Crisi del vino, Cinzia Merli: «Non ci sono più isole felici, servono visione e unità»
La presidente del Bolgheri Doc: la situazione è certamente complessa e tutto deve essere monitorato attentamente
Cinzia Merli, la regina del Paleo, uno dei Supertuscan più amati, dal 2025 è presidente del Consorzio Doc Bolgheri; le ha passato lo scettro un’altra produttrice di rango, Albiera Antinori. Alla guida delle Macchiole, Cinzia ama le sfide, da affrontare con grinta e ottimismo. Con lei parliamo della prossima, grande sfida legata all’iper produzione.
Le giacenze di vino invenduto sono un tema ampiamente discusso. Se ne parla molto soprattutto dopo l’ultima assemblea dell’UIV, in cui il presidente Lamberto Frescobaldi ha dichiarato che l’attuale livello di produzione non è più sostenibile per il mercato, proponendo soluzioni drastiche tra cui il blocco temporaneo di nuovi vigneti e una netta riduzione delle rese produttive per evitare il crollo dei prezzi del vino comune e a denominazione protetta. Lei cosa ne pensa?
«Siamo di fronte a un momento di indubbia difficoltà per l’intero settore vitivinicolo, che richiede cautela, massima prudenza e una profonda presa di coscienza. La situazione è certamente complessa e tutto deve essere monitorato attentamente. L’analisi dell’Unione Italiana Vini tocca punti reali: non possiamo fingere che i consumi e le dinamiche di mercato non siano cambiati. È il momento di gestire il potenziale produttivo con intelligenza e visione di lungo periodo».
Le giacenze risultano, a giugno, pari a 53 milioni di ettolitri di vino, ossia 10 milioni di ettolitri in più rispetto alle vendemmie migliori. In aumento del 7, 3% rispetto al 2025. Secondo i dati di Cantina Italia, anche la Toscana è sul podio, terzo posto. Le zone più interessate sono quelle del Chianti, tra Firenze e Siena. Bolgheri come vive questo problema?
«I dati sulle giacenze nazionali e regionali impongono una riflessione seria a tutta la filiera. Bolgheri vive questa fase con estrema prudenza e consapevolezza perché sappiamo benissimo di non essere disconnessi dal contesto globale. Per questo non dobbiamo abbassare la guardia monitorando costantemente la situazione, consapevoli che la tutela del valore e il rispetto dell’equilibrio tra domanda e offerta restano la priorità assoluta anche per un territorio d’eccellenza come il nostro».
Il problema riguarda tutto il mondo del vino. La Francia sta affrontando il problema con l’espianto dei vigneti, il governo di Parigi ha stanziato 130 milioni per un programma nazionale di riduzione della produzione vinicola. L’Italia è contraria per il momento all’ipotesi espianto. Lei è la presidente di una doc tra le più famose in Italia, come vede il problema?
«L’espianto finanziato con risorse pubbliche è una misura estrema, di fatto un intervento d’emergenza per territori che affrontano un surplus strutturale non più riassorbibile dal mercato. Comprendo la prudenza dell’Italia: distruggere il patrimonio viticolo ed economico è un passo che rischia di impoverire territori e paesaggi. Più che cancellare le vigne in modo indiscriminato, la priorità potrebbe essere quella di riordinare la produzione e riallineare l’offerta alla domanda reale, puntando sulla qualità sostenibile piuttosto che sulla quantità».
Quale ritiene sia la soluzione migliore? O più soluzioni da integrare?
«Più che di un’unica ricetta o di interventi calati dall’alto, credo si debba parlare di un metodo di lavoro condiviso. Il settore sta attraversando una fase di transizione e le risposte non possono che nascere da un dialogo costante tra istituzioni, consorzi e rappresentanze di categoria. Dobbiamo basarci su un’analisi attenta dei dati di mercato, mantenendo la massima flessibilità per accompagnare le aziende. La priorità resta difendere la sostenibilità economica delle nostre imprese, la centralità della qualità e il valore del prodotto italiano sui mercati internazionali».
Si può pensare a un espianto selettivo nelle zone meno vocate?
«Si tratta di un’ipotesi che fa parte di un dibattito molto ampio e articolato, dove le posizioni in campo sono molteplici. In questo momento è prioritario mantenere la coesione del settore e concentrarsi su azioni di ampio respiro per la promozione e la tenuta del valore. Le scelte strutturali sulla superficie vitata richiedono tempi, analisi dei dati ed equilibri che la filiera saprà valutare a tempo debito».
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