Porti, la Filt sulla riforma: «Serve aggiornamento, non stravolgimento»
Iniziate alla commissione trasporti della Camera dei Deputati le audizioni delle parti sociali
ROMA. E’ partito l’iter parlamentare che dovrebbe portare al varo della legge di riforma della portualità proposta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Ieri – 10 giugno – in commissione trasporti della Camera dei Deputati è andata in scena l’audizione della Filt Cgil, rappresentata da Alessandro Borgioni, del Dipartimento Porti e Marittimi e da Chiara Mancini, del Dipartimento Relazioni istituzionali.
«Non abbiamo mai detto – ha esordito Borgioni – che non è opportuno modificare l’attuale quadro normativo. La legge in vigore ha modernizzato, ma può essere sicuramente migliorata per arrivare ad ulteriori modernizzazioni. Va in primo luogo modificato il ruolo del MIT. E ancora: la vecchia legge prevedeva un coordinamento nazionale che non ha mai funzionato. Va poi potenziato il ruolo delle Adsp e non ridotto come invece previsto dal disegno di legge. Il loro potenziamento è fondamentale, così come rendere più fluida la loro azione. All’interno dei porti è poi necessario un ricambio generazionale e va ulteriormente rafforzato il sistema della sicurezza del lavoro. Nel merito, la riforma proposta è un’operazione finanziaria, con un accentramento del potere a livello centrale e il conseguente indebolimento delle regioni e dei territori. La nostra contrarietà, rispetto a come è strutturata la riforma, è assoluta».
Per la Filt Cgil, al centro delle criticità evidenziate c’è la prevista costituzione di Porti d'Italia S.p.A., «un nuovo soggetto cui verrebbero attribuite rilevanti funzioni infrastrutturali e gestionali oggi in capo alle Autorità di Sistema Portuale. La proposta rischia di indebolire l'autonomia e il ruolo delle Autorità portuali, concentrare poteri e risorse in una struttura centralizzata, alterare il confine tra funzioni pubbliche e attività economiche e aprire interrogativi sulla tutela dell'interesse pubblico e sulla gestione del patrimonio portuale nazionale».
L’organizzazione sindacale ha anche espresso forte preoccupazione per le disposizioni che prevedono il trasferimento di personale dalle AdSP alla nuova società, nonché per il possibile utilizzo delle risorse generate dai porti al di fuori delle esigenze dei singoli territori.
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