Cecina, è pronto per l'intervento ma manca il letto in terapia intensiva: paziente costretto a tornare a casa
L'uomo, 67 anni, avrebbe dovuto sottoporsi a un’operazione chirurgica per rimuovere un’ernia inguinale: «Avevo già indossato il camice, quando me l’hanno detto non potevo crederci. Erano mesi che aspettavo»
CECINA. È arrivato all’ospedale di Cecina il giorno stabilito per l’operazione (avrebbe dovuto rimuovere un’ernia inguinale in Chirurgia), si è posizionato sul lettino, ha indossato il camice verde, gli è stata messa la flebo al braccio ed è stato depilato. Era tutto pronto, insomma. Poi, la sorpresa. «Ci spiace – si è sentito dire – non possiamo operarla. Non ci sono letti liberi in terapia intensiva». «Non potevo crederci». A parlare di ciò che gli è accaduto è Mauro Giannini, cecinese 67enne e presidente della polisportiva Palazzaccio.
Questa storia risale a lunedì scorso. Giannini va all’ospedale di Cecina per sottoporsi a un’operazione programmata. Arriva lì di prima mattina e lo preparano. Gli viene dato il camice verde, che indossa. A un braccio gli viene applicata la flebo, mentre sull’altro ecco predisposto l’ago per l’anestesia. Giannini rimane lì, su un lettino a due passi dalla sala operatoria. Poi un medico gli dice che non sarà operato. “Si dimette il paziente non operato – è scritto sulla lettera di dimissioni – a causa della non disponibilità di posto letto di monitoraggio in Tisi (terapia intensiva e subintensiva, ndr) previsto alla programmazione del ricovero. Verrà comunicata la data del successivo ricovero dalla preospedalizzazione”.
Giannini dice che l’ernia inguinale gli sta rendendo impossibile qualunque attività. «Erano mesi che attendevo questo intervento. Avevo eseguito con rigore tutto l’iter pre operatorio per presentarmi nelle migliori condizioni». Ma poi non se n’è fatto di niente. «Questa vicenda mi ha colpito. Tutto potevo aspettarmi, ma non un trattamento che non stento a definire non consono per il nome dell’ospedale della mia città. Quando mi è stata comunicata la notizia sono andato fuori di me e nei confronti del personale ho usato parole molto pesanti, per le quali mi scuso. Mi chiedo però come sia possibile convocare un paziente, prepararlo per un intervento operatorio e rimandarlo a casa perché non c’è posto. È inspiegabile e incredibile».
Il 67enne, peraltro, non sa quando potrà tornare a operarsi. «Mi hanno fissato una visita cardiologica per fine settembre, ma non so altro. E non so neanche con quale stato d’animo attenderò la prossima convocazione per l’operazione. Inoltre mi chiedo: sarà quella definitiva?».
L’Azienda Usl Toscana nord ovest porge le proprie scuse al paziente «per il disagio e per le modalità con cui si è verificato il rinvio dell’intervento». Tiene però a precisare «che il rinvio è stato disposto nell’interesse della salute del paziente. Un recentissimo episodio clinico ne ha modificato il profilo di rischio, rendendo opportuni ulteriori approfondimenti prima di procedere con un intervento classificato non urgente. A tutela del paziente sono stati pertanto richiesti ulteriori accertamenti diagnostici per consentire i quali l’orientamento è quello di rinviare l’operazione di circa due mesi, anche se la data precisa dell’intervento non è stata ancora fissata e quindi non può essere comunicata. La programmazione operatoria, infatti, deve tenere conto dell’andamento delle attività assistenziali e di eventuali urgenze che possono sopravvenire e, pertanto, non può essere definita in modo così puntuale con largo anticipo. L’Azienda si scusa e ribadisce che l’intervento sarà programmato quando saranno state accertate le migliori condizioni di sicurezza».
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