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Toscana

L’allarme sicurezza

«Ci vediamo alla stazione...», nelle chat spunta la chiamata alla protesta: tre città toscane in allerta

di Libero Red Dolce
L’immagine utilizzata come foto profilo da una delle chat in cui si pianifica la protesta di sabato in Toscana
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L’immagine utilizzata come foto profilo da una delle chat in cui si pianifica la protesta di sabato in Toscana

Accertamenti in corso a Pisa, Firenze e Lucca: paura per i messaggi rimbalzati sui social. Qui si mescolano tante cose in modo caotico, ma sono tre i filoni principali: ecco quali

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Una serie di screenshot e messaggi circolati prima sulle chat degli studenti, e poi inoltrati migliaia di volte da un telefono all’altro, hanno creato un clima di forte paranoia, paura e confusione a Pisa e Firenze.

Nei messaggi rimbalzati si mescolano tante cose in modo caotico ma sono tre i filoni principali: la convocazione di proteste contro il carovita, messaggi allarmistici su presunte violenze in preparazione (in particolare stupri) e l’emulazione di disordini sulla scorta di quelli avvenuti a Milano e in altre città.

La viralità dei contenuti di queste chat è tale che in poco tempo centinaia di segnalazioni sono arrivate alla Digos e alla Polizia postale, che sono al lavoro per «capire quanto ci sia di reale e di organizzato», per usare le parole del dirigente della Digos di Pisa Alessandro Sestito.

Qualche risultato, come spiegheremo, è già stato raggiunto. Ma pur nella difficoltà di risalire a chi (e con quali intenzioni) ha diffuso i messaggi, è possibile capire alcune cose.

Le proteste di sabato

Le recenti e diffuse manifestazioni contro il carovita, “premiate” da un’eco mediatica dovuta soprattutto agli scontri e ai saccheggi che le hanno attraversate, hanno acceso evidentemente una rabbia sociale, non per forza violenta, che covava.

Mentre i tradizionali gruppi organizzati faticano a intercettare la composizione di questo dissenso, che manca di una guida politica, il contagio sul territorio è partito autonomamente. Ed è arrivato in Toscana.

Il Movimento 17 ottobre, che si definisce «non strutturato» e «nato per prendere iniziativa», ha una sua ramificazione fiorentina. Si organizzano su Telegram e altre chat di messaggistica e ieri hanno convocato un’assemblea a Porta al Prato per arrivare a una manifestazione con concentrazione da Santa Maria Novella sabato 24 ottobre alle 15. Rivendicano la “fluidità come strategia” e la “sfiducia nelle strutture politiche classiche”.

Nella caoticità che caratterizza il movimento sono tra i più concreti e organizzati, come testimoniano le parole sopracitate che vengono dal loro “Manifesto” (ne hanno uno, appunto).

A Pisa l’organizzazione della protesta «sembrerebbe per il momento più un sondaggio sull’effettiva possibilità di emulare Milano», spiega ancora Sestito. Nelle chat la confusione “il rumore” la fa da padrone: c’è chi chiede cosa si farà, chi convoca per sabato in piazza Cavalieri o alla stazione, chi in altre zone, smentisce e chi dice a un amico che andrà in palestra. Ma che la possibilità della protesta sia concreta lo conferma il fatto che la Digos è al lavoro sia sul monitoraggio dell’ordine pubblico che nel predisporre uomini e mezzi necessari in caso di emergenza.

A Lucca l’organizzazione è più classica, con tanto di volantini già affissi per la città: corteo contro il carovita di guerra convocato da alcune sigle locali. Al centro un carrello della spesa ribaltato e l’appuntamento per sabato in piazza San Michele alle 8,30.

Nelle prefetture in questi giorni ci sono state diverse riunioni dei Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica per garantire una gestione tranquilla e monitorata. E sono in allerta anche le associazioni di soccorso, per prepararsi a gestire eventuali emergenze.

L’allarme violenze

Nel pacchetto di una ventina di screenshot diventato virale ce n’è uno che rimanda a un account Instagram con un migliaio di follower e un solo post pubblicato: un video con immagini di un riot cittadino e la scritta “24 ottobre si scende tutti a Pisa per la rivolta, rimanete tutti attivi”. Profilo vero o bot? Alcuni studenti giurano di conoscere il proprietario, che sarebbe un ragazzo di Pontedera. Ma il punto è un altro.

Negli altri screenshot, alcuni probabilmente costruiti ad arte o creati con l’intelligenza artificiale, si annuncia l’arrivo di centinaia di ragazzi da fuori regione (Bologna, Milano) , armati, pronti a picchiare e stuprare. C’è persino una lista di nomi femminili presi di mira dal branco.

E qui i confini si fanno fumosi. Dai giorni successivi al 17 ottobre messaggi allarmistici di questo genere hanno cominciato a circolare in tutte le città, a volte copiati e incollati altre volte “personalizzati” sui luoghi. La Digos sta indagando per capire da chi siano partiti e cosa c’è di vero, ma finora, va detto chiaramente, si sono rivelati del tutto infondati.

Si entra nell’immaginario maschile più becero e sessista, calato nella contemporaneità. La politica fatta sul corpo delle donne, solleticando una visione del mondo fatta di possesso e prevaricazione, già segnalato in diverse inchieste sul mondo giovanile fino alle derive degli incel, uomini che si definiscono incapaci di avere relazioni sentimentali o sessuali e che spesso attribuiscono questa condizione alle donne o alla società, sviluppando risentimento e ideologie misogine.

I messaggi di allarme non sono un’esclusiva toscana, sono già stati diffusi in tutta Italia con lo stesso schema. E ovunque hanno provocato la stessa reazione: i ragazzi a fare, più o meno inconsapevolmente da megafono alle fake news, l’allarme che raggiunge le famiglie e spinge studentesse e genitori a restare a casa. Alcuni docenti raccontano di aver ricevuto messaggi da ragazze impaurite che chiedono rassicurazioni e li mettono in guardia. Diversi presidi hanno segnalato i messaggi alle forze dell’ordine.

Le verifiche fin qui condotte non hanno trovato riscontro. Molti dei messaggi erano decontestualizzati e tutti erano privi di agganci alla realtà. Che però si creava parallela nelle chat. «Hanno stuprato una ragazza», scrive una giovanissima in uno dei gruppi. «Se vengono qui chiamo degli amici e questi muoiono dopo due minuti, ve lo dico», annuncia rabbiosa in un vocale un’altra. Gli investigatori lavorano alla ricerca di accertamenti.

Gli effetti reali

A La Spezia il copione è lo stesso, ma con un riscontro concreto. La Digos ha denunciato due minorenni, uno spezzino e l’altro della Lunigiana, accusati di aver promosso via WhatsApp una giornata di disordini per sabato 24 ottobre, con l’obiettivo di saccheggiare un negozio Apple e il centro commerciale Le Terrazze. Il gruppo “Protesta”, con circa 300 partecipanti, in gran parte studenti e minorenni, contiene riferimenti anche a Pisa.

L’effetto complessivo è il rischio di rimuovere le cause del malessere che stanno muovendo le proteste da Sud a Nord. Emarginazione sociale, rincari, disoccupazione, tagli al welfare. Spesso sono gli stessi ragazzi a ricordarlo nelle chat: «Siamo qui perché siamo tutti nella stessa situazione. Lasciate stare il resto e la violenza, sono ca…te».

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