Il Tirreno

Versilia

Stazzema

Scivola nel torrente sulle Apuane: salvataggio durato tutta la notte

di Donatella Francesconi
Un’immagine dell’intervento con la barella assicurata con le corde che vengono utilizzate nella speleologia
Un’immagine dell’intervento con la barella assicurata con le corde che vengono utilizzate nella speleologia

L’uomo, insieme alla figlia, aveva deciso di scendere dalle Marmitte dei Giganti. Sono intervenuti 25 tecnici del Soccorso alpino e speleologico regionale

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STAZZEMA. Lunghissimo intervento delle stazioni di Lucca e Querceta del Soccorso Alpino e speleologico toscano nel comprensorio delle Marmitte dei giganti. Giovedì sera, alle 19, la stazione di Querceta e quella di Lucca sono state attivate per l’allarme lanciato da due escursionisti nel complesso delle Marmitte dei Giganti, nel gruppo del monte Sumbra e monte Fiocca. Alla base della parete Sud del monte Sumbra, il Fosso del Fatonero e quello dell’Anguillaia, discendendo a valle verso la Turrite Secca, hanno scavato grandi cavità a forma di pozza chiamate, appunto, “Marmitte dei Giganti”, le cui dimensioni variano da alcuni centimetri fino a oltre 6 metri. I due escursionisti, padre e figlia originari della provincia di Pisa, dopo aver risalito il fosso del Fatonero, hanno deciso di scendere a valle dal Fosso dell’Anguillaia. Lungo un percorso che richiede attrezzatura alpinistica per la discesa in corda doppia, l’unico modo per superare le depressioni a forma di pozzo originate dall’erosione fluviale. Padre e figlia – spiega Il Soccorso alpino regionale – «hanno deciso di seguire una ripida traccia di sentiero, a margine delle pozze, che però risultava molto scivolosa».

A un tratto l’uomo, 53 anni, è scivolato nel torrente Anguillaia riportando traumi su tutto il corpo e rischiando l’ipotermia. A lanciare l’allarme è stata la figlia che ha trovato un po’ di campo in una zona dove le comunicazioni telefoniche sono difficili. Sul posto sono confluite ben 25 unità di tecnici, tra le due stazioni del Sast, i quali hanno provveduto a una operazione di recupero in notturna, durata fino alle prime luci dell’alba. Per l’intervento sono state utilizzate tecniche alpinistiche che i soccorritori alpini adottano per le operazioni su terreno impervio. Fondamentale – sottolinea Il Soccorso alpino – è stata la presenza del personale sanitario, un infermiere Sast, che ha raggiunto il ferito, caduto nell’acqua gelata, e lo ha stabilizzato. Permettendo così di poterlo “imbarellare” sulla barella speciale utilizzata per questo tipo di interventi. Il ferito, bene assicurato e coperto con materiale termico, è stato calato a valle fino alla carrozzabile.

Per affrontare i “salti” – spiega il Soccorso alpino regionale – la barella viene attrezzata con corde statiche, quelle utilizzate in speleologia, «in grado di sostenere pesi senza deformarsi». Corde dotate di moschettoni e carrucole, con un sistema di ancoraggio particolare come quello delle funivie. Una volta ancorata così la barella, i soccorritori si sono mossi lungo tutto il percorso – in piena notte – manovrando il cavo portante e quello traente così da far scendere lentamente la barella carica del ferito. Lungo un percorso particolarmente scivoloso, con marmo e paleo, erba tipica delle Apuane insidiosa in caso di umidità e di gelo, e molta acqua ovunque. L’intervento si è concluso alle prime luci dell’alba di ieri, quando il ferito è stato portato – tramite ambulanza della Pubblica assistenza di Ponte Stazzemese – al campo sportivo di Retignano per il trasposto all’ospedale Versilia.


 

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