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Tari, si può chiedere uno sconto fino all’80% ma quasi tutti non lo sanno – Come fare

di Redazione web

	Sconti fino all'80% sulla Tari
Sconti fino all'80% sulla Tari

La giurisprudenza ha chiarito che, quando la raccolta è assente o gravemente compromessa, il Comune non può pretendere l’intero importo: ecco cosa dice la legge

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Quando il servizio di raccolta dei rifiuti non è garantito o presenta gravi irregolarità, la normativa impone ai Comuni di applicare una riduzione significativa della TARI. Non si tratta di una scelta politica o regolamentare: è un obbligo preciso. Nei casi più estremi, il contribuente deve pagare al massimo il 20% della tariffa, mentre nelle aree non servite la quota non può superare il 40%. A queste misure si aggiungono il bonus sociale del 25% per chi ha un ISEE basso e le agevolazioni che ogni Comune può deliberare autonomamente.

Il principio: la tassa è dovuta per l’immobile, non per l’uso del servizio

La TARI si applica per il semplice fatto di occupare un immobile, indipendentemente dal fatto che il servizio venga utilizzato. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che, quando la raccolta è assente o gravemente compromessa, il Comune non può pretendere l’intero importo: deve adeguare la tariffa alla reale erogazione del servizio.

Cosa dice la legge: le riduzioni “tecniche”

Il riferimento normativo è l’articolo 1, comma 656, della legge 147/2013. La disposizione stabilisce che, in caso di mancata raccolta, interruzioni prolungate o violazioni gravi delle regole del servizio, la tariffa debba essere ridotta fino a un quinto. La Cassazione ha definito queste riduzioni come “tecniche”, cioè collegate alla diminuzione oggettiva dei costi del servizio e applicabili a una pluralità indistinta di utenti. Non sono agevolazioni discrezionali: spettano automaticamente quando si verificano le condizioni previste dalla legge.

Il fraintendimento più comune: cosa significa davvero “20%”

Molti portali interpretano erroneamente la norma. La “misura massima del 20%” non è lo sconto, ma la quota residua da pagare.

Significa che lo sconto è almeno dell’80%. Lo stesso vale per le zone non servite: il limite del 40% indica quanto resta da versare, non la percentuale di riduzione. La decurtazione minima è quindi del 60%, modulabile in base alla distanza dal punto di raccolta più vicino.

Le riduzioni discrezionali dei Comuni

Diverso è il caso delle agevolazioni previste dai commi 659 e 660 della stessa legge: queste dipendono dai regolamenti comunali e non spettano automaticamente. Sono misure facoltative, pensate per sostenere categorie specifiche di utenti.

La prova del disservizio: cosa deve dimostrare il contribuente

La Cassazione, con più pronunce nel 2026, ha chiarito che il disservizio deve essere documentato. Non è sufficiente richiamare genericamente la cattiva qualità del servizio o dimostrare di aver utilizzato operatori privati. Servono elementi concreti:

  • fotografie;
  • video;
  • segnalazioni protocollate;
  • documentazione che attesti l’assenza o la grave carenza del servizio.

Prima di rivolgersi al giudice tributario, è consigliabile inviare una diffida formale al Comune e, in caso di mancata risposta, un esposto alla Procura.

Nessuna esenzione totale: la Corte chiude la questione

Un altro punto chiarito dalla giurisprudenza riguarda l’esenzione totale: non è mai prevista, nemmeno quando il disservizio è strutturale. La riduzione massima resta quella fissata dalla legge, indipendentemente dalla durata del malfunzionamento.

Il bonus sociale rifiuti: sconto del 25% automatico

Accanto alle riduzioni legate al servizio, esiste il bonus sociale rifiuti, che garantisce una riduzione del 25% alle famiglie in condizioni economiche difficili. Il beneficio è automatico per chi rientra nelle soglie ISEE previste dal DPCM 21 gennaio 2025 n. 24. Per il 2026, il limite è di 9.530 euro, che sale a 20.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli. Dal 2027 la soglia ordinaria sarà 9.796 euro.

Cosa deve fare chi ritiene di avere diritto alla riduzione

Chi ritiene di aver subito un disservizio deve:

  • raccogliere prove;
  • inviare una richiesta formale al Comune;
  • chiedere l’applicazione delle riduzioni obbligatorie;
  • valutare, se necessario, il ricorso al giudice tributario.

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