A 25 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, presentato in Senato il libro 'La salute contesa'
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Roma , 01 ott. - (Adnkronos Salute) - A venticinque anni dalla riforma del Titolo V è tempo di una profonda riflessione sul tema per rafforzare il diritto alla salute. È quanto suggerisce il volume ‘La salute contesa. La metamorfosi silenziosa della tutela della salute a 25 anni dal Titolo V’ - scritto da Francesco Clementi e Antonio Gaudioso per ‘Il pensiero scientifico’ - presentato al Senato con una tavola rotonda che ha voluto fare il punto sulla capacità del regionalismo sanitario di garantire una tutela effettiva e uniforme del diritto alla salute. L’incontro è stato organizzato su iniziativa del senatore di Fratelli d'Italia Franco Zaffini e della senatrice del Partito Democratico Sandra Zampa, in collaborazione con Fondazione Roche. Al centro del confronto il tema dell’equità di accesso alle cure, approfondendo il ruolo della collaborazione tra Stato e Regioni e le sue ricadute concrete sulla capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini: dalla garanzia dei livelli essenziali di assistenza alla programmazione dei servizi, fino alla mobilità sanitaria interregionale. Un fenomeno che può rappresentare una componente fisiologica del servizio sanitario nazionale quando riflette la libertà di scelta del cittadino o di accedere a prestazioni ad alta specializzazione, ma che rischia di diventare espressione di una disparità nell’accesso quando spostarsi dal proprio territorio diventa una scelta obbligata anche per ricevere prestazioni ordinarie. "A venticinque anni dalla riforma del Titolo V - ha dichiarato Antonio Gaudioso, docente di Management della salute, Luiss Guido Carli - emerge il valore di un disegno nato per avvicinare ai territori le risposte ai bisogni delle persone, ma anche la sua incompletezza. Quando il confronto tra Stato e Regioni sul perimetro di competenze, ruoli e responsabilità si trasforma in conflittualità, a essere messi a rischio sono i diritti dei cittadini, con diseguaglianze sia nell’accesso alle cure sia nelle risposte offerte dalle amministrazioni ai bisogni delle comunità. Per questo la leale collaborazione non può essere considerata una semplice tecnica di raccordo procedurale: è una condizione sostanziale dell’effettività del diritto alla salute. Occorre rendere più efficaci i meccanismi delle intese in Conferenza Stato-Regioni, superando la logica dell’unanimità quando si traduce in un diritto di veto e adottando soluzioni che consentano decisioni condivise e tempestive". Il significato della salute 'contesa', ha aggiunto Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico italiano e comparato alla Sapienza Università di Roma, "riguarda la composizione quotidiana di esigenze tutte legittime – universalità delle prestazioni e sostenibilità finanziaria, autonomia dei territori e unità della Repubblica, innovazione e uguaglianza nell’accesso – per rendere effettivo per tutti il diritto riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione. In questo quadro, la Corte costituzionale ha svolto un ruolo decisivo, costruendo una 'giurisprudenza dell’equilibrio' e chiarendo che l’autonomia deve misurarsi con l’effettivo godimento dei diritti. Spetta però al Parlamento e alle assemblee legislative regionali tradurre questo equilibrio in scelte concrete. La sussidiarietà non è un limite all’unità della Repubblica, ma lo strumento attraverso cui essa si realizza nei territori: un’autonomia che funziona non si misura dalle competenze rivendicate, ma dalla capacità di tradurre i principi di sussidiarietà e solidarietà in servizi, personale, tecnologie e reti assistenziali di qualità".
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