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Per gli animali domestici microchip e registrazione in banche dati nazionali

Per gli animali domestici
microchip e registrazione
in banche dati nazionali

Le nuove regole europee: i consigli dell'avvocata Carla Spataro

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In tv ho sentito parlare di nuove regole imposte ai padroni degli animali domestici. Mi sembra assurdo. Io ho tre animali domestici e alcune regole richiedono anche di spendere dei soldi. È quindi entrata in vigore una nuova normativa sugli animali? 
G.S.

Il 28 aprile 2026 il Parlamento europeo ha approvato, con 558 voti favorevoli, 35 contrari e 52 astensioni, il primo pacchetto di regole europee dedicato al benessere e alla tracciabilità di cani e gatti. Il testo, già concordato con il Consiglio, dovrà ancora essere formalmente adottato prima di entrare in vigore, ma segna comunque un passaggio importante nel modo in cui l’ordinamento europeo guarda agli animali da compagnia. La premessa culturale e giuridica si trova già nell’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, secondo cui l’Unione e gli Stati membri devono tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali, in quanto esseri senzienti. È un’affermazione tutt’altro che simbolica: significa riconoscere che gli animali non sono semplici cose, ma esseri capaci di provare dolore, paura, piacere e benessere, e dunque meritevoli di una tutela specifica. Le nuove regole riguardano, in particolare, allevamento, detenzione, vendita, importazione e tracciabilità di cani e gatti. Il cuore della disciplina è l’obbligo di microchip e registrazione in banche dati nazionali interoperabili. Tutti i cani e i gatti detenuti nell’Unione europea, compresi quelli di proprietà privata, dovranno essere identificabili. Per venditori, allevatori e rifugi è previsto un periodo di quattro anni dall’entrata in vigore della normativa; per i proprietari privati che non vendono animali, invece, l’obbligo scatterà dopo dieci anni per i cani e dopo quindici anni per i gatti. La finalità è evidente: rendere più difficile il traffico illegale, contrastare le vendite abusive e consentire alle autorità di ricostruire la provenienza dell’animale. Il regolamento interviene anche sulle pratiche di allevamento considerate dannose. Saranno vietati gli accoppiamenti tra genitori e figli, tra nonni e nipoti, tra fratelli e tra fratellastri, così come l’allevamento finalizzato a ottenere caratteristiche fisiche estreme quando queste comportino rischi significativi per la salute dell’animale. È un punto particolarmente delicato, perché negli ultimi anni alcune razze sono state selezionate privilegiando aspetti estetici che possono incidere negativamente sulla respirazione, sulla mobilità o sulla qualità della vita dell’animale. Il testo vieta inoltre le mutilazioni effettuate per finalità espositive, concorsuali o estetiche, l’uso di collari a strozzo o con punte privi di adeguati meccanismi di sicurezza e il fatto di legare cani o gatti a oggetti, salvo che ciò sia necessario, ad esempio, per trattamenti veterinari. Un altro fronte importante è quello del commercio online, oggi sempre più diffuso. Chi vende cani o gatti dovrà garantire maggiore trasparenza sull’origine dell’animale, sul suo stato di salute, sui dati identificativi e sulla registrazione. Anche le importazioni da Paesi extra Ue saranno sottoposte a regole più rigide: gli animali destinati alla vendita dovranno essere microchippati prima dell’ingresso nell’Unione e poi registrati in una banca dati nazionale; per gli animali che entrano con i proprietari sarà richiesta una preregistrazione almeno cinque giorni lavorativi prima dell’arrivo, salvo che siano già presenti in una banca dati europea. La direzione è chiara: meno opacità, meno traffici illeciti, più responsabilità per chi alleva, vende o acquista. La tutela degli animali da compagnia non è più affidata soltanto alla sensibilità individuale, ma diventa parte di un sistema giuridico europeo più ordinato e controllabile. Ed è una buona notizia, perché proteggere cani e gatti significa anche contrastare un mercato sommerso che spesso sfrutta proprio l’affetto delle persone per i propri animali.

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