Una macchia solare esplosiva punta verso la Terra: nei prossimi giorni possibile tempesta geomagnetica – La spiegazione
La regione attiva AR 4420 mostra una configurazione magnetica tra le più instabili del ciclo solare, con la possibilità di generare brillamenti di classe X e lanci di plasma capaci di mettere sotto pressione la magnetosfera terrestre
Nel cuore della nostra stella, leggermente spostata verso l’emisfero nord-orientale, si sta muovendo una regione magneticamente complessa che gli astronomi seguono con crescente attenzione. Si tratta della macchia solare AR 4420, un’area vasta e irregolare che negli ultimi giorni ha mostrato segnali di instabilità tali da far ipotizzare l’arrivo di un brillamento solare di classe X, la categoria più energetica tra quelle osservate.
Una regione attiva in posizione geoeffettiva
Le immagini del Solar Dynamics Observatory della NASA mostrano chiaramente che AR 4420 è attualmente rivolta verso la Terra. Questo significa che un’eventuale eruzione accompagnata da una espulsione di massa coronale (CME) potrebbe dirigersi lungo la linea Sole–Terra, con la possibilità di generare una tempesta geomagnetica severa (G4) o, nello scenario peggiore, estrema (G5). Secondo la NOAA, fenomeni di questa intensità possono interferire con reti elettriche, comunicazioni radio, sistemi di navigazione e operatività satellitare.
L’allerta degli esperti
A richiamare l’attenzione sulla pericolosità della regione è l’astrofisico Tony Phillips, curatore del portale specializzato spaceweather.com. Nel suo aggiornamento quotidiano ha avvertito che AR 4420 possiede una configurazione magnetica “beta-gamma-delta”, una delle più instabili, e che la Terra resterà nella sua traiettoria per diversi giorni. Phillips non esclude che domenica 26 aprile 2026 possa verificarsi un nuovo brillamento di classe X, dopo i due episodi registrati il 24 aprile: due esplosioni X2.5 generate però dalla regione AR 4419, situata sul margine occidentale del disco solare e quindi non in grado di produrre effetti diretti sul nostro pianeta.
Perché AR 4420 preoccupa più di AR 4419
Le due eruzioni di venerdì hanno scagliato CME nello spazio, ma la loro posizione periferica ha fatto sì che la Terra venisse risparmiata. Diverso il caso di AR 4420: la regione è ampia, magneticamente complessa e soprattutto perfettamente allineata verso di noi. Le macchie solari sono aree relativamente più fredde della fotosfera, rese scure dalla presenza di campi magnetici intensi che trattengono il calore negli strati interni. Quando queste strutture si deformano e si spezzano, rilasciano energia sotto forma di brillamenti; se l’evento è accompagnato da una CME, enormi quantità di plasma vengono proiettate nello spazio a velocità estreme.
Possibili effetti sulla Terra
Nel caso di un impatto diretto, il vento solare potrebbe comprimere la magnetosfera e innescare aurore visibili anche a latitudini insolite, Italia compresa, come già accaduto in altre recenti tempeste geomagnetiche. Gli scenari più critici ricordano eventi storici come quello di Carrington del 1859, quando le correnti geomagnetiche indotte causarono danni diffusi alle infrastrutture dell’epoca.
I prossimi giorni saranno decisivi
Gli esperti stimano che la Terra resterà esposta alla possibile attività di AR 4420 per 3–4 giorni. Finché la regione attiva resterà in posizione frontale, ogni variazione del suo campo magnetico potrà tradursi in un’eruzione potenzialmente significativa. Per ora non resta che monitorare l’evoluzione della macchia solare e sperare che la sua instabilità non sfoci in un nuovo brillamento di classe X diretto verso il nostro pianeta.
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