A Civitavecchia parcheggi multipiano per rispondere al boom dell’automotive
Nel porto e nel retroporto attualmente non ci sono più aree disponibili e il Presidente dell’Adsp, Raffaele Latrofa, sta studiando la possibilità di allestire strutture di metallo a più livelli per poter accogliere le autovetture nuove sbarcate dalle navi
Se non è l’uovo di Colombo poco ci manca. Nel porto di Civitavecchia e nelle aree immediatamente retrostanti non c’è più posto per ospitare le autovetture nuove sbarcate sulle banchine. Nel cosiddetto “Porto di Roma”, infatti, l’automotive sta conoscendo un vero e proprio boom. Una crescita esponenziale che però rischia di fermarsi se non si trovano spazi dove “parcheggiare” i veicoli appena sbarcati.
E qui arriva l’idea di Latrofa, che è un ingegnere prima di essere il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. L’ex vice sindaco di Pisa lancia quindi la proposta di realizzare parcheggi multipiano per risolvere il problema una volta per tutte e in tempi relativamente brevi.
“Ne ho parlato recentemente coi nostri tecnici – spiega - e la soluzione da mettere sul piatto è quella di andare in verticale. Pensiamo a parcheggi multipiano: sono leggeri e hanno tempi di costruzione rapidi rispetto a un’opera tradizionale. Vanno a mantenere l’impronta di superficie di un certo tipo, ma possono ospitare un numero multiplo di veicoli rispetto a quello di un’area di parcheggio a terra”.
“Penso – prosegue il massimo esponente dell’ente civitavecchiese - che dobbiamo iniziare a ragionare di questo tema e dovremo farlo con i nostri interlocutori. Penso ad azioni di partenariato pubblico-privato, ovvero finanziate in gran parte dagli stakeholders, ovvero da coloro che sono maggiormente interessati a questa tipologia di traffico, che hanno un piano finanziario definito, nel quale sono indicati il numero di auto previste, gli anni di concessione, il totale dell’investimento. Questi numeri vanno poi girati con l’eventuale canone, di un tipo piuttosto che di un altro. Questa, secondo me, può essere una risposta da mettere sul piatto in tempi brevi e abbiamo il dovere di fare in fretta”.
Ma Latrofa va oltre, guardando anche all’esterno del porto. “Abbiamo messo dentro il DPSS – aggiunge – la suddivisione di diverse tipologie di aree, da quella portuale a quelle retroportuali e dobbiamo iniziare a comprendere bene che non esistono porti efficienti se non ci sono dei retroporti che funzionano. Nel Documento è stata inserita fortunatamente l’area che sarà inserita nella ZLS e può godere di crediti di impresa, di sburocratizzazione e facilitazione delle procedure per ottenere le concessioni. E’ arrivato il momento di dare una risposta soprattutto a quelle tipologie di traffici commerciali che chiedono di poter ulteriormente crescere”.
