Aree idonee e fotovoltaico, Sanavio: «La sentenza della Corte cambia il quadro per la Toscana»
La decisione della Consulta ridisegna i confini tra tutela del suolo agricolo, sviluppo delle rinnovabili e ruolo dei Comuni, aprendo per la Toscana una fase decisiva nella definizione delle aree idonee e dell’agrivoltaico vero
Energia rinnovabili e regole. La recente sentenza n. 127 del 16 luglio 2026 della Corte Costituzionale introduce elementi destinati a incidere in modo significativo sulla discussione relativa alla disciplina delle aree idonee per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sul divieto di installare impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, chiarendo alcuni principi che ora diventano centrali nel confronto politico e tecnico. Secondo Giacomo Sanavio, consulente della programmazione per lo sviluppo rurale, la decisione segna un passaggio chiave: «La Corte riconosce che la tutela del suolo agricolo è un interesse pubblico primario, perfettamente compatibile con gli obiettivi della transizione energetica».
Pianificazione come strumento di equilibrio
La Corte ha ribadito che la pianificazione territoriale è il mezzo attraverso cui bilanciare sviluppo delle rinnovabili, tutela del paesaggio, conservazione della biodiversità e salvaguardia della funzione produttiva dell’agricoltura. Sanavio sottolinea: «La sentenza afferma con chiarezza che non si può procedere con installazioni indiscriminate: serve una pianificazione capace di armonizzare interessi costituzionalmente rilevanti».
Agrivoltaico sì, fotovoltaico a terra no
Un passaggio rilevante riguarda la distinzione tra fotovoltaico tradizionale e agrivoltaico. Il divieto riguarda solo gli impianti con moduli a terra, mentre restano consentiti quelli agrivoltaici che garantiscono continuità delle attività agricole e pastorali. Sanavio chiarisce: «La funzione agricola deve rimanere prevalente rispetto alla produzione energetica. L’agrivoltaico è l’unico modello compatibile con il suolo agricolo».
Implicazioni per la legge regionale toscana
La sentenza arriva mentre il Consiglio regionale della Toscana sta discutendo la legge sulle aree idonee. I principi espressi dalla Corte rafforzano la legittimità di una disciplina che punti su una pianificazione più puntuale, sul ruolo dei Comuni e sulla priorità delle superfici già urbanizzate o compromesse. Sanavio evidenzia: «La Toscana ha piena legittimazione a introdurre criteri rigorosi, valorizzare i Comuni e impedire usi speculativi del suolo agricolo».
Agrivoltaico “vero”: criteri e proporzionalità
La Corte ha ribadito che il suolo agricolo non può essere considerato una superficie liberamente disponibile per la produzione energetica. Da qui la necessità di garantire che ogni impianto agrivoltaico sia realmente integrato nell’attività agricola. Sanavio spiega: «La produzione energetica deve essere un’attività agricola connessa e accessoria. Servono criteri verificabili: proporzionalità tra superficie condotta e potenza installata, continuità delle coltivazioni o del pascolo, prevalenza dei ricavi agricoli su quelli energetici».
Il ruolo dei Comuni
La sentenza attribuisce alla pianificazione un ruolo centrale, rendendo coerente un rafforzamento delle competenze comunali nella definizione delle scelte localizzative. Sanavio aggiunge: «I Comuni sono gli enti più vicini al territorio: conoscono le peculiarità ambientali, paesaggistiche e agricole. È logico che abbiano un ruolo decisivo».
Una legge che può diventare un modello nazionale
La transizione energetica resta una priorità, ma non può prescindere dalla tutela del suolo agricolo e da una pianificazione attenta. Per la Toscana, la legge sulle aree idonee rappresenta un’occasione strategica. Giacomo Sanavio conclude: «La Toscana può dimostrare che è possibile accelerare le rinnovabili senza sacrificare paesaggio, biodiversità e agricoltura. Una pianificazione fondata sulla prevalenza della funzione agricola e sull’integrazione tra energia e sviluppo rurale è la strada per una transizione ecologica sostenibile e condivisa».
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