Il Tirreno

Versilia

il lutto

Addio a Stefania Campetti, storica direttrice del museo archeologico

Stefania Campetti durante uno dei suoi scavi
Stefania Campetti durante uno dei suoi scavi

E' stata l'anima del progetto di recupero della struttura, nonché autrice di numerose scoperte sul territorio

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CAMAIORE. Vedete?, disse ai colleghi quando trovò quei resti che le permettevano di avallare la sua tesi, ossia che dentro quella caverna, Grotta dell’Onda, 20 mila anni prima, in pieno Paleolitico superiore, ci vivessero persone. «Lo sapevo, lo sapevo», ripeté due volte. Stefania Campetti, anima e direttrice storica del Museo archeologico comunale di Camaiore, era così, prima di morire: cocciuta nel suo sapere, testarda nell’arrivare sempre fino in fondo, anche nel lavoro. O soprattutto nel lavoro.

Come il museo archeologico ospitato a palazzo Tori Massoni, che è diventato proprio quello che lei voleva: una struttura multimediale rivolta agli studenti e che valorizzasse le miriade di testimonianze archeologiche e storiche del territorio, molte delle quali trovate da lei stessa. Tutto frutto di un percorso di ammodernizzamento che lei volle e avviò, anche se poi non arrivò a tagliare in nastro il nastro: nel settembre del 2015 andò in pensione e l’inaugurazione del nuovo museo civico venne fatta qualche mese dopo.

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Stefania Campetti era nata a Firenze nel 1949. Studiò archeologia a Pisa e da allora non si mosse più dalla provincia. La casa a San Giuliano Terme, il lavoro nella provincia di Lucca. Viveva il presente con il cuore nella storia. Scavare, scoprire, studiare i suoi, i nostri antenati, trovare le nostre origini. Cazzuola e polvere tutta una vita dietro il passato. Non aveva un marito, né figli. Donna completa anche nei sentimenti. Entrò a lavorare nel Comune di Camaiore a metà anni Ottanta: era una semplice dipendente, allora, prima di tentare il concorso per dirigente al Museo archeologico. Lo vinse. Erano i primi anni Novanta.

In quasi quindici anni di regia traghettò la struttura verso un riconoscimento nel circuito nazionale dei musei archeologici. Ma nel frattempo continuò a scavare e scavare per cercare la storia sotto la terra di Camaiore. Sue le ricerche, come detto, alla Grotta dell’Onda, cavità preistorica dove i neandertaliani ci hanno lasciato i loro strumenti da caccia in selce e resti ossei delle loro prede. Ma anche quella nella fattoria di epoca romana dell’Acquarella, a Capezzano Pianore. La scoperta dei resti avvenne nel 1993; l’anno dopo iniziarono gli scavi in tutti i 700 metri che permisero di scoprire un mai segnalato complesso edilizio utilizzato tra il II secolo a. C. e il V secolo d. C. Un luogo pregno di storia risotterrata un’altra volta, che verrà tramandata grazie alle sue pubblicazioni. «Era una donna innamorata del suo lavoro e molto combattiva», la ricorda l’attuale direttrice del museo, Marzia Bonato. L’ultima battaglia non l’ha vinta. È morta a 68 anni.
 

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