Un comitato per valorizzare l’arte di Adolfo e Anne Saporetti
L’iniziativa promossa dalla nipote Rea insieme a un gruppo di studiosi della straordinaria storia della coppia che scelse di vivere in Versilia
PIETRASANTA
Una storia intrisa di passione, arte, amore. Vita. Una storia, quella fra Anne Jenness e Adolfo Saporetti che sembra uno di quei film che attraverso gli anni ti raccontano un secolo, quello passato e uno scorcio di epoca generoso per emozioni, illusioni, momenti difficili e dosi mai omeopatiche di felicità. Anne e Adolfo, è la premessa necessaria, sono stati due grandi artisti: oggi forse i loro nomi sono celati dal divenire del tempo, ma il talento pittorico smisurato della coppia si è manifestato, dal 1930 fino al 1970 in ogni dove. Versilia inclusa. E quel voluminoso carteggio artistico di recente ha ripreso a vivere grazie al volere della nipote Rea Coskinas Saporetti e di un gruppo di persone che nelle scorse settimane, presso lo studio dell’avvocato Stefano Pellacani, hanno ufficializzato la nascita di un comitato ad hoc. Per una storia che ha il suo incipit nella Parigi degli anni ’30 dove un italiano fuggito da Ravenna a causa delle persecuzioni fasciste ed un’americana che già studiava nella capitale francese «si incontrano - ricorda la nipote Rea - si innamorano, e mettono in pratica una spiccata sensibilità artistica: in quel periodo frequentano altri italiani fuggiti a Parigi come Turati, Treves, Nenni, Anna Kuliscioff e Leonor Fini che attraverso Breton e Tzarà portarono mio nonno all’esperienza surrealista influenzando anche l’amata Anne».
Anne e Adolfo si sposano a Parigi, ma subito dopo decidono di abbandonare l’Europa a causa di una nuova e incombente minaccia: il nazismo. Volano negli Stati Uniti. New York, il Greenwich Village, il triangolo bruciato, fra Blecker Street e la Sixth Avenue, condividendo le stesse idee e partecipando alle lotte in cui furono compagni Arshile Gorky, Jackson Pollock, Franz Kline, Alexander Calder, Willem de Kooning, Samuel Beckett, Dylan Thomas e Varèse. Nomi e volti che appartengono alla storia. Un’esperienza straordinaria caratterizzata da nuove mostre importanti nella O’Connor Gallery e Norlyst Gallery, che li portarono a un notevole successo.
Negli anni ’40 nasce Medea, loro unica figlia, poi il ritorno in Italia in particolare fra Milano e la Versilia da vivere e condividere in lungo e in largo anche se il posto nel cuore è racchiuso a Camaiore dove Saporetti, sotto l’ala del curatore Vittorio Grotti, ideatore dell’allora Internazionale “Ai Frati”, organizza una grande rassegna d’arte che vide gli esordi fra gli altri di Arnaldo e Giò Pomodoro. A Milano invece Adolfo allestisce una straordinaria antologica all’Arengario in piazza Duomo con il sostegno di Aldo Aniasi, allora sindaco della città della Madonnina e Paolo Pillitteri.
«Il successo artistico di Adolfo e Anne, negli anni, è proseguito di pari passo con il loro amore caratterizzato anche da piccole cose della quotidianità vissuta nella loro grande casa sulle colline versiliesi tra i loro pennelli e le loro tele» ricorda chi oggi intende valorizzare un patrimonio generoso di migliaia di dipinti e opere di vario genere. Fino a un epilogo, di vita al sospirare degli anni ’70-80. Anche se questa storia non conosce la parola fine. L’eco di momenti meravigliosi tornerà infatti a essere evocato, nei prossimi mesi, in diverse mostre a Seravezza, a Lucca e in altre città dove l’arte e la vita di Adolfo e Anne reciteranno, ancora una volta, da protagonisti. Unici e straordinari. In simbiosi infinita. —
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