La frase famosa tatuata e la pretesa di ottenere i diritti d’autore
Ecco cosa prevede la normativa: i consigli dell'avvocata Giulia Orsatti
Mi sono fatto tatuare una frase famosa ma il proprietario dei diritti d’autore ha visitato il mio profilo social e mi ha scritto di smettere di usarla nei video, altrimenti mi chiederà il pagamento dei diritti. È possibile?
S.B.
Il diritto d’autore è disciplinato dalla legge n. 633 del 1941, che tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo appartenenti, tra l’altro, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, al teatro e al cinema, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. La regola di partenza, quindi, è semplice: non tutto ciò che viene scritto, cantato o pronunciato è automaticamente protetto, ma solo ciò che presenta un sufficiente carattere creativo e originale. Una frase famosa può appartenere a un’opera tutelata, ad esempio a una canzone, a un romanzo, a una poesia o a una sceneggiatura. Tuttavia, la singola frase è protetta dal diritto d’autore solo quando, anche isolata dal resto dell’opera, conserva una originalità espressiva. Diverso è il caso delle espressioni comuni, generiche o entrate nel linguaggio quotidiano, che non possono essere monopolizzate da nessuno. Una frase come "ti voglio bene", "cuore a mille" o altre formule analoghe, salvo particolari combinazioni creative, difficilmente può essere considerata un’opera autonoma tutelabile.
Nel caso del tatuaggio occorre poi fare un ulteriore passaggio. Farsi tatuare una frase sul proprio corpo non equivale, di per sé, a stampare magliette, vendere poster, pubblicare un libro o usare quella frase in una campagna pubblicitaria. Il diritto d’autore tutela anche la riproduzione dell’opera, ma nella valutazione concreta assumono rilievo il tipo di utilizzo, la finalità, l’eventuale diffusione al pubblico e l’esistenza o meno di uno sfruttamento economico. Un tatuaggio realizzato per uso personale, senza finalità commerciali, difficilmente potrà essere trattato allo stesso modo di un uso imprenditoriale della frase. La situazione può però cambiare se il tatuaggio viene esibito in modo sistematico per promuovere un’attività, se viene usato in fotografie pubblicitarie, in copertine, in video commerciali o comunque in contesti dai quali derivi un vantaggio economico.
Va poi considerato che in Italia non esiste un "fair use" generale come quello conosciuto nel diritto statunitense. La legge italiana prevede alcune libere utilizzazioni, tra cui il diritto di citazione previsto dall’art. 70 della legge sul diritto d’autore, ma si tratta di ipotesi delimitate: il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani di opere sono consentiti nei limiti giustificati da finalità di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica, purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera. Non è quindi corretto pensare che si possa sempre usare liberamente una "piccola parte" di un’opera protetta solo perché breve.
Un altro elemento importante è il tempo. In linea generale, i diritti di utilizzazione economica sull’opera durano per tutta la vita dell’autore e sino a settanta anni dopo la sua morte. Decorso tale termine, l’opera cade in pubblico dominio, ferma restando la tutela dei diritti morali, come il diritto alla paternità dell’opera. Questo significa che una frase tratta da un’opera molto antica può essere liberamente utilizzabile sotto il profilo patrimoniale, mentre una frase tratta da un’opera recente può ancora essere protetta.
Venendo quindi al caso del lettore, la minaccia ricevuta non può essere valutata in astratto. Bisogna capire quale frase sia stata tatuata, se essa sia effettivamente originale, da quale opera provenga, se i diritti siano ancora validi e soprattutto quale uso sia stato fatto del tatuaggio. Se si tratta di una frase comune o di un tatuaggio destinato alla sola sfera personale, la pretesa del titolare dei diritti appare difficilmente sostenibile. Se invece la frase è altamente riconoscibile, creativa, tratta da un’opera ancora protetta e utilizzata in un contesto pubblico o commerciale, il rischio giuridico può diventare più concreto.
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