Forte dei Marmi: addio a Giacomo Alberini, il gentiluomo delle scarpe
Prima la pasticceria, poi le calzature: dolore nella comunità per la scomparsa di un commerciante storico. Il funerale sarà celebrato nella chiesa di Sant'Ermete
FORTE DEI MARMI. Ci sono vetrine che non sono soltanto esposizioni di merci, ma veri e propri specchi dell’anima di una comunità.
Quando un anno e mezzo fa la Merceria Calzature Alberini calò per sempre le sue saracinesche, Forte dei Marmi perse uno dei suoi affacci più autentici, quel negozio-balcone che da quasi mezzo secolo dominava la prospettiva di piazza Dante, offrendo un punto di riferimento visivo e umano a generazioni di fortemarmini. Ieri, purtroppo, per Giacomo Alberini, 87 anni, si è abbassata un’altra saracinesca: quella di una vita intera spesa nel solco del dovere, dell’accoglienza e di un profondo, dignitoso e composto dolore familiare.
La comunità fortemarmina si stringe oggi nel cordoglio per la scomparsa di un uomo che ha saputo incarnare la storicità del nostro commercio, segnato sì dal successo professionale, ma anche dalla tragedia immatura della perdita della figlia Emanuela, avvenuta ormai quindici anni fa. Eppure, nonostante le ferite profonde che la vita sa infliggere, chiunque sia passato da quei fondi di via Mazzini non può non ricordare la straordinaria simpatia, l’ironia e i sorrisi che, insieme alla moglie Nelly, Giacomo dispensava a clienti e passanti, con il garbo intramontabile dei vecchi commercianti d’un tempo.
Giacomo arrivò al Forte da Guastalla nel lontano 1957, insieme al babbo Primo e alla mamma Nunziatina. Facevano parte di quella laboriosa “seconda ondata” di imprenditori reggiani e mantovani che, sul finire degli anni Cinquanta, scelsero la Versilia per mettere radici. Prima il bar pasticceria con i genitori e la sorella Gina, poi quel laboratorio di via Cavour dove Giacomo divenne un pasticciere sopraffino, un’istituzione per alberghi e locali del Forte (e dove tanti di noi, da ragazzi, sbirciavano all’alba a caccia dei ritagli dello strudel).
Poi, nel 1979, la svolta: per motivi di salute il cambio radicale, passando dalle brioches alle scarpe, ereditando la storica “Merceria di Felì” e trasformandola in un bazar dell’ago, del filo e della calzatura. Con la sua scomparsa non se ne va soltanto un testimone d’eccezione, ma un pezzo di cuore collettivo. Le esequie si terranno domani (19 maggio), alle 16, nella chiesa di Sant’Ermete, per stringersi in un abbraccio fraterno alla moglie Nelly, ai figli Gabriele e Raffaella e a tutti i familiari. In mattinata sarà alla Casa del Saluto alla Croce Verde.
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