Concessioni, metà dei balneari in Versilia rischia di non poter partecipare all’asta delle spiagge – Il motivo
Quella che gli economisti chiamano barriera all’entrata è costituita dalla difficoltà di decine di imprese balneari nell’ottenere finanziamenti per nuovi progetti. La spiegazione dell’esperto
VIAREGGIO. Almeno la metà dei balneari rischia di non poter partecipare alle “aste” delle spiagge. «Ma è una stima per difetto», dice Gianfranco Antognoli, ex manager bancario e oggi consulente del credito. Come a dire: sono molti di più quelli che potrebbero rimanere fuori dalle gare, dovendo rinunciare a priori a proseguire l’attività nello stabilimento quando le concessioni saranno riaffidate dai Comuni.
La barriera all’entrata e la stretta sul credito
Quella che gli economisti chiamano barriera all’entrata è costituita dalla difficoltà di decine di imprese balneari nell’ottenere finanziamenti per nuovi progetti. Intendiamoci: la stretta sul credito, da parte delle banche, è un fenomeno generalizzato e non certo riducibile alla sola questione Bolkestein. Ma nel caso dei balneari il problema è ancora più evidente. Perché molti hanno mutui, o comunque prestiti, ancora in vigore, con ipoteche accese sullo stabilimento balneare stesso, o magari sulle proprie abitazioni. E le banche hanno poca intenzione di aprire altre linee di credito a chi non viene ritenuto all’altezza di poterle onorare: non necessariamente perché è un cattivo pagatore, ma perché la sua situazione economica attuale e futura è molto incerta, visto che la concessione su cui si regge l’attività è destinata ad essere messa a gara pubblica.
Un circolo vizioso che penalizza i più piccoli
È un cane che si morde la coda: senza avere altri finanziamenti, l’impresa balneare è destinata a non avere liquidità per partecipare alle future competizioni con progetti che possano risultare credibili perché la stessa impresa ottenga una nuova concessione. Problema che non hanno realtà più importanti ed economicamente più forti. La conseguenza, ovvia, è che queste piccole imprese perderanno la loro ragion d’essere. E falliranno. Ricordiamo che a Viareggio e in Versilia sono operativi 439 concessionari balneari: quando si parla di metà, significa oltre 200. Naturalmente, la premessa del ragionamento vale per chi ha profili gestionali “sani”; non per imprese che hanno situazioni debitorie strutturali e indipendenti dalla Bolkestein.
L’allarme di Antognoli
«È una questione rilevante, di cui abbiamo già parlato in passato – dice Antognoli, oggi consulente con lo studio Concredito – Bisogna augurarsi che le banche, ma anche le amministrazioni pubbliche, valutino seriamente le conseguenze, cercando di capire come intervenire».
Le tempistiche e il nodo dei bandi
Da qualsiasi punto la si guardi, ci saranno effetti sul tessuto economico locale. Già, ma quando? Al momento i Comuni stanno dando il via ai criteri per le future aste. La scadenza per le gare, fissata dal governo Meloni, è settembre 2027. La sensazione è che la stagione turistica 2026 scorrerà via senza che le procedure a evidenza pubblica vengano avviate: ma dopo l’estate i bandi dovranno partire quasi inevitabilmente anche a Viareggio e in Versilia.
Il ruolo del Tar e gli scenari possibili
Nel frattempo il Tar della Toscana dovrà pronunciarsi sui ricorsi promossi dall’Autorità antitrust proprio contro i Comuni versiliesi, ritenuti troppo “morbidi” sulla questione. Oggi a Firenze è in programma una nuova udienza. Se il contenzioso si risolverà a favore dei Comuni, sarà possibile programmare con maggiore calma i bandi. Altrimenti la situazione precipiterà. Con le conseguenze di cui parlavamo sopra.
