Casani, dal “Roma” alla Canzonetta: attore e autore di “Caschin tutti vi”
Ha incarnato lo spirito di tutta Viareggio: il bar in cui lavorava era il ritrovo di tanti personaggi
VIAREGGIO. Dal 3 al 6 maggio al Teatro Jenco si ricorderà Enrico Casani, attore viaregginissimo che fece scalpore e suscitò entusiasmi con le sue celebri “Feste della Canzonetta”, autentiche “perle” del teatro popolare.
Casani, scomparso non molti anni fa, è ancora vivissimo nel ricordo di tanti; ripetendo in queste serate una sua opera dal titolo “Caschin tutti vi”, consente una riflessione sul veloce cambiamento di una città, oggi più che mai cosmopolita che cerca di resistere nelle sue radici e tra queste, appunto, la tradizione teatrale.
Casani non era figlio d'arte. Suo padre, conosciutissimo Beppe, gestiva il bar “Alceo” nei pressi di piazza Nieri e Paolini. Poi si trasferì al mitico “Bar Roma” in via San Francesco e qui, come ben racconta Giovanni Merlini nel libro “Ba Roma”, Enrico riprese a far pratica di suggestivi aperitivi e tirate di vernacolo, che lo condussero a scrivere e interpretare tantissime scene di vita vissuta.
In pochi anni, Casani divenne da comprimario - caratterista, un autentico leader e mattatore delle “Feste”, alla pari di quel mago poeta che fu Egisto Malfatti, al quale si devono strofe e canzoni che fanno la storia della città.
Ma perché, autentici novellieri come Malfatti e Casani poterono imporsi sulle scene viareggine?
Si imposero, perché alle loro spalle si era espansa, a partire dal primo Novecento, un'attitudine diffusissima a fare spettacolo. Infissa dalla nascente balneazione, che consentiva, nelle ore di riposo, di frequentare decine di chalet e teatri e caffè concerto, che fecero epoca e fama di Viareggio, città libertaria e libertina. Ciò condusse compagnie teatrali primarie a frequentare la città e qui si trasferirono per abitarvi, autentiche vedette come Ermete Zacconi, come Ruggero Ruggeri e il genio Puccini. Di seguito ai “grandi” si inserirono figure minori come il carnevalaro Noce, come il poeta Lelio Maffei, come il conte Boni “Cracache”, come il maestro Icilio Sadum, che produssero versi e musiche per gli intrattenimenti, tantissimi che, dal Carnevale alla stagione dei bagni, richiamavano platee.
Nell'ultimo dopoguerra, questa tradizione venne ripercorsa dall'attrice Francesca Taylor, che fece scuola e animazione culturale, dal musicista Aldo Valleroni, dal poeta attore Egisto Malfatti che inventò la “Festa della Canzonetta” fatta di sketch e recitati.
Ma a fianco, spalla a spalla degli artisti, la tradizione godereccia produceva e produsse numerosissime figure caratteristiche. Sicché il “Bar Roma” divenne una colorata palestra di rivelazioni, da Beppe Donatelli “Bugia” ad Angelino Taddeoli, da Aurelio al Ciocca, dal Gianni Lenci allo Skofic.
Enrico Casani, tra un caffè e il ponce “Mago”, osservava, battibeccava, inventava gag. Captava da questi “ompagni di merende” la verve di una Viareggio popolaresca, sovversiva, aneddotica. Aveva tre passioni: Viareggio appunto, il cinema americano, l'Inter.
E scriveva, scriveva su foglietti sparsi, che un giorno lo avrebbero imposto.
L'occasione gli venne da una “Festa” guidata da Vittorio Cinquini, con la regia di Franz Arrighini, su copione scritto da me. In quel copione vi era lo sketch su un macellaio del mercato comunale. L'avevo scritto per Renzo Rinaldi (che poi sarebbe divenuto la star dei film di Pupi Avati e Tinto Brass). Rinaldi rifiutò la parte? Cinquini pensò di affidarla a Casani, che durante le prove serviva bibite al bar della “Capannina” di Raffa. Così avvenne il suo debutto al Teatro “Politeama”.
Inutile dirlo, spopolò. La sua voce, tipica e burlesca, le sue maniere fatte di tic e richiami comicissimi, accesero il pubblico. La sua carriera si spianò. Mario Baldaccini, Rodolfo Martinelli, Maruska Pucci, che gli furono, assieme a Sandro Mallegni e Gianni Lenci, valide spalle e comprimari, testimoniano ancora oggi le tappe del suo decennale successo. La sua Canzonetta si replicava al “Politeama” per decine di sere col tutto esaurito per milleduecento posti a sera.
Si ripeteva la leggenda di Egisto Malfatti. Ma quali le differenze tra i due?
Malfatti suggestionava ricucendo ricordi cari, Casani narrava la città attuale coi suoi eccentrici, i matti, i curiosi, le persone importanti. Malfatti decantava, Casani sfotteva con educata e manierata ironia. Ma ambedue seppero interpretare l'anima di una città, Viareggio, che ha saputo traversare epoche, cronache, tragedia, guerre, senza smarrire il gusto alla vita; quel gusto che il Carnevale benissimo esprime.
Allora venire allo “Jenco”, dal 3 al 6 Maggio prossimi, non sarà solo e soltanto rendere omaggio a Casani, ma è un'occasione per provare la gioia di una ritrovata appartenenza.
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