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Terremoto in Toscana, Meletti: «Non è finita, ecco le due “zone rosse”»

di Matteo Scardigli

	A destra Carlo Meletti 
A destra Carlo Meletti 

Parla il sismologo dell’Ingv con quasi quarant’anni di esperienza: «Quella del caldo come causa è una bufala»

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Sedici scosse di magnitudo lineare 2 (scala Richter) o superiore nel territorio regionale da martedì 4 agosto a domenica 16 agosto secondo la pagina www.regione.toscana.it/-/ terremoti-in-toscana, in pratica oltre una scossa al giorno. Messa così avrebbe tutto l’aspetto di una coincidenza, ma le coincidenze non trovano posto nella scienza. Chiediamo quindi una spiegazione a Carlo Meletti, sismologo con quasi quarant’anni di esperienza e storica colonna portante della sezione pisana dell’Ingv.

C’è una correlazione o è solo apparenza?

«In realtà le scosse rilevate dall’Ingv sono state nel complesso più o meno una cinquantina. La discrepanza con il portale della Regione è che l’ente deve aver fissato una magnitudo minima, mentre noi segniamo anche quelle con magnitudo inferiore a 1».

Le elenca con “tranquillità”. A che cosa sono dovute?

«Si tratta di quelle che sono comunemente indicate come scosse di assestamento, mentre per noi sono “repliche”. Sono in gran parte manifestazioni conseguenti all’episodio del 4 agosto a Pisa: l’energia accumulata dal sistema si è scaricata causando il terremoto, poi c’è stata l’altra scossa di mercoledì, sempre nel Pisano. Si sta tornando a una situazione di calma».

La scossa registrata domenica 16 agosto a Fosdinovo è in qualche modo collegata?

«Stiamo parlando di due contesti molto diversi tra loro e non paragonabili. La Lunigiana è una zona sismica ben conosciuta e con un’esperienza di scosse molto più forti rispetto alla zona livornese-pisana, dove la magnitudo massima mai registrata in tempi recenti fu di 4.6 nel 1986».

Era agosto anche allora. L’adagio secondo cui il caldo causa terremoti ha quindi un fondamento?

«Lo diceva anche mia nonna. Ma proprio tempo fa sono andato a rileggermi i nostri storici e posso tranquillamente affermare che i terremoti vengono sia con il caldo che con il freddo, più o meno in eguali intensità e misura».

Ci sono fattori antropici che possono aver influito? È “colpa nostra”?

«Sui nostri social c’è chi sostiene addirittura che i terremoti sono causati da “troppe bombe”. Ma questi sono eventi che hanno luogo a 8-10 chilometri di profondità, e laggiù niente di ciò che accade nell’atmosfera ha alcuna influenza. Una bomba atomica (o qualcosa di più potente), quella sì, sarebbe un altro discorso». Di fronte a queste “teorie” l’unica cosa che possiamo fare noi è rispondere con i dati e con la scienza».

In questo senso quello che sta accadendo in Toscana può avere una valenza positiva?

«Certamente sì, è una fonte di dati preziosissimi. Teniamo conto del fatto che un terremoto non è riproducibile in laboratorio. Ogni scossa ci aiuta quindi a capire quali sono le faglie che si rompono e di conseguenza a pianificare, indicando per esempio le aree dove non andare a costruire».

Ci aiuterà anche a prevedere prossimi terremoti? Magari grazie all’intelligenza artificiale?

«In base alle nostre conoscenze, prevedere i terremoti non è possibile. L’intelligenza artificiale la usiamo già, e in molti (non scienziati) ci chiedono i nostri dati per addestrare nuovi modelli. Sicuramente l’AI è “brava” ad analizzare le serie di dati e magari può indicarci la direzione verso la quale guardare, ma la conformazione dell’Italia è molto complessa».

Quindi cosa dobbiamo attenderci nei prossimi giorni? Almeno nella zona di Livorno e Pisa.

«I nostri storici ci dicono che il ritorno alla calma è stato osservato in un lasso di tempo di circa un mese. Il terremoto c’è stato il 4 agosto, la successiva scossa più forte è stata il 12: a giudicare dall’andamento che stiamo registrando direi che il fenomeno si stia esaurendo».

E in futuro?

«I tempi geologici sono immensamente più lunghi rispetto a una vita umana. Il sistema ricomincerà ad accumulare energia fino al prossimo punto di rottura, vale a dire al prossimo terremoto. Ma per adesso possiamo stare tranquilli».

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