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Rimborso Irpef, non tutti lo riceveranno subito: cosa cambia per pensionati e dipendenti – Cosa sapere

di Redazione web

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(foto di repertorio)

Dalle spese sanitarie agli interessi del mutuo: ecco quali sono le detrazioni che incidono sui conguagli e perché conviene muoversi in anticipo rispetto all’ultima scadenza

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Con l’apertura della procedura per l’invio del modello 730 precompilato, disponibile dal 14 maggio, entra nel vivo anche la stagione dei conguagli fiscali per milioni di contribuenti, compresi i pensionati. Per chi ha diritto a un rimborso Irpef, però, i tempi saranno più lunghi rispetto ai lavoratori dipendenti.

I dipendenti

Mentre i dipendenti che presentano rapidamente la dichiarazione possono ricevere gli accrediti già nella busta paga di luglio, i pensionati dovranno attendere i cedolini Inps di agosto o settembre. La data dipende infatti dal momento in cui viene trasmesso il 730.

L’Inps opera come sostituto d’imposta e applica ogni mese le trattenute fiscali sulle pensioni. Con la dichiarazione dei redditi viene poi effettuato il ricalcolo complessivo delle imposte dovute, considerando detrazioni e deduzioni maturate nel corso dell’anno.

Conguagli

Dal conguaglio possono emergere due situazioni: un credito, nel caso in cui siano state versate più imposte del dovuto, oppure un debito, se le trattenute effettuate risultano insufficienti. Tra le spese che più spesso generano rimborsi figurano quelle sanitarie, gli interessi del mutuo sulla prima casa, le spese scolastiche e i premi assicurativi.

Le tempistiche dei rimborsi cambiano in base alla data di presentazione del modello 730. Chi invia la dichiarazione entro maggio riceverà il rimborso ad agosto, mentre per gli invii di giugno l’accredito arriverà a settembre. In caso di trasmissione successiva, il pagamento sarà effettuato nel mese seguente alla ricezione del prospetto da parte dell’Inps. Per questo Caf e consulenti fiscali consigliano di non attendere la scadenza del 30 settembre, soprattutto quando sono previsti rimborsi consistenti.

Chi invece risulta a debito subirà trattenute direttamente sulla pensione. Per assegni fino a 18mila euro annui e debiti superiori a 100 euro, il recupero delle somme sarà dilazionato tra maggio e novembre 2026.

Resta inoltre il peso delle addizionali regionali e comunali, che secondo diverse analisi stanno riducendo l’impatto reale degli aumenti pensionistici legati alla perequazione.

Pensionati

Situazione diversa per i pensionati senza sostituto d’imposta o per chi sceglie il rimborso diretto dell’Agenzia delle Entrate. In questi casi il credito sarà versato tramite bonifico sul conto corrente indicato nella dichiarazione, ma con tempi più lunghi: entro dicembre 2026 per importi fino a 4mila euro ed entro marzo 2027 per somme superiori o soggette a controlli preventivi.

Per evitare ulteriori ritardi è importante verificare che l’Iban comunicato all’Anagrafe Tributaria sia corretto e aggiornato.

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