Previdenza
Renzo Macelloni, il sindaco e lo sguardo alle elezioni nazionali: «È l’ora di premiare Peccioli, ecco cosa deve fare il Pd»
Dall'emergenza climatica all'ossicombustore, il primo cittadino rivendica le scelte compiute in Valdera e attacca le divisioni che attraversano il centrosinistra toscano: «Chi in giunta ha votato contro e chi non ha partecipato dicendo poi in giro di aver disertato perché contrario: queste persone dovrebbero stare in consiglio e fare politica, non in giunta e governare»
PECCIOLI. Incontriamo il sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni, in un intervallo del “Simposio sul Cambiamento”, iniziativa che riunisce ogni anno nel borgo dell’Alta Valdera un parterre di altissimo livello tra scienziati, psicologi, filosofi, artisti e comunicatori per confrontarsi sul tema del cambiamento attraverso molteplici punti di vista. Non è da oggi, in fin dei conti, che da Peccioli si cerca di disegnare il futuro secondo direttive ben ragionate e articolate e mai banali. E il futuro da mettere a punto per le nuove generazioni non può non considerare il ritorno in chiave moderna dell’ambientalismo, che sta oggettivamente affrontando una fase di profonda trasformazione, in cui i movimenti storici e giovanili cercano di uscire dalle “bolle” tematiche per legare la crisi climatica a questioni sociali ed economiche più ampie.
Sindaco Macelloni, lei che è considerato il deus ex machina di un modello di rigenerazione urbana e di economia circolare basato sulla gestione virtuosa degli impianti di smaltimento dei rifiuti e sul reinvestimento degli utili in servizi, cultura e innovazione, come si pone di fronte all’emergenza climatica?
«Penso innanzitutto che sia un problema vero e reale. E penso che l’unico orientamento serio a portata di mano sia quello dei piccoli rimedi inseriti in una grande strategia. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa: più piantumazioni nei comuni (le piante captano Co2 e creano condizioni climatiche più favorevoli), nuovi invasi, decisivi per contenere l’emergenza della siccità ed eventuali eventi alluvionali, più impianti di energia rinnovabile. Qui a Peccioli, ad esempio, a maggio avremo completato il piano di ripristino del Bosco dei Frati, che rimetteremo a disposizione della cittadinanza. Si tratta di una grande area boschiva vicinissima al centro del paese dove nei mesi caldi sarà possibile godere di una temperatura di tre gradi inferiore al resto del territorio comunale. In una porzione di terreno pari a circa tre ettari nelle vicinanze della discarica di Legoli, nascerà invece un grande invaso, alla cui realizzazione penseranno il Comune, la Belvedere spa, che gestisce la discarica, e “Albe srl”, la società partecipata di Belvedere che gestisce l’impianto che produce biometano dal trattamento dei rifiuti. Infine, ci sono due nuovi impianti fotovoltaici da allacciare alla rete e altri due in costruzione, cosicché da arrivare alla produzione di 4 megawatt. Attraverso la costituzione di 4 comunità energetiche di riferimento, una per ogni megawatt, vendendo l’energia a Enel Distribuzione, sarà poi possibile abbattere le bollette delle famiglie residenti».
Sono sempre fresche le aspre discussioni e le fratture interne rispetto alla previsione di un ossicombustore a Peccioli. La politica e il centrosinistra rimangono segnati da questo dibattito un po’ sfuggito di mano?
«Io sono apertissimo ai dibattiti, Peccioli è sempre stata terra di confronto. Però dobbiamo anche definire una volta per tutte che c’è un tempo per i dibattiti e uno per le decisioni. I rinvii a continui dibattiti servono solo a indebolire la democrazia. Se è certo, come mi sembra, che occorre ancora smaltire i rifiuti che ciascuno di noi produce, non si può assolutamente star dietro ai sentiment. La formula “Rifiuti zero” è peggio di un’utopia, è una vera e propria falsificazione. Anche perché, se dovessimo seguire quanto ci viene detto, cioè procedere senza discariche e senza impianti di trattamento a caldo, sarebbe impossibile chiudere il ciclo dei rifiuti. Noi, invece, lo vogliamo chiudere e lo chiuderemo, grazie proprio all’ossicombustore. È anacronistica e inopportuna l’adesione a “Rifiuti zero” di alcuni Comuni di centrosinistra, perché significa agevolare una tendenza che punta solo a falsificare, purtroppo ora rafforzata anche da una giunta regionale multicolore. Non si può continuare ad affermare unicamente che occorre puntare alla riduzione del rifiuto (come se questo dipendesse da una decisione pisana, toscana o italiana) e che la scelta dell’ossicombustore condiziona per il futuro dimenticandosi di dire che contribuisce a risolvere l’emergenza della chiusura del ciclo dei rifiuti. Occorre fermare questa ideologia sfrenata e totalmente dannosa, che si autoalimenta con una distorsione dietro l’altra. Come quella della tariffa puntuale, che tanti consensi riscuote ma che poi, in pratica, rappresenta una fregatura sia dal punto di vista ambientale (non cambia nulla per la spazzatura prodotta che deve essere smaltita) che da quello sociale, dal momento che sono i nuclei familiari più poveri e numerosi a rimetterci. Ma la sinistra non sembra molto sensibile a questo tema...».
Il campo largo in Toscana avrebbe dovuto rappresentare un modello a livello nazionale. Ma sull’ossicombustore ha dato probabilmente il peggio di sé…
«Il campo largo in Regione ha dato prova di una profonda disonestà intellettuale, a partire ovviamente da chi in giunta ha votato contro e chi non ha partecipato dicendo poi in giro di aver disertato perché contrario. Questi dovrebbero stare in consiglio e fare politica, non in giunta e governare. Perché è difficile individuare l’indirizzo di governo con tutte queste continue differenziazioni. Al posto del presidente Giani consiglierei ad assessori che non si vogliono assumere la responsabilità di governo di stare in consiglio regionale a fare politica, luogo deputato a ciò, e non in giunta. Talvolta, amministrare è anche votare per la soluzione meno peggiore, quando non esistono alternative migliori. Occorre cultura di governo e di questa, in alcuni membri della giunta regionale, non c’è traccia».
Come dovrebbe correggersi il campo largo per presentarsi al meglio alle prossime Politiche?
«Dare prova di più compattezza, capacità decisionale e meno dibattiti ostentati. E diversi esponenti del Pd dovrebbero appiattirsi molto meno sulle posizioni dei Cinque Stelle. L’Europa va difesa e su questo penso ci debbano essere pochi dubbi. È questo l’approccio giusto, da rafforzare, lontano da fratture o furbate. E poi c’è da affrontare meglio i temi economici e la forbice sociale sempre più divaricata. Quest’ultima la si restringe in un unico modo: con un’imperiosa opera di recupero dell’evasione fiscale, grazie all’estensione dell’utilizzo delle carte di credito, mettendo una soglia più bassa al contante, e grazie anche all’aiuto dell’intelligenza artificiale. Si potrebbero recuperare cento miliardi, utilizzandone successivamente 50 per abbassare le tasse e 50 per investimenti in innovazione, competizione industriale e sanità. Così tornerebbe davvero un po’ di ottimismo tra gli italiani, ma certe cose occorre trovare e avere il coraggio di dirle prima, e di farle poi».
È ancora convinto che le primarie per l’individuazione del candidato premier possano risultare alla fine un boomerang per il centrosinistra?
«Sono un sostenitore delle primarie, ma a livello locale, sempre e comunque. Quelle nazionali, per come si è sviluppato finora il dibattito, sarebbero troppo dilanianti e la scelta del presidente del Consiglio non può che essere fatta dal partito di maggioranza relativa. Penso che invece dovrebbero essere fatte per la scelta delle candidature al Parlamento. Per cambiare l'Italia e se il Pd vuole tornare in sintonia con un più vasto elettorato, deve tornare a candidare chi ha legami con il territorio e ha dimostrato con i risultati che cosa vuol dire curare l'interesse pubblico e far crescere le comunità. In primo, la Schlein deve favorire i portatori di idee e di consenso più che la fedeltà. Avremo una legge elettorale che prevede le preferenze e quindi, a maggior ragione, non possiamo permetterci di sbagliare le candidature sul territorio».
Una giusta candidatura del territorio potrebbe essere Renzo Macelloni?
«Penso che in questi ultimi anni Peccioli abbia costituito una dimensione unica in Italia, un modello di governance e sviluppo territoriale basato su tre pilastri fondamentali, integrando la parte istituzionale, economica e socio-culturale del comune, che non ha eguali in tutta Italia. Non si può chiedere a me. Io candiderei tutti cittadini di Peccioli che hanno dimostrato una grande maturità politica e sono stati protagonisti di questo grande cambiamento rappresentando una garanzia per la Toscana».
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