Massa, mazzette per le false invalidità: oggi al via gli interrogatori in carcere
Ordinanza cautelare di oltre 200 pagine: 5 arresti a fronte di altre 103 persone indagate. Contestati i reati di falso e corruzione
MASSA. Si terranno oggi gli interrogatori di garanzia sul caso delle presunte irregolarità nel riconoscimento delle invalidità civili nel comune di Massa. L’inchiesta partita nel dicembre del 2024 ha portato a cinque misure cautelari (due in carcere e tre ai domiciliari) e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 103 persone.
Questa mattina il giudice per le indagini preliminari andrà in carcere per ascoltare i due per cui sono scattate le misure più restrittive: Maurizio Ratti, medico legale in servizio all’Asl Toscana Nordovest, e in passato consulente per la procura, che secondo gli inquirenti avrebbe sfruttato il proprio ruolo nella commissione medico-collegiale di valutazione, di cui era dirigente, per influenzare l’esito delle pratiche sanitarie, ed Elio Guatieri, pensionato indicato dagli inquirenti come uno dei presunti intermediari.
Successivamente, in tribunale, verranno sentiti gli altri tre arrestati, attualmente sottoposti alla misura degli arresti domiciliari: Anna Santinami, psichiatra livornese e coordinatrice della sanità penitenziaria dell’Asl Nordovest, Marco Lazzini e Giovanni Giusti, consigliere comunale di maggioranza a Massa.
L’indagine, coordinata dalla Procura apuana, ipotizza l’esistenza di un sistema di indebiti favoritismi nelle procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile, finalizzato all’ottenimento di benefici assistenziali, previdenziali e lavorativi, come assegni mensili, indennità di accompagnamento e contrassegni per la sosta dei disabili, in cambio di somme di denaro. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione e falso in atti pubblici.
Secondo quanto emerso finora, il procedimento è di dimensioni ampie: le persone iscritte nel registro degli indagati sono complessivamente 108. Oltre ai cinque destinatari delle misure cautelari, risultano indagate altre 103 persone, perlopiù pazienti – o familiari di pazienti anziani – che avrebbero pagato per ottenere il riconoscimento dell’invalidità. Le loro posizioni saranno valutate singolarmente nelle prossime settimane.
L’inchiesta ha preso avvio nel 2024 a seguito della denuncia di una donna alla quale non era stata riconosciuta l’invalidità civile. Da lì sarebbero partite intercettazioni, accertamenti e verifiche che, secondo la Procura, avrebbero consentito di ricostruire un quadro articolato di presunte irregolarità, documentato nell’ordinanza cautelare di oltre 200 pagine.
Paolo Bertoncini, avvocato, difensore di Maurizio Ratti, ha fatto sapere che il medico «è sicuramente molto provato, per quanto accaduto e per il clamore mediatico che immagina si stia scatenando. È una situazione che lo ha colpito duramente». Il legale spiega che l’intenzione è «sicuramente quella di rispondere ma ancora non siamo in grado di dirlo se lo farà domani (oggi per chi legge, ndr) o più avanti». Questo per la complessità del fascicolo: «Parliamo di oltre 200 pagine di ordinanza e di almeno 103 episodi che verrebbero contestati. Abbiamo appena ritirato copia degli atti e, per fornire elementi a discarico, sarà necessario analizzarli in modo approfondito. Ci sono intercettazioni ambientali e telefonica e un’indagine che si è sviluppata dalla fine del 2024 fino alla primavera del 2025». Bertoncini evidenzia però un punto centrale di quella che sarà una prima linea difensiva: «Tutti parlano di pagamenti finalizzati a ottenere l’invalidità, ma va ricordato che non era il dottor Ratti a concederla. La commissione da lui presieduta aveva un ruolo propositivo; la decisione finale spettava ai medici dell’Inps di Carrara, che stabilivano se vi fossero o meno i presupposti».
Anche l’avvocato Alessandro Maneschi, che difende Anna Santinami, conferma la disponibilità della sua assistita a spiegare la propria posizione: la psichiatra, riferisce il legale, «si dice serena e pronta a dimostrare la sua estraneità ai fatti».
Nel frattempo, proseguono le analisi del materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni effettuate mattina del 14 gennaio dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale, con il supporto della polizia giudiziaria della Procura. Le verifiche hanno interessato anche gli uffici della società Master, partecipata del Comune di Massa, che gestisce diversi servizi, tra cui il rilascio dei contrassegni per disabili. L’inchiesta resta in piena evoluzione.
Gli interrogatori di oggi rappresentano un primo banco di prova, in attesa che l’autorità giudiziaria completi l’esame delle singole posizioni e chiarisca eventuali responsabilità in una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo.
