Artimino, turismo sì o no? Ora contro l’incubo overtourism è spuntata anche una micro ztl ma il borgo è diviso
Durante la tappa del tour del Tirreno in Vespa il paese, che si trova in provincia di Prato, era quasi vuoto, complice il tempo instabile e una stagione turistica non ancora partita. I residenti storici: «D’estate arriva troppa gente, non si vive più»
ARTIMINO. Turisti si o turisti no? Un borgo troppo affollato o troppo chiuso? Il dibattito in paese è frizzante. Quando ci siamo stati noi, il borgo era quasi vuoto, complice il tempo instabile e il fatto che la stagione turistica “vera” inizia fra qualche settimana. Sicuro non abbiamo trovato una movida incontrollabile. «D’inverno c’è poco movimento, tutto gira intorno agli eventi in Villa, ma a breve il borgo si popola di turisti, tantissimi stranieri, e inizia la stagione» ci dicono gli esercenti del borgo; loro naturalmente guardano positivamente la presenza turistica. Per diversi residenti storici (molti sono anziani) la narrazione è opposta: «Fra un po’ arrivano gli stranieri», ci dice una signora. «Troppi, non si vive più!», ribadisce (col dito alzato) la sua amica. I residenti storici hanno voluto una (micro) ztl che si attiva il pomeriggio; ci fa un po’ sorridere quella telecamera di sorveglianza super moderna in quel borgo così antico. Comunque poco male, si tratta di fare al massimo un minuto in più a piedi.
Storicamente la Toscana e le sue colline sono oggetto del desiderio di persone da tutto il mondo: si legge delle colline intorno a Firenze nel libro “A room with a view” di Forster, famosissimo il “gran tour” italiano di Goethe che passò anche dai colli toscani, e ancora oggi arrivano da tutto il mondo in tanti per la bellezza e la storia di quei territori, per il buon cibo e per il vino e l’olio pregiato di quelle colline. Poco fuori dal borgo poi vi è anche il noto ristorante Delfina, in tanti ci dicono che «per trovare un tavolo si deve prenotare con giorni di anticipo».
Quelle terre attraggono non solo buongustai, ma anche sportivi: proprio quando stiamo lasciando Artimino incrociamo un gruppo di camminatori che sorridenti ci salutano con accento straniero; cogliamo la palla al balzo e ci mettiamo a chiacchierare. La “capa spedizione” è Ruth, svizzera di Berna che vive ormai da anni in Toscana. «Sono venuta anni fa per turismo, conobbi mio marito (di Empoli) e sono rimasta, del resto qui siamo fra le zone più belle del mondo, che si può volere di più?». L’accento svizzero-tedesco è ancora riconoscibile, ma la sua “c” aspirata la rende Toscana di diritto. Ci racconta che organizza trekking per stranieri camminando per i percorsi naturali che uniscono le varie ville medicee. «Oggi stiamo venendo da Vinci», e chiaramente la tappa di arrivo è la Villa dei Cento Camini. Chiediamo se vogliano fare una foto per il nostro reportage e accettano con entusiasmo. «Aspettate un attimo» gli diciamo e loro ci aspettano educatamente in posa (ma perplessi). Prendiamo il cartellone “80 voglia di Toscana” con l’immagine della Vespa e il logo del Tirreno, così “completiamo” la foto mentre alle loro spalle si stagliano gli ulivi e la Villa Medicea.
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