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Post su Bignami in abiti da nazista: il capogruppo FdI querela l'assessora Nardini – Cosa è successo

di Francesco Paletti

	L’assessora regionale Alessandra Nardini, a dx Galeazzo Bignami 10 anni fa alla festa per il proprio addio al celibato
L’assessora regionale Alessandra Nardini, a dx Galeazzo Bignami 10 anni fa alla festa per il proprio addio al celibato

Il post su Facebook risale all’aprile del 2024: l’assessora aveva duramente criticato la presenza dello stesso Bignami (allora viceministro alle Infrastrutture) all’inaugurazione del comitato elettorale del candidato sindaco di Pontedera Matteo Bagnoli, citando e pubblicando quelle immagini

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FIRENZE. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha querelato l’assessora regionale Alessandra Nardini per diffamazione aggravata in quanto, nell’aprile del 2024, in un post su Facebook, aveva duramente criticato la presenza dello stesso Bignami (allora viceministro alle Infrastrutture) all’inaugurazione del comitato elettorale del candidato sindaco di destra alle amministrative di Pontedera Matteo Bagnoli, citando e pubblicando quelle immagini. Sì, proprio così. Succede anche questo e non è “Scherzi a parte”.

Il fatto lo ha reso noto oggi (18 settembre) la stessa Nardini. Ma per comprenderne i contorni bisogna tornare al 2016, quando tutte le testate nazionali, e tantissime internazionali, pubblicarono la foto di Bignami, scattata undici anni prima alla sua festa di addio al celibato, in camicia nera e fascia rossa con svastica al braccio. L’attuale capogruppo di FdI, che all’epoca in cui le immagini furono divulgate occupava lo stesso ruolo nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ma nelle file di Forza Italia, invero, formulò subito le sue scuse, reiterate nel corso degli anni. Nel 2022, subito dopo la sua nomina a viceministro, tornò ancora sulla vicenda: «Per me il nazismo è il male assoluto, non c’è alcuna giustificazione per quei simboli, ma un errore commesso quasi vent’anni fa per cui ho già chiesto scusa e mostrato vergogna viene usato oggi come un’arma di aggressione politica». Parole che spiegano anche la sua reazione di oggi.

Non importa se è tutto vero e non si tratta di una vicenda secondaria nella biografia di un politico, Bignami, che vorrebbe non se ne parlasse più. E invece, periodicamente, quelle immagini ricompaiono: l’episodio più clamoroso risale al Festival di Sanremo 2023, quando Fedez strappò quella foto. Nel 2024 l’ha pubblicata e rievocata anche l’assessora Nardini. In un post in cui scriveva così: «Già è allucinante che personaggi del genere siano al governo e che Bignami non si sia dimesso dopo la diffusione della foto, ma invitarlo come ospite d’onore al taglio del nastro è agghiacciante. Più che direzione 2030, direi 1922. Alla fine, quelli di FdI si confermano sempre dei nostalgici, incapaci di fare i conti con la storia, mancando di rispetto anche a quella di Pontedera che affonda orgogliosamente le radici nei valori dell’antifascismo e della Resistenza».

Oggi, per Alessandra Nardini il punto è un altro: «Sono contenta che ora Bignami consideri offensivo vestirsi da nazista, ma lo ha fatto lui, non se lo è inventato nessuno. Ho anche scoperto che sta intasando i tribunali con querele inutili come quella contro di me. Il punto è che, a botte di querela, prova a impedire che qualcuno ricordi quella vergogna pensando di mettere a tacere la legittima, e per quanto mi riguarda doverosa, critica politica. Una conferma del suo amore per la democrazia». Nei fatti, comunque, il risultato è stato l’esatto contrario di quello desiderato dal capogruppo di FdI.

Il caso è stato commentato anche dal segretario regionale del Pd Emiliano Fossi: «Se l’obiettivo è intimidire chi continua a ricordare quell’episodio e rivendicare con nettezza i valori dell’antifascismo, con Alessandra (Nardini, ndr) non funzionerà e nemmeno con il Partito democratico della Toscana». Ha aggiunto l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini: «Se uno si veste da nazista pensando sia divertente, la responsabilità è sua e non di chi denuncia il fatto per quello che, ovvero una cosa inaccettabile». Ha infine sottolineato la senatrice dem Ylenia Zambito che «l’uso dello strumento giudiziario di fronte alla contestazione politica non cambia la realtà dei fatti».


 

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