Inps, pensioni collegate al reddito: chi rischia e come evitare la revoca (entro il 15 settembre)
Prevista una trattenuta del 5% prima della revoca definitiva per chi non regolarizza la propria posizione nei tempi richiesti
L’Inps richiama i pensionati titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno ancora comunicato i redditi percepiti nel 2022 (campagna Red 2023). Come ricorda l'Istituto nel messaggio n. 2394/2026, chi non regolarizzerà la propria posizione entro il 15 settembre 2026 rischia la revoca della prestazione.
Di cosa parliamo
La procedura riguarda i residenti in Italia che percepiscono prestazioni come pensioni di invalidità civile, assegni sociali e assegni ordinari di invalidità e che, alla scadenza del 31 marzo 2025, non avevano ancora presentato la dichiarazione reddituale richiesta. Sono esclusi i pensionati che dichiarano integralmente i propri redditi con il modello 730 o Redditi, poiché l’Inps acquisisce direttamente i dati dall'Agenzia delle Entrate.
Le date e cosa fare
Per evitare la revoca è necessario presentare una domanda di ricostituzione reddituale indicando i redditi rilevanti del 2022, tramite il portale MyInps con Spid, Cie, Cns o eIDAS, oppure rivolgendosi a un patronato o a un altro intermediario abilitato. Per chi non ha ancora provveduto è prevista una trattenuta pari al 5% dell'importo pensionistico lordo di luglio 2026, applicata sui ratei di agosto e settembre.
La riduzione non riguarda le prestazioni fino a 100 euro mensili. Se entro il 15 settembre 2026 la dichiarazione non verrà presentata, l’Inps procederà alla revoca delle prestazioni collegate al reddito relative al 2022 e al recupero delle somme eventualmente percepite senza averne diritto. La revoca si applicherà anche alle prestazioni inferiori a 100 euro mensili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
