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Melanoma, come controllare la nostra pelle: consigli, rimedi e segnali da notare subito - Parlano gli esperti

di Francesco Paletti

	A destra dall'alto: Elisabetta Manni, Antonella Romanini e Antonio Magliaro 
A destra dall'alto: Elisabetta Manni, Antonella Romanini e Antonio Magliaro 

Tre specialisti riuniti al convegno promosso dal Tirreno hanno spiegato come riconoscere le avvisaglie da non ignorare e quali comportamenti adottare per proteggersi davvero

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CASCINA. È un po’ meno letale di rispetto a qualche anno fa, anche se in Italia i decessi restano tantissimi, precisamente fra i 2.500 e i 2.600 l’anno. E fra gli under 50 è una delle cause di morte più frequenti: la seconda per gli uomini e la terza per le donne. Il melanoma continua a far male e paura. «Al netto degli aspetti genetici, fra i fattori di rischio più importanti c’è anche l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti Uvb e soprattutto Uva dato che quest’ultimi penetrano più in profondità e aumentano la probabilità di sviluppare un melanoma della pelle». Lo ha spiegato la dottoressa Elisabetta Manni, dermatologa della Casa di cura della Misericordia di Navacchio (Cascina), sabato 13 giugno nel convegno dedicato alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alle nuove terapie per curare il melanoma, moderato dal direttore del Tirreno Cristiano Marcacci e a cui sono intervenuti anche Antonio Magliaro, pure lui dermatologo della Casa di cura cascinese e Antonella Romanini, oncologa dell’Azienda ospedaliera pisana e presidente dell’Associazione contro il melanoma (Acm), oltre al presidente della Casa di cura Raffaele Nannipieri.

L’esposizione al sole e i rischi nell’infanzia

Bisogna fare sempre fare attenzione all’esposizione al sole, in particolare «durante l’infanzia e l’adolescenza dato che le scottature a quell’età raddoppiano il rischio di melanomi da adulti» ha proseguito la dottoressa Manni. Ancora peggio, però, sono le cosiddette “lampade”, ovvero l’esposizione alla luce artificiale come quella dei lettini abbronzanti. Sul punto la dermatologa è stata perentoria: «Ricordo che l’Oms e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro hanno inserito l’uso di questi dispositivi nel Gruppo 1 dei cancerogeni certi, ossia allo stesso livello del fumo di tabacco e dell’amianto». Guai a prendere queste osservazioni come terrorismo psicologico nei confronti degli amanti della tintarella, che in queste settimane cominciano ad affollare le spiagge.

Come abbronzarsi in sicurezza

Il punto è che ci si può abbronzare in sicurezza. Basta utilizzare alcune accortezze. La prima è di evitare la tintarella non stop, o comunque l’esposizione solare prolungata, nelle ore più calde, precisamente fra le 11 e le 16. Ma se proprio non se ne può fare a meno (può capitare, anche per motivi di lavoro) «è opportuno mettere cappelli a larghe tese, della lunghezza di almeno sette centimetri, e indossare indumenti ad hoc, con maniche e pantaloni lunghi e stoffa leggera ma a trama fitta, meglio ancora – ha precisato la dermatologa - se hanno la certificazione Upf, un acronimo che sta per fattore di protezione ultravioletta, ovvero lo standard riconosciuto a livello internazionale che misura la capacità protettiva dei tessuti contro i raggi solari». Poi, però, ci sono i tantissimi che alla tintarella in spiaggia proprio non vogliono rinunciare. Anche per loro ci sono delle indicazioni, semplici e pratiche. La principale è l’applicazione di filtri solari, come protezione, sì contro le scottature, ma anche verso il rischio di tumori della pelle e invecchiamento precoce.

Quando e quanta protezione solare applicare

Le domande, al riguardo, sono due: la prima è quando debba essere applicata la protezione. Risposta: «Almeno venti minuti prima dell’esposizione al sole e, comunque, da ripetere ogni due ore e subito dopo aver fatto il bagno o sudato molto». La seconda riguarda la quantità e pure qui ci sono indicazioni precise e anche un paio di metodi: «In generale per un adulto la quantità ideale è pari a 35 grammi, ossia l’equivalente di quella che può essere contenuta in una pallina da tennis o in una tazzina da caffè», ha sottolineato la dottoressa Manni. Perché il nodo in parte è ancora da sciogliere in quanto praticamente nessuno va in spiaggia o in piscina con una bilancia per pesare la crema solare. Che, infatti, non è assolutamente necessaria: «In teoria la quantità corretta sarebbe di due milligrammi per centimetro quadrato di pelle, ma mi rendo conto che anche così si va poco lontano – ha detto –: però ci sono due regole, seguendo le quali si ha una ragionevole certezza di applicare la giusta protezione. La prima è quella cosiddetta delle “due dita” e riguarda il collo, il viso e le orecchie: per queste parti del corpo la quantità giusta si raggiunge mettendo una striscia di crema su indice e medio per tutta la loro lunghezza». L’altra regola è quella del “cucchiaino da tè o del tappo di bottiglia” e riguarda le altre parti del corpo, ossia gli arti superiori e inferiori, il dorso e il torace: «Si chiama così perché quello è il quantitativo corretto per ciascuna delle macroaree del corpo».

Fattori genetici e importanza dell’autocontrollo

Beninteso, proteggersi adeguatamente è fondamentale, ma non garantisce la certezza di non incorrere in melanomi. Perché fra i fattori di rischio vi sono anche quelli genetici come il fototipo, dato dalla quantità di melanina presente nella pelle e quindi dalla minore o maggiore propensione ad abbronzarsi e dalla tendenza alle scottature. Concretamente il rischio è più alto fra chi ha una pelle lattea, capelli biondi o rossi, occhi verdi o azzurri e presenza diffusa di efelidi. Per questo è necessaria la diagnosi precoce e l’autocontrollo periodico. «È importante disporre di una stanza ben illuminata, un asciugacapelli, e due specchi, di cui uno grande che permetta di osservare tutto il corpo e l’altro a mano – ha spiegato al riguardo il dottor Magliaro –: consiglio di dedicare una particolare attenzione anche al dorso e alla pianta dei piedi, agli spazi tra le dita e alla zona dei genitali, ma anche a nuca, spalle, schiena e il cuoio capelluto per controllare il quale è utilissimo l’ausilio di un phon, tutte parti del corpo che rischiano di sfuggire a un’osservazione superficiale». E nel caso si noti qualcosa anche solo di sospetto, è fondamentale fissare quanto prima una visita dermatologica. Per almeno due ragioni: la prima è che si può effettuare «un controllo molto più approfondito tramite dermatoscopia – ha detto Magliaro –, una tecnica non invasiva che consente di osservare anche le strutture cutanee non visibili a occhio nudo». La seconda, invece, è «che anche le terapie contro il melanoma negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante – ha spiegato la dottoressa Romanini – dato che già oggi il 75% dei melanomi è intercettato agli stadi 1 e 2, quelli in cui con l’asportazione è praticamente assicurata la guarigione. Dunque, prima riusciamo ad anticipare la diagnosi, meglio è per tutti, a cominciare dal paziente».

Prevenzione e divulgazione

Riuscirci vuol dire fare e investire sulla prevenzione: «Esattamente quello che abbiamo scelto di fare come Misericordia di Navacchio puntando con forza su promozione e divulgazione – ha concluso il presidente Nannipieri –: lo faremo organizzando altri eventi simili a questo e con una rubrica quindicinale in collaborazione con Il Tirreno».

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