Il Tirreno

Milano: Pifferi condannata all'ergastolo per omicidio figlia (2)

13 maggio 2024
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(Adnkronos) - La corte, la camera di consiglio è durata circa due ore e mezza, ha stabilito una provvisionale di 50 mila euro per la madre dell'imputata e 20mila per la sorella, entrambe parte civile nel processo. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni. Alla lettura del dispositivo l'imputata, in prima fila, è rimasta immobile mentre il pm De Tommasi non ha nascosto la soddisfazione per una "sentenza giusta che riporta al centro del processo la vittima". Nella sua lunga requisitoria il pubblico ministero aveva ripercorso la "tragica morte della piccola Diana", abbandonata per sei giorni in casa, "senza nessuno, senza nessun tipo di assistenza e cura, senza un’alimentazione adeguata, senza cibo, acqua o latte che possa assicurarle la sopravvivenza". Un'"eternità" per una bimba di un anno e mezzo che ha "patito sofferenze atroci, terribili, che si è spenta lentamente". Diana era sola in casa "perché la madre invece di adempiere ai propri dovere, stare accanto alla figlia, l’ha lasciata sola ed è corsa dal suo compagno" in provincia di Bergamo. Mente a tutti "per soddisfare i suoi bisogni", la espone "a una serie di rischio, di cui solo uno si è concretizzato: Diana è morta di stenti" eppure "avrebbe avuto mille modi per salvare la vita della figlia. L'unico desiderio dell'imputata era alimentare la sua relazione amoroso, oggi il suo unico scopo è eludere le conseguenze delle sue azioni di cui è assolutamente consapevole" la tesi dell'accusa. Nel suo intervento in aula il pm aveva evidenziamo come la madre "non ha mai mostrato segni di pentimenti, non si è mai assunta la sua responsabilità per quello che ha fatto, ha assunto un atteggiamento finalizzato esclusivamente a scrollarsi di dosso la sua responsabilità lei che non consentito alla figlia di farsi la sua vita". Conclusioni a cui, nella requisitoria di oggi, la difesa di Alessia Pifferi rappresentata dall'avvocato Alessia Pontenani ha cercato di ribattere chiedendo l'assoluzione perché l'imputata "non voleva uccidere la figlia. Le lascia da mangiare e da bere, la lascia nel suo lettino senza lenzuola, lascia le finestre aperte; poi non sappiamo cosa sia successo, se i piani di questa ragazza madre sono andati in frantumi". Un genitore la cui "incuria" e "incapacità di accudire" viene più volte ricordata: "Quel corpicino aveva bisogno di amore e protezione che lei non è riuscita a darle". Ma quando ritorna, dopo una settimana, "Non inscena la sparizione della bambina o il rapimento. Avrebbe potuto metterla in un sacchetto della spesa e farla sparire e non se ne sarebbe accorto nessuno perché questa bambina era un fantasma" che nessuno ha mai sentito piangere. Ad Alessia Pifferi vanno concesse le attenuanti generiche "perché non ha mai preso in giro nessuno", lei "non ha mai pensato alle conseguenze delle sue azioni tanto che ha dato l’allarme. Avesse premeditato questo delitto orribile non saremmo qui, ma a cercare una bambina scomparsa. Esiste un reato nel nostro codice che è l’abbandono di minore: è il nostro caso, è il caso di Diana" spiega la difesa. L'imputata "lo compie la prima volta che va al supermercato senza la figlia, nel primo weekend in cui la lascia sola a casa, nel secondo, nell’ultima maledetta settimana. Sperava, credeva in cuor suo che non sarebbe successo nulla. Capisco il dolore della famiglia, forse giustificato dal timore di essere chiamati in causa con una forma di corresponsabilità; e forse la corresponsabilità ce l'ha chi l'ha sentita piangere e non è intervenuto o chi per una settimana non si è preoccupato di fosse questa bambina; tutti sono responsabili". Per la corte, pero, la colpevole ha un solo nome e per questo Alessia Pifferi è stata condannata in primo grado all'ergastolo.
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