Benzina, quando scenderanno i prezzi? La doppia speculazione e l’effetto “razzo e piuma”
Mauro Lombardi, professore associato di Economia politica all’Università degli Studi di Firenze, spiega cosa sta succendo ai prezzi del carburante
Si chiama effetto “razzo e piuma” ed è un fenomeno economico per cui i prezzi al consumo – in particolare dei carburanti – schizzano quando il costo della materia prima aumenta (come un razzo) ma scendono con estrema lentezza quando cala (come una piuma). Una terminologia passata dal gergo ai distributori di benzina, dove il portafogli piange ogni volta.
Quando scenderanno i prezzi?
È la domanda alla quale tutti vorremmo avere una risposta, e che giriamo a Mauro Lombardi, professore associato di Economia politica all’Università degli Studi di Firenze.
Che cosa sta succedendo?
«In questo momento storico si stanno ridefinendo le catene di subfornitura, anche del petrolio e di tutte le materie prime. Immediatamente, i mercati finanziari reagiscono facendo salire il prezzo del barile. Ma c’è un dato di fatto: quando aumenta il petrolio, il prezzo alla pompa (petrolio già acquistato in tempi precedenti) non dovrebbe aumentare. È una doppia speculazione: finanziaria e verso i benzinai».
Come si può intervenire nel breve periodo? Il taglio delle accise è efficace?
«Questi sono problemi che non si possono affrontare a livello di singoli Paesi, e oggi c’è divisione tra gli Stati. Contromisure “individuali” possono funzionare se un Paese ha le finanze in ordine oppure dispone di una riserva monetaria per sostenere, per esempio, la riduzione delle accise: l’Italia non ha le prime né la seconda».
Quali possono essere strumenti che diano risultati nel medio o lungo periodo?
«Serve lucidità strategica da parte dei singoli Paesi e una coesione tra Stati, che però oggi sono disuniti».
Esistono delle leve per forzare la mano ai grandi player in modo che abbassino i prezzi?
«Impossibile, dato che hanno un potere superiore alla singola sovranità nazionale. E stanno facendo i cosiddetti investimenti reciproci con le big tech: sono diventati così grandi che non è più possibile pensare di contenerli».
Potrebbero intervenire, in questo senso, quelle che una volta erano le “superpotenze”?
«Il debito americano complessivo (40 trilioni di dollari) grava sui mercati finanziari mondiali, e potrebbe “scoppiare” da un momento all’altro. Anche le big tech stesse hanno un indebitamento eccessivo, superiore ai 2 trilioni di dollari: costruiscono data center ma si aspettano i primi profitti a partire dal 2030».
E gli automobilisti? Quando cadrà la “piuma”?
«Molto dipende dalle due situazioni belliche in Iran e Ucraina, sulle quali si è innestata l’alta tensione in Turchia. Al momento è impossibile fare previsioni».
E se abbandonassimo i combustibili fossili?
«Anche qui serve strategia. La Spagna ci ha pensato per tempo ed oggi è leader nella produzione di energie rinnovabili; grazie a un brevetto italiano».
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