Italia
Toscana, cresce ancora la popolazione straniera: le province dove aumenta di più e i motivi principali (non più il lavoro)
Ecco i dati del Dossier statistico immigrazione 2026, gli esperti: «C’è il rischio di segregazione occupazionale»
PISA. «Ormai da tempo non è più il lavoro il principale fattore d’attrazione. E gli incrementi annuali non sono più in doppia cifra, come all’inizio del secolo. Ma l’immigrazione in Toscana è tornata a crescere, ormai da qualche anno». Lo scrivono Idoso e Scuola Sant’Anna commentando gli ultimi dati provvisori dell’Istat: sono 448.484 gli stranieri residenti nel territorio regionale alla fine del 2025, il 3,5% in più rispetto ai 433.381 dell’anno precedente, corrispondente a un incremento di quasi 15mila persone.
Per il quarto anno consecutivo la popolazione straniera residente nel Granducato aumenta e nel 2025 lo ha fatto con un ritmo anche più marcato rispetto al +2,2% dell’anno precedente. Bilancio demografico alla mano, per il secondo anno consecutivo l’aumento è attribuibile quasi completamente al saldo migratorio con l’estero (+26.615) al netto delle 13.924 acquisizioni di cittadinanza (+3,2% rispetto al 2024) che, al contrario, ne riducono la consistenza numerica.
Emerge anche questo dalla presentazione toscana del Dossier Statistico Immigrazione 2026, il rapporto annuale del Centro studi e ricerche Idos, giunto alla 36esima edizione e presentato stamani (martedì 27 ottobre) a livello nazionale e in tutte le regioni d’Italia.
In Toscana l’evento è stato organizzato per il secondo anno consecutivo da Idos e Scuola Superiore Sant’Anna ed è stato ospitato nell’aula conferenze di Santa Croce in Fossabanda a Pisa, con gli interventi dei redattori regionali Francesco Paletti e Federico Russo, del preside della classe di scienze sociali della Scuola Sant’Anna Alberto Di Minin, dell’assessora regionale con delega all’immigrazione Alessandra Nardini, della pastora della Chiesa valdese di Livorno, Lucca, Pisa e Rio Marina Sara Heinrich, della delegata immigrazione della Cgil di Pisa Silvia Vezzosi, della presidente dell’associazione “Arturo” Senka Majda, e dei professori Emanuele Rossi e Francesca Biondi Dal Monte, sempre della Scuola Superiore Sant’Anna.
La ritrovata attrattività
La conferma della ritrovata capacità attrattiva, si legge nel dossier, arriva anche dai dati sui cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti: 336.734 a fine 2025, in aumento del 12,2% rispetto ai 300.026 del 2024. Una crescita considerevole che è soprattutto la conseguenza dell’incremento dei titolari di permessi di soggiorno a termine i quali, in un anno, sono aumentati del 36,9% (da 126.682 a 173.458), mentre i cosiddetti lungosoggiornanti sono diminuiti per il secondo anno consecutivo (-5,8%), in primo luogo per effetto delle acquisizioni di cittadinanza.
Diversamente dal passato, però, non è l'occupazione il fattore attrattivo principale. Se si guarda ai primi rilasci, ovvero ai migranti cui è stato rilasciato per la prima volta un titolo di soggiorno nel corso dell’anno, in totale nel 2025 sono stati 32.400 e appena l’8,3% è risultato per motivi di lavoro. I tre quarti di essi (74,9%), invece, sono o per motivi familiari (40,0%) o per protezione internazionale (34,8%). Non irrilevante anche la quota di permessi di soggiorno per motivi di studio, pari al 10,4% del totale.
In ogni caso, la Toscana rafforza ancora il proprio ruolo di grande regione d’immigrazione italiana: con l’ulteriore incremento registrato nel 2025, infatti, l’incidenza della popolazione straniera, nel 2025, è salita al 12,3%; (l’anno precedente era al 11,8%), quasi tre punti percentuali in più rispetto alla media nazionale (9,4%).
La distribuzione territoriale
Già nel 2024, si legge ancora nel dossier, era stato evidenziato il crescente protagonismo delle province costiere, anche a seguito delle direttive del Ministero dell'Interno in materia di redistribuzione degli sbarchi, con i porti di Livorno e soprattutto Marina di Carrara che hanno assunto un protagonismo rilevante. La tendenza è confermata anche per il 2025. Pure stavolta, infatti, è la provincia di Massa Carrara il territorio che ha fatto segnare l'aumento maggiore rispetto all'anno precedente (+6,2% residenti stranieri), ma in generale quasi tutte le province costiere si collocano significativamente al di sopra della media regionale: Livorno (+4,4%), Lucca (+4,2%) e Pisa (+4,1%). L'unica eccezione è Grosseto che si ferma al +3,3%. Situazione quasi inversa nell'entroterra, con le significative eccezioni di Prato (+4,9%) e Siena (+4,4%). A Firenze, territorio che da sempre accoglie la quota maggiore della popolazione straniera residente in regione, l'aumento è stato appena del 2,2%, il più basso fra le province toscane. Arezzo si ferma al +2,5% e Pistoia al +3,1%.
Beninteso, si tratta di variazioni che hanno un impatto ancora relativamente marginale: quasi un terzo degli stranieri residenti, infatti, continua a vivere nella provincia capoluogo (30,6%) e oltre la metà nella Toscana centrale (51,2%, includendo anche Prato con il 13,6% e Pistoia con il 7,0%). Però, da un triennio almeno, gli stranieri in regione aumentano soprattutto lungo la costa.
L’occupazione
A guardare il tasso di attività, ossia la percentuale della popolazione in età lavorativa che è occupata o in cerca di occupazione, gli stranieri partecipano al mercato del lavoro quanto gli italiani (73,8% contro il 73,0% di quest’ultimi). Tuttavia, faticano di più a tradurre questa partecipazione in lavoro vero e proprio: il tasso di occupazione, infatti, si ferma, al 66,9%, -4,2 punti percentuali rispetto agli italiani, mentre quello di disoccupazione (8,4%) rimane più che doppio rispetto a quello dei lavoratori (3,6%).
Una posizione subalterna nel mercato del lavoro che diventa segregazione occupazionale, se si osservano le specializzazioni settoriali: nei servizi, infatti, gli stranieri sono meno rappresentati rispetto agli italiani (59,9% contro 71,3%, tra cui nel commercio 8,1% contro 13,1%), ma nel lavoro domestico la loro sovrarappresentazione è radicale (15,8% contro l'1,2% degli italiani). Sia pure con una forbice più stretta, però, qualcosa di simile accade in agricoltura (5,4% degli stranieri contro il 2,3% degli italiani) e nelle costruzioni (10,3% dei primi e 5,8% dei secondi).
La posizione subalterna degli occupati migranti, peraltro, emerge anche guardando il tipo di professione svolta: oltre un quarto di essi (26,3%), infatti, svolge un lavoro manuale non qualificato (per gli italiani la percentuale è al 6,7%), mentre solo l'11,4% raggiunge posizioni dirigenziali e tecniche (per gli italiani 39,1%).
L’imprenditoria immigrata
Con 65.193 imprese condotte da nati all'estero (il 9,7% del totale nazionale), e un'incidenza del 16,8% sulle imprese regionali, un valore significativamente superiore alla media nazionale (11,5%), la Toscana si conferma una delle regioni italiane più importanti per l’imprenditorialità immigrata. Con un impatto crescente nel tempo, se è vero che il confronto tra 2020 e 2025 mostra un deciso aumento delle imprese a conduzione immigrata (+10,2%), cui fa da contraltare a una base imprenditoriale italiana in contrazione (-11,3%).
Il fenomeno presenta un'alta componente femminile (27,3%) e specializzazioni territoriali e settoriali marcate. L'analisi dei comparti rivela l'esistenza di tre modelli distinti a livello territoriale: nella maggior parte delle province, infatti, prevale, sebbene con gradi diversi, il binomio tra costruzioni e commercio. Ma con due significative eccezioni, ovvero la provincia di Prato, dove la manifattura assorbe il 45,1% delle imprese immigrate, e le province della Toscana meridionale (Siena e Grosseto) in cui prevale l'agricoltura.
Le rimesse
Il volume complessivo delle rimesse inviate dalla Toscana nel 2025 tramite i canali formali ammonta a circa 668 milioni di euro, cifra che pone la regione al sesto posto in Italia dopo Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Campania. L'area di Firenze da sola genera circa il 37% delle rimesse toscane, confermandosi il principale motore economico, con Pisa e Prato che seguono a distanza.
Guardando ai Paesi di destinazione, il Bangladesh occupa il primo posto (15,7% del totale), seguito da Georgia (13,7%), Marocco e Pakistan (entrambi intorno al 7,9%). Rispetto al recente passato, spicca la scomparsa delle rimesse verso la Cina: basti pensare che ammontavano al 32,5% del totale nel 2015, mentre nel 2025 sono praticamente assenti.
“Questa stretta – spiegano i ricercatori di Idos - è da ricondurre in larga parte alle inchieste giudiziarie degli anni passati sui flussi finanziari commerciali mascherati da rimesse, che hanno determinato un giro di vite sui trasferimenti di denaro dall'Italia alla Cina tramite i money transfer. A ciò si aggiunga la progressiva diffusione di nuovi canali per effettuare transazioni finanziarie, i cui flussi non vengono conteggiati nelle statistiche sulle rimesse della Banca d'Italia”.
La scuola
Di poco, ma ogni anno la popolazione scolastica totale diminuisce e gli alunni stranieri aumentano. È l'effetto congiunto della crisi demografica, particolarmente acuta in Toscana, che di anno in anno erode il numero degli alunni italiani, e del contributo della componente straniera per attenuare tale calo. Complessivamente, infatti, nel 2024/2025 gli studenti iscritti alle scuole toscane sono stati 468.564, 1,6% in meno rispetto ai 476.302 del 2023/2024. Quelli stranieri, invece, sono aumentati: da 73.584 a 74.826, (+1,7%).
Queste due tendenze contrapposte fanno sì che, ormai da qualche anno, l'incidenza della popolazione studentesca straniera continui a crescere: nel 2024/2025 è arrivata al 16,0%, salendo al 18,5% e al 18,2%, rispettivamente, alle scuole primarie e alle secondarie di primo grado, mentre scende al 15,9% in quelle dell'infanzia e cala ancora al 12,7% nelle secondarie di secondo grado.
I due terzi degli studenti stranieri (66,8%, pari a 50.018 iscritti) sono nati in Italia, stranieri solo per effetto della normativa in materia di cittadinanza. In questo caso l'incidenza aumenta al decrescere del grado scolastico: è uno studente di seconda generazione, infatti, l’80,0% degli alunni stranieri iscritti alle scuole dell'infanzia, il 69,9% di quelli alle primarie, il 65,3% di alle secondarie di primo grado e il 57,6% alle superiori.
E proprio nelle scuole superiori restano marcate le differenze negli orientamenti scolastici tra studenti italiani e stranieri, con i primi che continuano a prediligere in modo ampiamente maggioritario i percorsi liceali (55,1%), a scapito degli istituti tecnici (28,7%) e soprattutto professionali (16,2%), e i secondi che, invece, si distribuiscono in modo più equilibrato tra le tre tipologie (con il 33,3% nei licei, il 34,5% negli istituti tecnici e il 32,2% in quelli professionali). Senza un’inversione di rotta, quindi, anche in Toscana permane il rischio di una crescente etnicizzazione degli istituti tecnici e, soprattutto, professionali, mentre i percorsi liceali rimarranno prevalentemente frequentati dagli italiani. I numeri, al riguardo, sono emblematici: se in media gli studenti stranieri sono il 12,7% degli iscritti alle scuole superiori, la stessa quota scende in modo significativo nei licei (8,0%) e cresce nelle scuole tecniche (14,9%) e soprattutto in quelle professionali (22,4%), dove già oggi più di un quinto degli iscritti è straniero.
L’accoglienza
Aumenta il numero di permessi di soggiorno per asilo politico e protezione internazionale ma diminuiscono i posti in accoglienza. I numeri sono emblematici: nel 2025, in Toscana, i titolari di un permesso di soggiorno per protezione internazionale sono stati 32.869, quasi un quinto del totale (18,9%) e il 3,8% in più rispetto ai 31.677 dell’anno precedente. Differenze che assumono una dimensione ancora più marcata ed evidente con riferimento ai cosiddetti primi rilasci: a dicembre scorso, infatti, in Toscana si sono contati 11.192 permessi di soggiorno per protezione internazionale rilasciati per la prima volta, ben il 19% in più rispetto ai 9.492 dell’anno precedente.
Aumentano, dunque, i bisogni d’accoglienza, ma diminuiscono i migranti ospitati nei centri d’accoglienza: a giugno 2026, infatti, erano 9.733, il 6,2% in meno rispetto ai 10.371 di fine 2025. Il calo ha riguardato soprattutto i Cas, i cosiddetti centri di prima accoglienza governativi gestiti dalle Prefetture, all’interno dei quali, in 6 mesi, le presenze sono calate dell’8,9%, mentre nei centri Sai, coordinati dai comuni, si è assistito a un incremento del 6,3%. «Il punto non è tanto la diminuzione in sé, che è sostanzialmente in linea con quella media nazionale (-5,8%), quanto il fatto che, mentre in Italia sono diminuite anche le richieste di protezione passate da 151mila a 128 mila fra il 2024 e il 2025, cosa che in qualche modo giustifica la diminuzione delle presenze nei centri d’accoglienza, in Toscana quest’ultime sono diminuite a fronte di un aumento delle domande», spiegano i ricercatori di Idos.
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