Previdenza
Pensioni, dal 2027 cambia il calcolo: chi riguarda e quanto perderà ogni mese – Le simulazioni
Dal 1° gennaio cambiano i requisiti per lasciare il lavoro e i coefficienti di calcolo della pensione: ecco chi sarà coinvolto e quanto potranno diminuire gli assegni mensili
Dal 1° gennaio 2027 cambieranno le regole per andare in pensione e i criteri utilizzati per calcolare l’importo dell’assegno. Da una parte, l’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita comporterà, per le categorie interessate, un mese in più di lavoro. Dall’altra, entreranno in vigore nuovi coefficienti di trasformazione, destinati a ridurre l’importo iniziale della quota contributiva rispetto ai valori applicati nel biennio 2025-2026.
Le conseguenze non saranno uguali per tutti: l’effetto dipenderà dal tipo di pensione, dalla storia contributiva e dall’età in cui si decide di lasciare il lavoro.
Pensione di vecchiaia e anticipata: i nuovi requisiti
Per la pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico salirà a 67 anni e un mese. Cambieranno anche le condizioni per accedere alla pensione anticipata ordinaria: saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, oltre alle eventuali finestre di decorrenza previste.
L’aumento non interesserà indistintamente tutti i lavoratori. La normativa prevede infatti specifiche esenzioni per alcune categorie impegnate in attività gravose o usuranti, purché siano rispettati i requisiti richiesti.
Come cambiano i coefficienti di trasformazione
Oltre ai tempi per andare in pensione, a cambiare sarà anche il meccanismo che determina l’importo dell’assegno. Il punto di partenza è il montante contributivo, cioè il capitale formato dai contributi versati nel corso della carriera lavorativa e successivamente rivalutati.
Per calcolare la pensione annua, il montante viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età in cui si accede alla pensione. Questi valori vengono aggiornati ogni due anni per tenere conto dell’evoluzione demografica e dell’aspettativa di vita.
Il principio è semplice: se aumenta il periodo durante il quale si presume che la pensione verrà erogata, a parità di capitale accumulato l’importo iniziale dell’assegno tende a diminuire. È questo il meccanismo alla base della revisione prevista per il biennio 2027-2028.
Chi rischia di ricevere una pensione più bassa
Gli effetti dipenderanno dal sistema di calcolo applicato alla singola posizione previdenziale. Per chi ha una pensione interamente contributiva, la revisione dei coefficienti inciderà sull’intero assegno. Per chi rientra nel sistema misto, invece, la riduzione riguarderà la sola quota calcolata con il metodo contributivo, mentre resterà invariata la componente retributiva.
Quanto si perde al mese: gli esempi
Le simulazioni elaborate dal Sole 24 Ore mostrano quale potrebbe essere la differenza a 67 anni, confrontando il calcolo effettuato con i coefficienti del 2025-2026 e quello previsto per il 2027-2028.
| Montante contributivo | Calcolo 25-26 | Calcolo 27-28 | Differenza mensile |
| 150mila | 647 euro | 636 euro | - 11 euro |
| 250mila | 1.078 euro | 1.060 euro | - 18 euro |
| 350mila | 1.509 euro | 1.484 euro | - 25 euro |
A parità di montante contributivo, il nuovo sistema determina importi mensili lordi inferiori rispetto a quelli calcolati con i coefficienti precedenti.
Con un montante di 150mila euro, la differenza è di 11 euro lordi al mese. Sale a 18 euro con un capitale previdenziale di 250mila euro e arriva a 25 euro per chi ha accumulato 350mila euro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
