura delle isole Fiji, imbottigliata senza che vi sia alcun contatto con l’esterno. Adesso è diventata l’acqua prediletta da un po’ tutti gli artisti».

Jovanotti?

«Lorenzo in realtà ha una sua cuoca personale. Lui non mangia carboidrati, è vegetariano, sceglie solo alcuni tipi di pesce e molta frutta. Io con lui ho un legame che passa dall’olio che produce la sua famiglia, la famiglia Cherubini, nella zona di Cortona: l’etichetta è San Martino. L’ho conosciuto l’anno scorso occupandomi dei Pala Jova, è ottimo, per questo lo propongo in tutti gli altri tour».

Qualcuno che gradisca la cucina tipica toscana?

«I Pinguini Tattici Nucleari adorano i nostri spaghetti aglio olio e peperoncino, la cui ricetta rivelo solo al 50 per cento. Un piatto graditissimo anche a Zucchero. L’anno scorso durante i dieci concerti all’Arena di Verona, abbiamo ospitato anche Antonella Clerici e Davide Oldani che hanno fatto il bis, se non il tris».

Ma gli artisti cenano prima o dopo il concerto?

«Dipende. Qualcuno prima e altri dopo. Ad esempio i Duran Duran mangiano in modo leggero un paio d’ore prima dell’esibizione: di solito riso in bianco scondito e petto di pollo che cuocio però a bassissima temperatura, sottovuoto, per tre ore in modo da mantenerne le proprietà organolettiche, dopo lo ripasso velocemente per dare un effetto crunch. Una ricetta di cui va ghiottissimo anche Umberto Tozzi, tanto che ha voluto che gli procurassi l’attrezzatura apposita per questo tipo di cottura».

Le star si nutrono, ma anche si dissetano: chiedono vini particolari? Conoscono le grandi etichette toscane?

«Non sempre: ai Duran Duran, che solitamente prediligono i vini francesi, propongo anche Cantine Gavi e Sassicaia. Uso molto le varie proposte delle Cantine Piccini, ma devo dire che spesso le star straniere chiedono vini della California e del Sudafrica. Tommaso Paradiso, una persona squisita, è un cultore del Gin Tonic Organic».

Come si comportano le star della musica?

«Posso assicurare che non ne conosco uno che, ad esempio, non saluti e non porti rispetto alle persone del team. Un aneddoto per tutti: il mitico Gianni Morandi aveva promesso una foto con un collaboratore, ma poi il tempo era passato velocemente e non era riuscito a farla. Se ne è ricordato qualche minuto prima di salire sul palco, e nonostante il momento fosse abbastanza di concentrazione e tensione, ha preso il telefono e ha scattato la foto».

Ovviamente le sue ricette e i suoi piatti sono anche per le band e i team: mangiano tutti allo stesso modo?

«La mia politica è quella di trattare tutti allo stesso modo. Per mettere su un concerto ci sono dietro quindici o sedici ore di lavoro, quindi per affrontare una simile fatica occorre un buon carburante. E ciò per me è una priorità, anche se dovesse andare a scapito dell’aspetto economico».

In poche parole, i suoi "ingredienti segreti" sono...

«Studio continuo, passione, sacrifici, ricerca della qualità nella semplicità».

Ma anche curiosità e creatività: che cosa inventerà dopo i tour musicali?

«Un mix tra questo e quello che facevo prima: ovvero i matrimoni degli artisti. Tre anni fa ho organizzato quello di Annalisa all’Eco del Mare a Lerici di proprietà di Zucchero. Ecco, il mio futuro potrebbe essere quello. Anche se il successo di cui vado più fiero sono i miei tre figli: Maria Giulia, Leonardo ed Elena».

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