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Viareggio, il Comune dice “no” alla pastasciuttata antifascista: è scontro con l’opposizione

di Gabriele Buffoni

	Via Fratti, nel cuore di Viareggio (foto Iacopo Giannini)
Via Fratti, nel cuore di Viareggio (foto Iacopo Giannini)

Il Partito Democratico di Viareggio aveva chiesto di svolgere l’evento in via Fratti, ma l’amministrazione non ha dato il benestare

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VIAREGGIO. Niente pastasciuttata antifascista perché manca «il benestare dell’amministrazione comunale». È quanto emerge dalla lettera inviata a firma della comandante della polizia municipale di Viareggio Iva Pagni al Partito Democratico di Viareggio: una missiva arrivata nei giorni scorsi in risposta alla richiesta che lo scorso 26 marzo il Pd aveva presentato agli uffici del Comune per organizzare, in occasione del 25 aprile e dunque della Festa della Liberazione, una pastasciuttata antifascista lungo via Fratti.

La polemica

La negata autorizzazione, come prevedibile, ha scatenato la polemica in un clima elettorale che definire acceso è ormai un eufemismo. «Esprimiamo profonda indignazione per quanto accaduto - tuonano dalla coalizione di centrosinistra a sostegno della candidata Federica Maineri - parliamo di un’iniziativa che voleva essere un momento conviviale, un’occasione di condivisione e memoria. Per questo la decisione dell’amministrazione appare ancora più grave e incomprensibile».

I fatti

Per comprendere meglio la vicenda occorre fare un passo indietro. Il 26 marzo il Pd ha presentato richiesta per l’occupazione del suolo pubblico «con ovvia disponibilità - spiegano dal centrosinistra - a pagare la quota». Il regolamento comunale prevede però - all’articolo 16 - che per le occupazioni superiori ai 9 metri quadrati (come lo sarebbe stata la disposizione dei tavoli per la pastasciuttata antifascista) le autorizzazioni possano essere rilasciate solo se le iniziative sono «patrocinate dall’amministrazione comunale o con il benestare della stessa». Per questo «l’ufficio competente - raccontano dal Pd - ha trasmesso la richiesta all’assessore Meciani, ma da quel momento non è mai arrivata alcuna risposta. Un silenzio durato settimane - spiegano - fino all’arrivo della Pec da parte della dirigente Pagni che ha formalizzato il diniego motivandolo con l’assenza del benestare. Una risposta arrivata all’ultimo giorno utile, che nei fatti ci impedisce di organizzare qualsiasi alternativa».

La non-risposta

Dall’amministrazione comunale, contattata dal Tirreno per una spiegazione nel merito, non è arrivato alcun tipo di risposta. «Ci troviamo di fronte a una parte politica, al governo della città, che impedisce a un’altra, all’opposizione, di esercitare la propria libertà di iniziativa politica: è un grave atto antidemocratico - tuonano dal centrosinistra - con un regolamento comunale che rimanda alla giunta il potere di decidere se e chi può fare attività politiche pubbliche organizzate in città. Negare uno spazio pubblico a una pastasciuttata antifascista non è un atto neutro: la candidata Sara Grilli si dichiara civica ma la giunta di cui fa parte ha ormai assunto i comportamenti della peggiore destra, nascosta nelle liste che la sostengono».

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