Avanti Porto: «Le Adsp sono delle Ferrari, diamo carburante»
Tappa napoletana per l’iniziativa itinerante promossa dalla Filt Cgil. Particolarmente interessante l’intervento del professor Vittorio Marzano dell’Università Federico II
NAPOLI. Ha fatto tappa a Napoli AvantiPorto, l’iniziativa itinerante promossa dalla Filt Cgil per discutere in diverse realtà italiane le problematiche riguardanti la portualità e che si sta trasformando in una sorta di controcanto al disegno di legge di riforma del settore. E nella tappa partenopea, a intonare melodie del tutto in contrasto con quelle proposte nel provvedimento al vaglio del Parlamento è stato il professor Vittorio Marzano, docente di ingegneria edile, civile e ambientale all’Università Federico II.
Numeri alla mano, come è costume per ogni ingegnere, il professor Marzano ha voluto dimostrare come la riforma, e in particolare, la costituzione della Porti d’Italia spa, sia assolutamente inutile, visto che molte delle indicazioni sono già presenti nei provvedimenti legislativi vigenti.
«L’Europa – ha esordito – ha più o meno quattro modelli di governance portuale: quello francese, quello spagnolo, quello anseatico e quello italiano. Porti d’Italia rappresenta un quinto modello. Si tratta di un territorio inesplorato. Nello specifico, preoccupa quanto previsto dall’articolo 5 comma 1, in base al quale entro 90 giorni, in assenza dei processi partecipativi, viene redatto il piano delle infrastrutture strategiche. Ciò significa che in tre mesi si metteranno a terra i progetti che riguarderanno le infrastrutture portuali dei prossimi 20 anni. Mi sembra una parte della brutta legge obiettivo applicata ai porti e rappresenta un rischio enorme».
«Si parla – ha aggiunto il professor Marzano – di coordinare i grandi investimenti, pianificare l’urbanistica e di adottare una strategia di marketing e promozione internazionale sistemi portuali, ma tutto ciò è previsto già dalla legge in vigore, la 169 del 2016 laddove istituisce la Conferenza di Coordinamento dei porti italiani. Oggi quindi si discute un provvedimento che copia cose fatte dieci anni fa. Ho chiesto ad amici al Ministero quante volte si è riunita questa Conferenza di Coordinamento. Ebbene, negli ultimi dieci anni si è riunita 25 volte, 16 delle quali nel biennio 2021/2022. Cinque volte dal 2023 a oggi. E’ un chiaro segnale che c’è mancanza di volontà di avere un coordinamento nazionale».
«Ho anche chiesto – ha incalzato il docente della Federico II – quanto hanno speso sul versante delle infrastrutture le autorità portuali italiane, perché si dice che non sono in grado di promuovere e gestire investimenti. Ebbene, dal 2017 al 2023 sono passate da 400 milioni euro annui a quasi 3 miliardi di euro. Sei volte tanto. RFI, che giustamente viene considerato il maggior appaltatore italiano, ha avuto una crescita inferiore: è passata da 4 a 12 miliardi, aumentando di tre volte. Le Adsp, con tutte le difficoltà attuali, con una burocrazia del Pnrr che ha esteso al privato le complicazioni burocratiche del pubblico, sono state in grado di moltiplicare la loro produttività di un fattore 6. Guardando questi numeri, piuttosto che imbarcarsi in una avventura incerta, non converrebbe potenziare queste Ferrari e mettergli la benzina nel motore?».
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