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Toscana

L’intervista

Vendemmia 2026, Cinelli Colombini: «Stagione tropicale, ma se si coltiva ascoltando la vigna: il clima può essere un bene» – Ecco cosa aspettarsi

di Maria Meini

	Uno scorcio della cantina e Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Montalcino
Uno scorcio della cantina e Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Montalcino

Donatella Cinelli Colombini è una delle signore dei grandi rossi. Nel dna esperienza, intuizione, amore. Il suo "Casato Prime Donne", a Montalcino, è un’azienda di 40 ettari di cui 17 a Sangiovese

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TOSCANA. «Oggi in vigna c’erano 32,7°». L’immagine è eloquente più di molte parole, il primo di settembre il colonnino di mercurio resta sopra l’asticella dei 30 gradi. Siamo a Montalcino, nel regno del Brunello. Donatella Cinelli Colombini è una delle signore dei grandi rossi. Nel dna esperienza, intuizione, amore. Il suo "Casato Prime Donne" è un’azienda di 40 ettari di cui 17 a Sangiovese con una cantina per la vinificazione e la maturazione in botte del Rosso e del Brunello. Le cantiniere sono tutte donne, anche l’enologa, caratteristica unica in Italia. E da qui Donatella ha tirato le fila della sperimentazione, 30 anni fa, del turismo del vino. Ora un business milionario.

Partiamo dal clima: anche Montalcino deve anticipare la vendemmia. Cosa succede in vigna?

«Abbiamo avuto una stagione tropicale, molto caldo e piogge abbondanti in inverno, siamo entrati nella stagione calda con un terreno pieno d’acqua, e con temporali via via in estate che hanno scaricato dai 10 ai 45 ml di acqua. Una situazione abbastanza strana, perché soprattutto in luglio eravamo abituati a un clima molto arido».

Questo cos’ha comportato?

«Abbiamo avuto una maturazione diversa dal solito, perché la maturazione vera e propria, che comincia col cambiamento del colore degli acini, l’invaiatura, è innescata da uno stress idrico che non c’è stato, quindi le viti hanno avuto una maturazione un po’ strana».

In che senso strana?

«Grappoli non completamente invaiati, ancora alla metà di agosto. Grappoli molto piccoli e acini piccoli, aperti. La caratteristica strana è che c’è molto buccia, il 10% superiore alla media. Questo perché durante l’allegagione pioveva, e la pioggia ha disturbato la fioritura. Nel gergo locale a Montalcino si dice "non smosta", ha poco liquido. L’acido malico è quasi interamente scomparso a causa delle temperature estreme che non scendevano neanche di notte».

Effetti del caldo eccessivo?

«Il ciclo vegetativo è paragonabile a una gravidanza, se inizia prima finisce prima. E il germoglio è arrivato prima. Nella zona di Montalcino più esposta al mare, che ha più sole e terreni più caldi, la maturazione è molto avanti. Non da noi: noi prevediamo di cominciare la raccolta delle uve del Brunello intorno al 14 settembre».

Come sarà la vendemmia 2026, per qualità e quantità?

«La quantità è talmente piccina, 50 quintali per ettaro, l’uva c’è ma il liquido è scarso. La vendemmia è un po’ un’incognita perché la maturazione è diversa. Ma c’è un’uva talmente sana e integra che ha avuto pochissimi trattamenti, sia in aziende come noi che siamo biologici, sia in chi ha metodi tradizionali. Anche il picciolo è ben attaccato, non ha goccioline di succo intorno».

Sarà una eccezione questa estate torrida oppure dobbiamo leggerla come l’avvio di una tendenza?

«Ho letto ieri che hanno fatto studi su El Nino, è più grande del solito con temperature di 3 gradi in più nell’Oceano, il prossimo anno avremo i veri effetti con molta piovosità in Italia e Spagna, dove sono felici perché non piove da 4 anni, mentre in altre parti del mondo ci sarà più siccità».

Cosa si prevede nella viticoltura?

«Chi come noi usa vitigni autoctoni è avvantaggiato perché nel loro bagaglio genetico hanno già avuto l’Optimum romano, le glaciazioni, il periodo caldo del Medioevo, il freddo d’inizio ’900.. Il vitigno autoctono conosce già le variazioni e si adatta, abbiamo visto che sapeva già come comportarsi».

Una sorta di memoria della vigna.

«Per questo bisogna imparare ad ascoltarla la vigna, non si può più coltivare come 30 anni fa. Quando si cercavano dei portainnesti non troppo vigorosi e profondi, ora invece devono arrivare in profondità perché piove a cascata. Prima si prevedevano 8.500 - 9.000 piante per ettaro, ora 4.500 perché diamo ad ogni pianta maggiore quantità di terreno, altrimenti non ce la fa... le foglie vanno allontanate dal terreno; prima la vigna appariva come una distesa di siepi, oggi cespugli perché la parte aerea fa ombra all’uva. Ci sono ancora colleghi che tolgono le foglie intorno al grappolo, a mio avviso è un errore perché esporre l’uva ai raggi ultravioletti, è pericoloso. Si cerca di catturare l’acqua disperatamente, si zappa continuamente. Noi per ora ci siamo avvantaggiati del clima, prima non avevamo così tante vendemmie buone una dietro l’altra».

Quanto durerà la vendemmia?

«Penso che sarà veloce perché il terreno è asciutto, si cammina e si lavora bene in vigna».

Una buona cosa anche per gli enoturisti.

«Purtroppo con le normative in vigore è molto difficile fare la vendemmia con i turisti: vanno segnalati prima all’ufficio del lavoro, divisi dal resto delle persone che colgono l’uva, censiti, "transennati"... finisce il divertimento. Speriamo che anche la Toscana adotti la normativa del Trentino, ripresa anche in Veneto, per riportare la vendemmia com’era una volta, per chi ha piccole quantità d’uva una festa con amici e parenti: il Trentino l’ha deliberato. Si chiama ganzega». 
 

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