Apuane, il volo di 10 metri e quelle ore interminabili nel burrone: «Ho avuto paura di non farcela» – Il racconto del sopravvissuto
La testimonianza di Gabriele Cisetti (Lucca), che cinque anni fa cadde in un dirupo mentre faceva un'escursione in montagna: «Ricordo il buio, il freddo e anche una gran sete. Ero disperato»
«Ero sulle Apuane settentrionali in compagnia di un amico. A un certo punto ho messo male un piede su un sentiero il cui precipizio era nascosto dalla vegetazione, precipitando nel vuoto per una decina di metri». Inizia così il racconto di Gabriele Cisetti, impiegato all’accoglienza turistica del Comune di Lucca e delegato sindacale della Filt Cgil, che cinque anni fa è caduto in un dirupo sulle Alpi Apuane.
L’incidente
Un volo di dieci metri che gli ha provocato la frattura della spalla e di dodici costole, oltre a una contusione polmonare. Una tragedia sfiorata, evitata grazie al tempestivo intervento dell’amico, che diede immediatamente l’allarme.
Momenti che Gabriele ci racconta come se li stesse rivivendo. «Ho avuto paura di non farcela - prosegue - . Ricordo il buio, il freddo della notte e anche una gran sete. A un certo punto, sopraffatto dalla disperazione, ho persino temuto che i soccorsi non sarebbero più arrivati». Tre ore, dalle 19 alle 22, che gli sono sembrate interminabili e che riesce ad affrontare pensando ai suoi cari, descrivendo quei momenti come «un’esperienza mistica. Dopo l’incidente, molti mi hanno chiesto se avessi ringraziato il Padre Eterno, ma credo che, se dovesse esistere un’entità superiore, questa, in quei momenti di profonda disperazione, si sia concretizzata in tutte le persone che mi hanno aiutato».
Il ringraziamento
Parole che Gabriele pronuncia con un profondo senso di gratitudine nei confronti degli uomini del Soccorso Alpino, dei medici e di tutte le persone che gli sono state vicine durante la lunga convalescenza: quindici giorni di ricovero in ospedale e tre mesi a casa, tra fisioterapia e dolori allucinanti. Un intervento che l’uomo definisce «lungo e faticoso»: essendo ormai notte, infatti, l’elicottero non poteva più decollare, costringendo i soccorritori a raggiungerlo a piedi e a trasportarlo poi fino al paese di Forno.
«Ricordo il momento in cui ho visto la luce di una torcia sopra la mia testa - racconta -. Sono momenti che non si dimenticano. Soprattutto quando uno dei soccorritori mi disse: "Ricordati che il 22 giugno sarà per te una sorta di secondo compleanno, il giorno della tua rinascita". Aveva ragione». Gabriele si definisce un «miracolato». Situazione di cui prende consapevolezza una volta giunto al Noa (Nuovo Ospedale Apuane). «È lì che ho realizzato quanto la mia vita fosse stata in pericolo: oltre al braccio rotto, avevo riportato fratture multiple a dodici costole, lesioni che mi avevano provocato un’insufficienza respiratoria e gravi difficoltà a respirare».
Un dolore che decide di trasformare in gratitudine, dandogli voce e ringraziando, anche su Il Tirreno, il Servizio sanitario nazionale, l’Asl, tutti i medici, i soccorritori che lo hanno assistito e il suo medico di famiglia. Un trauma che, però, inevitabilmente riaffiora ogni volta che l’uomo sente notizie che riportano vicende simili alla sua. Ad esempio, racconta un episodio avvenuto quando era ancora ricoverato in ospedale: «Era una coppia caduta nel vuoto durante un’escursione. Lei riuscì a salvarsi, il fidanzato purtroppo perse la vita».
I consigli
Una tragedia che ha poi lasciato spazio a un inatteso intreccio di umanità: qualche tempo dopo, Gabriele ha incontrato quella ragazza in una sezione del Cai (Club Alpino Italiano), al quale entrambi hanno deciso di iscriversi in seguito alle esperienze traumatiche vissute. Proprio per contribuire a prevenire tragedie simili, Gabriele conclude il suo racconto con alcuni consigli: «È fondamentale promuovere percorsi di conoscenza della montagna e dei rischi che essa comporta. Il Cai organizza attività di sensibilizzazione e incontri aperti non solo ai soci, ma anche a tutta la cittadinanza. Vorrei ricordare anche GeoResQ, un’applicazione gratuita del Cai che, quando ci si trova in una situazione di pericolo, consente di allertare i soccorsi inviando automaticamente la propria posizione e i propri dati. È uno strumento molto utile perché permette di velocizzare le operazioni di soccorso. All’interno del Cai è un’applicazione ben conosciuta, ma al di fuori non tutti ne sono a conoscenza. Per questo motivo consiglio vivamente di iscriversi a questa organizzazione».
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