Il Tirreno

Versilia

Chirurgia mini invasiva

L’urologo di Viareggio e l’operazione al rene unica al mondo

di Donatella Francesconi
L’urologo di Viareggio e l’operazione al rene unica al mondo

Girolamo Fiorini, il medico di 43 anni rivendica la forza del team: «Il lavoro di squadra è quello vincente e la figura del vecchio chirurgo di una volta è ormai sorpassata»

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VIAREGGIO. Spogliato di camice, guanti e mascherina da sala operatoria, di sé assicura: «Non sono nato con la valigetta del medico in mano e la facoltà di medicina l’ho fatta per caso». Girolamo Fiorini, urologo di 43 anni, «viareggino di nascita» e di residenza, ex studente del liceo Scientifico cittadino, padre di due bambine «che sono la mia vera passione», è reduce da un maxi intervento chirurgico eseguito per la prima volta al mondo a Cisanello.

A un uomo di 75 anni, residente in Liguria, è stato asportato il rene sinistro e – contemporaneamente – è stato rimosso un esteso trombo tumorale che arrivava al cuore. Il tutto impiegando tecniche totalmente mini invasive, con il coinvolgimento di una numerosa equipe multidisciplinare. «Il contributo di più specialisti», spiega Fiorini al Tirreno, «ha reso possibile condurre un intervento molto complesso che una volta prevedeva ferite molto importanti, anche toraciche, per i pazienti. E che mostrava un’alta mortalità interoperatoria se eseguito con tecnica classica». Insomma, «la multidisciplinarietà è stata l’aspetto importante».

Parole non di rito, se calate in un ambiente come quello medico che ha una storia di grandi rivalità: «Il messaggio è che non ci sono protagonismi assoluti in questo mestiere, oggi. Il lavoro di squadra è quello vincente e la figura del vecchio chirurgo di una volta è ormai sorpassata», dichiara senza incertezze l’urologo viareggino.

Il quale, dopo aver studiato medicina all’Università di Pisa ed essersi specializzato urologia al Dipartimento di chirurgia a Pisa, si è trasferito per un periodo in Lombardia: «Mi sono specializzato nel 2012 e sono andato a lavorare al San Raffaele di Milano. Poi il primario con il quale collaboravo si è trasferito all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano. Ho avuto modo di affinare la mia formazione, centrata sulla chirurgia robotica assistita con il sistema Da Vinci».

Oggi Fiorini – che si è sempre occupato di chirurgia urologica oncologica – è dipendente dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana e, tra le attività della libera professioni, collabora con il Centro diagnostico apuano che ha sede a Carrara. Inevitabile chiedere al medico «per caso» che ha toccato questi livelli se tornerebbe a iscriversi a medicina e se per i giovani oggi sia ancora una strada percorribile: «È una facoltà molto impegnativa per l’enorme volume di nozioni da apprendere. E l’ambiente chirurgico è molto stressante. Insomma, bisogna essere un po’ masochisti, pronti a soffrire tanto. Tutti i medici rifarebbero la stessa facoltà, ma difficilmente la consiglierebbero. Io la rifarei: sono felice, è il mio lavoro. E fare il lavoro che piace è impagabile». Un lavoro fatto di ambulatorio e sala operatoria, ma anche di aggiornamento costante: «La chirurgia robotica corre tantissimo e l’aggiornamento è indispensabile. Ma siamo tutti i giovani, e l’Azienda universitaria ha le risorse giuste per un accesso rapido alle nuove tecnologie». Giovani all’italiana, sottolinea Fiorini: «Ci consideriamo giovani chirurghi, ma in altri Paesi saremmo già nella piena maturità. Invece, qui il chirurgo esperto ha superato i 50 anni. I miei pazienti, che conoscono le mie esperienze, entrano in ambulatorio e rimangono sorpresi dell’età».

Non solo tecnica, però. Perché un intervento come quello eseguito a Cisanello lascia grandi emozioni: «Quando finisce un intervento non puoi sapere cosa accadrà. Ti dà soddisfazione la coscienza di aver fatto tutto al meglio delle tue possibilità in quelle ore. Ci confrontiamo spesso con pazienti che arrivano a noi con fragilità. Quello che possiamo fare è dare del nostro meglio di giocatori di una squadra sotto la guida del loro allenatore».

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