Mazzette per l’invalidità, “terremoto” a Massa: cinque arresti. Da dove nasce l’inchiesta e come funzionava il «sistema di favoritismi»
L’ipotesi è corruzione e falso: in carcere il medico che valutava le richieste. Ai domiciliari sono finiti una dirigente dell’Asl e un consigliere comunale
MASSA. Soldi in cambio del riconoscimento dell’invalidità civile e di tutto quello a cui dà diritto. Come: assegni mensili, indennità di accompagnamento, contrassegno per il parcheggio dei disabili. È questa l’ipotesi al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Massa che ha portato, nelle prime ore della mattinata di ieri, 14 gennaio, all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di cinque persone.
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati avrebbero, a vario titolo, posto in essere un sistema di indebiti favoritismi nell’ambito delle procedure per il riconoscimento delle invalidità civili, finalizzate all’ottenimento di benefici assistenziali, previdenziali e lavorativi, in cambio della corresponsione di somme di denaro. I reati ipotizzati sono corruzione e falso in atti pubblici. L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari ha disposto due custodie cautelari in carcere e tre arresti domiciliari. Altre 103 persone, perlopiù pazienti, risultano iscritte nel registro degli indagati e le loro posizioni sono in fase di accertamento.
Chi sono
Al centro dell’inchiesta – scattata nel 2024 da una denuncia di una donna che non si è vista riconoscere l’invalidità – c’è Maurizio Ratti, medico legale in servizio all’Asl Nord Ovest e in passato anche consulente per la Procura, che secondo gli inquirenti avrebbe sfruttato il proprio ruolo nella commissione medico-collegiale di valutazione, di cui era dirigente, per influenzare l’esito delle pratiche sanitarie. Ratti è stato arrestato ieri mattina e portato in carcere. È finito in carcere anche Elio Guatieri, pensionato, che avrebbe fatto da tramite tra i pazienti e la parte sanitaria.
Agli arresti domiciliari si trovano invece Anna Santinami, psichiatra livornese (originaria di Campiglia) e coordinatrice della sanità penitenziaria per tutta l’Asl Toscana Nord Ovest, che, secondo la ricostruzione della Procura apuana, avrebbe redatto anche la falsa certificazione medica. Ai domiciliari sono finiti pure Marco Lazzini e Giovanni Giusti, quest’ultimo consigliere comunale di Massa eletto con la lista civica “Francesco Persiani Sindaco”. “Gioietta”, così viene chiamato Giusti, 78 anni, siede in consiglio comunale ininterrottamente dal 1986: dopo oltre trent’anni di militanza nel centrosinistra, nel 2023 ha sostenuto la candidatura di Francesco Persiani, sindaco espressione della Lega, con una lista civica (“Francesco Persiani Sindaco”) facendo incetta di preferenze (691). Secondo la Procura, Giusti avrebbe svolto, insieme agli altri due pensionati (Lazzini e Guatieri), funzioni di intermediario tra privati e professionisti sanitari coinvolti nelle presunte irregolarità.
Ieri mattina, contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, coadiuvati da personale di polizia giudiziaria in servizio alla Procura, hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e negli uffici della società Master, partecipata del Comune di Massa.
Le note del Comune e di Asl
La Master gestisce diversi servizi, tra cui il rilascio dei contrassegni di parcheggio per disabili e attività di riscossione dei tributi e delle entrate patrimoniali. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati numerosi documenti, sia cartacei sia in formato digitale, ritenuti utili agli inquirenti per la prosecuzione delle indagini. Le persone iscritte nel registro degli indagati sono in tutto 108. Nei prossimi giorni, i cinque arrestati saranno ascoltati dal giudice per le indagini preliminari nell’interrogatorio di garanzia, durante il quale potranno fornire la propria versione dei fatti e introdurre elementi a propria difesa.
L’amministrazione comunale di Massa, in una nota, ha chiarito che «non vi è stato alcun blitz dei carabinieri nei confronti del Comune, né alcun arresto all’interno della sede comunale. L’attività svolta dagli organi di polizia ha riguardato esclusivamente l’acquisizione di documentazione presso la società Master. Si chiarisce inoltre che l’arresto di un consigliere comunale è avvenuto per fatti estranei all’attività dell’ente».
Sul caso è intervenuta anche l’Asl Nord Ovest con una nota in cui ha evidenziato «la massima attenzione sulla vicenda e conferma la piena disponibilità e l’impegno, portato avanti per tutta la giornata di oggi (ieri per chi legge, ndr) , a collaborare con gli inquirenti per chiarire i fatti. La direzione dell’Asl, con i suoi dirigenti, è, come sempre in questi casi, la prima a voler accertare e circoscrivere eventuali comportamenti non corretti, tanto più in un settore particolare e delicato come quello della Medicina legale. L’obiettivo dell’Azienda sanitaria, che considera come priorità assoluta la salute e la sicurezza dei pazienti, è infatti quello di garantire la trasparenza e la correttezza nell’esercizio delle attività socio-sanitarie».
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