Il Tirreno

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forte dei marmi 

L’educazione dei giovani sotto il fascismo È già polemica per la mostra di Villa Bertelli

Adolfo Lippi
L’educazione dei giovani sotto il fascismo È già polemica per la mostra di Villa Bertelli

30 aprile 2021
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FORTE DEI MARMI. Villa Bertelli, a Forte dei Marmi, ospita una mostra storica su “I giovani sotto il fascismo”, che già sta facendo discutere per come viene trattato in maniera troppo acritica un periodo storico costellato dall’uccisione della libertà e da crimini terribili.

La mostra, che è già stata esposta qualche tempo fa a Brescia, presenta foto e documenti di quel particolare settore del regime che fu l’indottrinamento e il totalitarismo educatore dei giovani. E ha infatti per sottotitolo “Il progetto educativo di un dittatore”. L’immagine del bambino di due anni con il pannolino e il moschetto o dei bambini in divisa evocano l’angoscia di quei giorni. Nelle sale si espongono foto sulle parate di giovani sani, atletici, maschi e femmine, che secondo la volontà di Benito Mussolini, indirizzata dal segretario Starace (un maniaco dell’educazione fisica), avrebbero dovuto rappresentare l’“italiano nuovo” (finalizzata allo spirito militaresco); disposto a difendere in ogni dove la patria, a offendere le patrie altrui, a obbedire e combattere, cosa che poi fece, coi disastri che poi tutti ebbero a conoscere.

Il progetto è a cura dei professori Roberto Chiarini ed Elena Pala, danno uno spaccato di cos’era e cosa fu la propaganda fascista. Spazio nella mostra (con contributi dell’istituto Luce) c’è anche per alcune presenze in Versilia: le vacanze balneari del ministro Giovanni Gentile a Forte dei Marmi (dove possedeva una villa) e i saggi ginnici al Cinquale dove c’erano le colonie per centinaia di ragazzi da irrobustire con l’aria di mare. Non ci sono però riferimenti a ciò che il fascismo, prima e dopo gli anni patinati, gli anni dell’Impero, fece con lo squadrismo negli anni ’20 e con la tragedia delle leggi razziali e della guerra. Di questa si mostrano alcune foto di soldati filonazisti a Salò e soldati partigiani. La mostra ha già fatto discutere sui social con commenti anche rimossi. L’esposizione doveva aprire prima della zona rossa. È rimasta chiusa a causa della pandemia. Di fatto riapre nel fine settimana con le prime visite da fuori regione (un gruppo ha prenotato in questi giorni). La mostra è aperta tutti giorni dalle 15 alle 18.30 esclusivamente su prenotazione. Non se ne sentiva la mancanza. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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