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Spiagge all’asta alla fine del 2026, Alessandro Del Dotto ai balneari: «Fatevi trovare pronti». La strategia dei ricorsi? «Un’illusione»

di Matteo Tuccini

	Del Dotto
Del Dotto

L’avvocato ed ex sindaco di Camaiore fotografa una situazione complessa e indica altri due tipi di problemi

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VIAREGGIO. Un messaggio chiaro ai balneari che ancora credono di poter evitare le “aste” delle spiagge. Il mittente è Alessandro Del Dotto, avvocato ed ex sindaco di Camaiore: «Devono farsi trovare pronti, perché le gare ci saranno. A partire dalla fine del 2026».

Le aste ci faranno

Non solo. L’idea di bloccare con i ricorsi i bandi avviati dai Comuni è un’altra illusione, spiega Del Dotto. Che in questo periodo sta rappresentando come professionista la categoria balneare nei contenziosi promossi al Tar dall’Autorità Antitrust (ieri c’è stata una nuova udienza). «Da qualche mese a questa parte – dice – ricevo continuamente richieste di appuntamenti da imprenditori balneari che chiedono consigli su come muoversi in questo contesto: c’è diffusa consapevolezza che il sistema volge verso le procedure selettive, e le sentenze riempiono i vuoti lasciati dal Parlamento e dal Governo. La strategia non può che essere, certo, quella di difendersi con i contenziosi, ma è altrettanto necessario attrezzarsi per esser pronti laddove i Comuni, spinti dall’Antitrust o dai Tar, si stanno avviando verso i bandi. Qualcuno sostiene che alla fine le gare non si faranno? Le probabilità che le gare non si facciano sono sottilissime e quasi pari a zero; per la mia modesta esperienza (assisto Comuni e concessionari), ormai è solo questione di “quando” e “come”, ma non più di “se”. È prevedibile che i primi bandi escano per fine 2026 o inizio 2027, e questo anche perché i Comuni sono spinti da domande di imprese esterne che vogliono concorrere e da continue azioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Al di là delle sentenze amministrative che dipingono un quadro ormai sbiadito per le teorie di chi pensa che si possa ancora sperare che i giudici, italiani e comunitari, dicano che non si va a selezione».

Altri due nodi delicati

Ci sono altri due tipi di problemi. Uno è la stretta sul credito da parte delle banche, di cui abbiamo parlato sul Tirreno qui, e che limita la capacità progettuale in vista delle gare. «Da un punto di vista imprenditoriale, è una preoccupazione che leggo negli occhi di molti e confermo quello che dice Gianfranco Antognoli – commenta Del Dotto – Tuttavia, per legge, la partecipazione alle procedure non può essere subordinata alla disponibilità di liquidi immediata. La legge dice che nel fare le proposte va fatto un business plan, con indicazione di investimenti, entrate e anche cronoprogramma di investimento, per cui gli investimenti non necessariamente vanno previsti per il giorno successivo all’aggiudicazione. Inoltre, con la proposta il concorrente contrae un obbligo di fare investimenti, per cui è plausibile che le banche si troveranno le richieste quando i balneari avranno in mano la concessione, ottenuta sulla base di un piano di investimenti». Il secondo problema in questione è il rischio che le “aste” non prevedano indennizzi per le imprese balneari che le perdono.

Il timore

Un timore concreto, secondo Del Dotto: «Il Consiglio di Stato ha recentemente affermato che la mancanza del decreto del Ministero sui criteri di calcolo degli indennizzi non è motivo per non fare i bandi che, anzi, possono uscire senza previsione di indennizzo. Dunque, anche questo è e sarà ancor di più un terreno di scontro nei tribunali, anche civili e fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, cui si potrà accedere dopo aver avuto tutti i gradi di giudizio negativi». A parere di Del Dotto «c’è spazio per i project financing, se la pubblica amministrazione li vuole. Il project (che prevede la realizzazione di opere pubbliche per l’imprenditore che si propone per un bando, ndr) è uno strumento che mette in campo la massima discrezionalità dell’amministrazione e, dunque, è prima di tutto una scelta politica. Di fatto, ci sono numerosi project in corso e, anche di là sull’Adriatico, si esplora la formula del project».

In conclusione, a detta dell’ex sindaco «chi vuole intraprendere contenziosi, ha il diritto di farlo. Le strategie difensive sono necessarie, ma non sono sufficienti se non sono accompagnate anche da una sfida propositiva che è parte stessa della vocazione imprenditoriale».

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