Livorno, altro blitz anti-tornelli – Tocca ai Bagni Nettuno: stavolta il finale è quello che non vi aspettate
Il confronto tra attivisti e gestori si accende di nuovo sul litorale: un accesso al mare che diventa terreno di scontro, tra regole contestate, interventi delle forze dell’ordine e migliaia di visualizzazioni che alimentano la polemica cittadina
LIVORNO. A Livorno sarà ricordata come l’estate dei blitz anti-tornelli negli stabilimenti balneari. Dopo le incursioni del presidente di +Europa e dei Radicali italiani, Matteo Hallissey, filmate nei video-podcast di Fedez e Mr. Marra, è stata l’associazione Mare Libero ad andare all’arrembaggio dei gestori che fanno muro, o quasi, di fronte all’accesso libero al mare. Dopo le colorite immagini girate agli storici Bagni Pancaldi e agli ex Pejani, è stata la volta dei Nettuno, il primo stabilimento che si trova davanti chi raggiunge il lungomare livornese dal centro.
Il video ai Bagni Nettuno e le 11mila visualizzazioni
Le scene filmate pochi giorni fa dagli attivisti di Mare Libero e pubblicate sulla pagina Facebook dell’associazione hanno sfiorato in poche ore le 11mila visualizzazioni. Cosa mostrano? I sei aspiranti bagnanti liberi che arrivano all’ingresso e chiedono di entrare: «Buonasera, vorremmo andare al mare». «Si, ehm… volete fare il percorso?», la risposta dell’addetta all’ingresso. «Si, vogliamo fare un tuffo». E lei: «Chiamo il bagnino, passate pure di qua». Fin qui tutto bene. All’ingresso c’è pure il cartello che indica le regole per il libero accesso al mare, cartello che fino a qualche settimana fa era un miraggio in tutti i Bagni ad eccezione di due. Poi però arriva la direttrice e parte l’acceso botta e risposta. «No no, assolutamente, per sicurezza io non posso farvi entrare, al massimo due alla volta, non c’è spazio per tutti. Abbiate pazienza ma non si può. Due alla volta è già assai, di più no». È già assai, dice. Perché la zona per chi non paga il biglietto, fanno notare i bagnanti, è piccola.
La direttrice, il telefono e la chiamata ai carabinieri
La donna si accorge di essere filmata. «Non vi autorizzo», ripete. E si alza dalla sedie a rotelle su cui era seduta per un infortunio a una gamba: «Dammi il telefono, il diritto di cronaca a me non interessa. Chiamo i carabinieri». E ancora: «Noi si va dietro a quello che ci impone il Comune… ora arrivano le forze dell’ordine e vi scortano loro». «Wow, si va a fare il bagno scortati, bellissimo», ironizzano i presenti. Poi le forze dell’ordine arrivano davvero, non i carabinieri, ma la polizia. Che di fatto dà ragione ai bagnanti: «Lei ha la piena possibilità di raggiungere il mare. Signora, purtroppo è così. Se poi mettono le borse su posti dove non devono, allora avete la facoltà di intervenire».
️I sei bagnanti entrano: borse e asciugamani vicino alla battigia
Per la cronaca: alla fine i sei sono entrati e hanno raggiunto gratis il mare, con borse e asciugamani sistemati vicino alla battigia. «Non tra gli ombrelloni in concessione, ma neanche nel piccola spazio indicato», hanno riferito. «Come Mare Libero – è la protesta – ci stiamo ribellando da tempo contro lo scandalo dei tornelli livornesi, intraprendendo anche azioni legali. Eppure questa vergogna continua a essere difesa dall’amministrazione comunale».
️ La difesa dei Bagni Nettuno
Dal canto loro ai Nettuno si difendono: «Nessuno ha vietato l’accesso al mare. All’arrivo del gruppo lo stabilimento era al completo e, per ragioni di sicurezza, è stato semplicemente chiesto ai presenti di entrare in maniera scaglionata. Si tratta di una modalità prevista dall’ordinanza comunale».
La normativa: libero accesso e ordinanze comunali
La regola generale è questa, ai sensi della legge 296 del 2006: «I concessionari di strutture balneari con arenili prospicienti devono assicurare il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione». La particolare conformazione dei Bagni livornesi, costruiti nei decenni sul cemento e non sulla spiaggia, ha portato però il Comune a intervenire con atti ad hoc: in sostanza il libero accesso per il raggiungimento del mare deve essere sempre garantito, ma «i gestori devono individuare un apposito percorso che consenta di raggiungere il fronte mare in una zona dello stabilimento più facilmente accessibile», una zona ad hoc, senza usare i servizi. La direzione può non consentire «momentaneamente il libero attraversamento in presenza di afflussi tali da poter compromettere le normali funzioni di controllo», ma «dandone comunicazione alla Capitaneria e alla polizia municipale». La regola del due alla volta non c’è.
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