Tisg, cosa succede dopo l’addio di Costantino al cda? Ci sono due potenziali acquirenti
Prima anni di grandi successi internazionali, poi la crisi per gli extra budget. All’orizzonte potrebbe esserci un “cavaliere bianco”
CARRARA. Si cerca un “cavaliere bianco” per The Italian Sea Group, il grande cantiere nautico affacciato sul porto di Marina di Carrara da cui prendono il largo luxury yacht lunghi fino a 140 metri. Da cinque mesi è in crisi il cantiere che progetta e realizza locomotive del mare con marchi di grande prestigio internazionale: Admiral, per esempio, o Perini Navi-creatore dell’iconico Maltese Falcon.
È un’emorragia di liquidità: il patrimonio sociale è sceso da 26 milioni e mezzo di euro sotto la soglia minima-ammessa di 50mila euro. Esce di scena – è notizia di ieri – il creatore e timoniere: Giovanni Costantino, cofondatore di Tisg e amministratore delegato, e anche presidente del Cda dall’emersione della crisi: porta con sè il figlio Gianmaria, consigliere di amministrazione. Costantino ha rassegnato la propria rinunzia alla carica di amministratore della società; alla base della decisione c’è l’intento di agevolare con un cambio della governance il percorso di risanamento di Tisg e incrementare la fiducia di chi guarda dall’esterno.
Alla data del passo indietro, Costantino detiene, tramite Gc Holding spa, società da lui controllata, una partecipazione pari al 53,6 per cento del capitale sociale della società, ovvero 28.410.000 azioni ordinarie.
La scoperta
È l’inizio dell’anno quando spuntano avvisaglie di un possibile tracollo di Tisg, società quotata su Euronext Milan. A febbraio emerge che sono fuori controllo gli extra budget, i costi aggiuntivi non preventivati sulle commesse in corso d’opera. È tsunami. Primo: per i temuti riverberi sul fronte occupazionale, e i sindacalisti di Fiom, Fim e Uilm alzano gli scudi; i dipendenti diretti erano 530 prima del terremoto e i posti di lavoro indotti sono più di mille, si parla di 1.200/1.500 addetti alle dipendenze di imprese (micro, mini, piccole e medie), alcune delle quali lavorano per Tisg in regime di mono-committenza. A complicare il quadro c’è la modalità con cui s’è persa la rotta che sta portando al naufragio.
Si corre ai ripari
I vertici societari censurano la condotta di alcuni manager: li definiscono «infedeli». Vengono messi alla porta, colpevoli di non aver rivelato che il cantiere stava andando in debito di ossigeno. Vengono espulsi e querelati. Costantino procede con un’iniezione corroborante da 25 milioni di euro. E un Piano di totale riorganizzazione del cantiere che include la rinegoziazione degli ordini con gli armatori; ha individuato una nuova squadra di manager e consulenti che lo sosterrà per rimettere il convoglio sui binari. Annuncia il ricorso alla composizione negoziata.
La tutela
Il 1° luglio Tisg deposita al Tribunale di Firenze la domanda di accesso a una procedura di regolazione della crisi prevista dall’articolo 44 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che oggi disciplina il vecchio concordato preventivo in bianco. Il 3 luglio il Tribunale nomina i commissari giudiziali: il professor Niccolò Abriani, avvocato, Riccardo Forgeschi e Manuela Olastri. I vertici di Tisg commentano: «Il Tribunale ha rilevato che il progetto di regolazione della crisi risulta coerentemente strutturato nella prospettiva della continuità aziendale».
Gli scenari
Andare avanti “in continuità” significa che non ci sono ostacoli alla prosecuzione dell’attività aziendale: progettazione e produzione di yacht; ciò però non esclude l’arrivo di un Cavaliere bianco (persona o società), unica carta che sembra rimasta nel mazzo, se si vuole guardare al futuro. Ecco, dunque, che cosa potrebbe esserci lungo la strada per il salvataggio del cantiere di luxury yacht: un acquirente che intanto affitti temporaneamente l’azienda; oppure un assuntore (dell’attivo e del passivo) che si impegna a pagare i creditori in determinate percentuali, subentrando nella proprietà dell’azienda; o, ancora, un investitore, che sottoscrive un aumento di capitale della società debitrice diventando proprietario e provvedendo a pagare i creditori in misura percentuale.
Ipotesi e nomi in campo
Ad oggi si parla di tre/quattro soggetti-investitori di levatura internazionale che guarderebbero il cantiere attraverso il binocolo; alcuni avrebbero anche già interessi nel settore yacht: farsi avanti sarebbe una scelta in perfetta coerenza con il proprio business, una sorta di completamento. A margine di un incontro sulla crisi Tisg che si è tenuto ieri a Firenze in seno alla Regione Toscana – presenti la sindaca di Carrara Serena Arrighi, i sindacalisti ma non i vertici della società che non erano stati convocati – spuntano due nomi che per altro già circolavano: gli storici cantieri navali Sanlorenzo e Lürssen, icona dello yacht Made in Germany. C’è da capire se si sia nel campo dei desiderata e/o degli auspici di chi sta a guardare il gigante Tisg che barcolla o se vi siano davvero elementi tangibili per mettere l’obiettivo nel bersaglio.
Il fronte lavoratori
Nel frattempo preoccupa il sindacato sia il fenomeno delle dimissioni volontarie da parte dei dipendenti diretti di Tisg – scesi dall’inizio della crisi sotto quota 500 – sia la mancata concessione da parte dell’Inps della cassa integrazione ad almeno quattro imprese che lavorano per il cantiere, due delle quali mono-committenti, tutte (e non sono le sole) al palo per le fatture scoperte e il calo del lavoro che arriva dal cantiere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
