Il Comune gestisce il distributore di benzina e il risparmio è di 20 centesimi al litro. Filippeschi: «Soluzione valida non ovunque»
Il direttore di Ali commenta quanto successo in un piccolo comune della provincia di Teramo: «Non è l’unica in Italia ed è replicabile soprattutto nei piccoli comuni montani e nelle aree interne che subiscono la desertificazione dei servizi»
In tempo di crisi fa brillare gli occhi il caso di Valle Castellana, borgo di poco più di 800 abitanti in provincia di Teramo dove l’unico distributore è gestito dal Comune: il municipio acquista il carburante e lo rivende senza applicare il margine di guadagno che un privato deve caricare per sopravvivere. Alla pompa questo si traduce in un risparmio di circa i 20 centesimi al litro rispetto a un normale self service. E i compaesani felici.
Perché non lo fanno tutti? Viene da chiederselo, e rivolgiamo la domanda a Marco Filippeschi, già sindaco di Pisa (2008-2018), presidente della Provincia di Pisa (2014-2018) e presidente nazionale di Legautonomie, la lega delle autonomie locali (2010-2018), oggi direttore esecutivo di Ali (Autonomie locali italiane).
“Nazionalizzare” i distributori è il proverbiale uovo di Colombo?
«La scelta di Valle Castellana è interessante, ma va raccontata per quello che è. Non è una “nazionalizzazione” e nemmeno una ricetta che tutti i Comuni italiani potrebbero applicare per abbassare il prezzo della benzina. È innanzitutto la risposta concreta e di successo di un piccolissimo municipio montano e di area interna, di 800 abitanti, alla scomparsa di un servizio essenziale».
Che cosa è successo?
«Quando l’unico distributore ha cessato l’attività, per molti cittadini fare rifornimento avrebbe significato percorrere decine di chilometri. Il Comune ha allora preso in locazione l’impianto, ne ha assunto direttamente la gestione e oggi vende il carburante sostanzialmente a prezzo di costo».
Una scelta lodevole
«In queste condizioni, ha una forte giustificazione di interesse pubblico: la legislazione consente agli enti locali, quando il mercato non è in grado di assicurare adeguatamente un servizio necessario alla comunità, di organizzarlo anche in gestione diretta, naturalmente nel rispetto delle regole economiche, fiscali, ambientali e di sicurezza. Dunque il Comune, dal 2022, non è entrato in un mercato funzionante per fare concorrenza ai privati o per affrontare il caro-carburanti arrivato dopo. È intervenuto perché il privato se ne stava andando e l’ultimo distributore rischiava di scomparire».
Una scelta politica?
«Oggi può sembrare anche un richiamo fatto ad un governo che cincischia. Nel momento del caro-carburanti, vedere un Comune che rinuncia al profitto e riesce a far risparmiare ai cittadini 10 o 20 centesimi al litro è anche un segnale di protesta. Non dimostra che i Comuni possano risolvere il problema nazionale, ma che le istituzioni locali possono e devono stare dalla parte dei cittadini con coraggio e che, soprattutto nelle aree interne, non devono rassegnarsi alla chiusura progressiva dei servizi».
L’iniziativa può essere replicata? Se sì da chi?
«Non è l’unica in Italia ed è replicabile soprattutto nei piccoli comuni montani e nelle aree interne che subiscono la desertificazione dei servizi, aggravata dall’immobilismo del governo e dalle scelte del ministro Calderoli che hanno colpito proprio i comuni montani (la riclassificazione, ndr). Sarebbe invece difficile trasferire lo stesso modello nelle città, dove operano numerosi distributori e non sarebbe altrettanto facile giustificare l’intervento del Comune».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=117aefb)