Sinner e l’attacco al campione dopo la rinuncia alla Davis: «Così è riuscito a sconfiggere l’opinione comune»
La riflessione di una studentessa sulle reazioni social dopo la decisione del tennista azzurro di non partecipare alla competizione
È il 20 ottobre 2025: Jannik Sinner comunica la sua rinuncia alla Coppa Davis, la massima competizione mondiale a squadre nazionali del tennis maschile. La notizia crea scalpore e sdegno, soprattutto tra gli italiani, che si vedono privati del numero 2 al mondo durante la fase finale della competizione per nazioni. Jannik, dopo aver vinto due anni di fila la Coppa Davis, sceglie di concentrarsi sulle Finals e riposare per terminare la stagione alzando quel trofeo a Torino. Se da una parte un’ondata di critiche ha investito Sinner, dall’altra lo sconforto dei tifosi italiani ha tradito sfiducia nei confronti degli altri tennisti del team, tra cui il numero 5 al mondo Lorenzo Musetti, blaterando di una sconfitta certa, di una impossibilità nel mantenere il titolo di campioni per il terzo anno consecutivo.
Tutte ipotesi e congetture screditate il 23 novembre 2025, con vittoria degli Azzurri sulla Spagna in finale. Per il tempo che separa l’annuncio di Jannik e il suo trionfo alle Finals, l’altoatesino è stato ricoperto da accuse e improperi. Tra quelle più gettonate emerge la constatazione che Sinner non sia italiano né si senta tale. Sarà per i capelli rossicci, per l’accento nordico, ma in quei giorni più che mai il numero 1 italiano era stato identificato come tedesco a tutti gli effetti; in quei giorni più che mai quei 7,5 chilometri che separano San Candido, città natale di Sinner, e il confine austriaco si erano annullati completamente. Quei circa sette chilometri che, qualche mese prima, si erano fatti decisamente valere quando il "nostro" Jannik aveva sollevato la coppa a Wimbledon, come ha fatto notare l’ex tennista Paolo Bertolucci.
Ironia della sorte, anche il numero 1 al mondo Carlos Alcaraz rinuncia alla Coppa Davis, ma lui, in qualche modo, per qualche ragione, viene giustificato e compreso dall’opinione pubblica. Le persone sono sempre schierate, hanno sempre qualcosa da dire, anche quando apparentemente non ci sarebbe nessuno contro cui puntare il dito. In particolare l’utilizzo sempre più diffuso dei social ha incrementato commenti d’odio, allo stesso tempo celati dietro una tastiera e condivisi. Questo è uno dei rischi più grandi che si stanno verificando, collegati proprio ad un utilizzo improprio e non corretto dei social network.
(*) Studentessa di 17 anni del liceo XXV Aprile di Pontedera
