Ora le onde minacciano il mito di Forte dei Marmi: i vip in rivolta contro il porto di Carrara
Perfino l’ex ministro Lunardi chiede di fermare il progetto di ampliamento
CARRARA. È una partita complicata quella lungo le coste apuoversiliesi, con al centro il progetto di ampliamento del porto di Marina di Carrara. Perché se da un lato il progetto mira a soddisfare le crescenti esigenze del traffico mercantile e crocieristico, alcune preoccupazioni sorgono sulla potenziale accelerazione dell’erosione costiera, già visibile a Massa e che ora arriva a lambire Forte dei Marmi, suscitando interrogativi sulla sostenibilità ambientale e quindi sull’impatto per i settori turistici della zona.
Partendo dal porto di Marina di Carrara, qui il traffico di merci e persone è in aumento, le attuali banchine non soddisfano più le esigenze. Tra i settori principali ci sono innanzitutto quello del lapideo, ma anche della meccanica e della nautica, il traffico container. A ciò si aggiunge poi l’arrivo di navi da crociera, che a loro volta hanno bisogno di banchine specifiche. Insomma, l’attuale infrastruttura portuale (e retroportuale) non basta più.
Per cui si amplia, come previsto dal nuovo piano regolatore: il prolungamento della banchina Taliercio per dare impulso al settore crocieristico, l’avanzamento della banchina Buscaiol con l'installazione di un “travel lift”, ovvero una gru per movimentare le navi, il raddoppio del piazzale Città di Massa, il prolungamento della diga foranea.
A questo, poi, si aggiunge il nuovo “waterfront” del porto di Marina di Carrara, un progetto con l’obiettivo di ridisegnare le aree limitrofe al porto. Ma se da un lato l’ampliamento del porto consente di rispondere ai bisogni di alcuni settori produttivi e commerciali, dall’altro il timore è che possa danneggiarne altri. Questo perché diverse associazioni ed esperti ritengono che da decenni il porto blocchi i sedimenti del fiume Magra, e prolungarne la diga foranea non farebbe altro che estendere verso sud il fenomeno erosivo. E ciò a danno dell’altro “core business” della riviera apuoversiliese, ovvero il turismo balneare e tutte le attività connesse: stabilimenti balneari, hotel, campeggi, ristoranti. Basta infatti vedere la situazione delle coste di Massa, dove da anni sono scomparse decine di metri di spiaggia, ma lo stesso scenario inizia a intravedersi anche dalla foce del Versilia in giù. Insomma, lambisce il lido dorato di Forte dei Marmi, quello dei bagliori siggnorili frequentato dagli Agnelli, dalle famiglie nobili fiorentine, dai grandi imprenditori del Nord o addirittura dai magnati russi, arabi e americani.
Non a caso, lo scorso dicembre è stato firmato un protocollo d’intesa tra Autorità portuale, Regione Toscana e vari enti pubblici al fine di finanziare ripascimenti di sabbia nei punti più critici, così da contenere l’erosione. Ma a molti questo non basta. A cominciare dal “vicino” Comune di Massa che proprio sul fenomeno erosivo, l’estensione dei divieti di balneazione e gli impatti sulla foce del torrente Lavello ha presentato le proprie osservazioni al piano regolatore. E poi ci sono le associazioni come Italia Nostra, Legambiente o il gruppo dei Paladini Apuoversiliesi a puntare da anni il dito contro il porto di Marina di Carrara, chiedendo anzi lo stop all'ampliamento.
Tant’è che di recente, in una lettera ai Paladini, l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi invitava le istituzioni a congelare il progetto perché sarebbe il colpo di grazia alla costa apuoversiliese, visto che ormai il fenomeno erosivo arriva fino a Forte dei Marmi. Per questo, diversi Comuni della costa apuoversiliese chiedono maggiori tutele; perché seppur vero che l'ampliamento del porto può essere un volano per alcuni settori, potrebbe danneggiarni altri.
