Pensioni, come aumentare l’assegno chiedendo il ricalcolo: i “segreti” per avere subito soldi in più
Parla la direttrice del Patronato Acli toscano: «Nel conteggio possono mancare contributi di lavoro oppure quelli del servizio militare o della maternità»
Chiedere all’Inps il ricalcolo della pensione conviene? Molto spesso sì. Parola di Elisabetta Di Lorenzo, direttrice del Patronato Acli toscano. Nonostante sia uno strumento disponibile da tempo, il ricalcolo della pensione è infatti meno richiesto di quello che si potrebbe immaginare e proprio per questo, dice Di Lorenzo, è una di quelle cose «che è sempre bene spiegare perché, in Italia, le cose o le chiedi o non le ottieni». E dall’esito di questa richiesta potrebbe arrivare la scoperta di aver diritto ad una pensione maggiore di quella abituale.
I casi più comuni
Molto spesso si tratta di dimenticanza o semplicemente della convinzione di non aver diritto ad un assegno più corposo. Invece è sempre bene farsi aiutare da un patronato o da un professionista nella richiesta di ricalcolo. «Quando le persone vengono da noi partiamo sempre da una valutazione della posizione pensionistica personale e congiunta con il coniuge, che generalmente è determinante nelle valutazioni – spiega Di Lorenzo – Lo stesso viene fatto anche per il cosiddetto supplemento di pensione. Tanti pensionati che a distanza di qualche anno oppure subito dopo la pensione ricominciano a lavorare, molto spesso dimenticano semplicemente di richiedere all’Inps un supplemento della pensione. Oppure ci accorgiamo che nel conteggio mancano dei periodi contributivi di lavoro oppure quelli del servizio militare o della maternità – conclude – periodi che consentono un ricalcolo della pensione con adeguamento e arretrati».
Ricalcolo: a chi conviene
«Dovrebbero controllare la propria posizione tutti quei pensionati che successivamente alla data della decorrenza della pensione e della liquidazione hanno lavorato – spiega Di Lorenzo – Queste persone potrebbero aver diritto a un supplemento della pensione oppure ad una pensione supplementare nel caso in cui, per esempio, una volta andati in pensione l’ex dipendente o l’ex artigiano abbiano avuto una collaborazione retribuita di qualche tipo. Dovrebbero far controllare la propria posizione anche tutte quelle persone che, avendo una pensione minima, abbiano visto cambiare la propria situazione reddituale».
La neutralizzazione: cos’è
Si tratta di un caso più complesso del ricalcolo. Consiste nella richiesta all’Inps di escludere, dal conteggio della pensione, i periodi lavorativi (dopo aver maturato il diritto alla pensione) quando caratterizzati da retribuzioni più basse di quelle precedenti. Riguarda però solo le persone la cui pensione è determinata con il metodo retributivo o misto, in cui l’importo è calcolato sulla media delle retribuzioni. Se nella fase finale della carriera un lavoratore o una lavoratrice hanno ricevuto retribuzioni inferiori rispetto a quelle precedenti, la media della pensione dovuta si abbassa inesorabilmente. Un vero e proprio paradosso per cui al prolungamento dell’attività lavorativa, e quindi al versamento di maggiori contributi, coincide un abbassamento dell’importo dell’assegno. «È il vecchio sistema di calcolo delle pensioni – spiega Di Lorenzo – Sono situazioni rare e particolari, sia nella casistica che nelle competenze richieste per trattarle. Bisognerebbe che nell’ultima parte dell’attività lavorativa una persona abbia cambiato o perso il lavoro, o comunque guadagnato molto meno di prima. Solo in questo caso la media della retribuzione settimanale andrebbe a ridursi. Dal 1996 la pensione viene poi conteggiata con la quota contributiva – aggiunge – che è il sistema che riguarda la maggior parte dei lavoratori che vanno in pensione oggi e viene calcolata con il montante, cioè in base a quello che uno ha versato nell’arco di tutta la vita lavorativa che viene rivalutato anno per anno e moltiplicato per un coefficiente a seconda dell’età anagrafica».
Chi può e chi non può
La richiesta di neutralizzazione è esclusa quindi per tutte le pensioni calcolate con il metodo contributivo ma anche per chi ha bisogno di quegli anni in cui ha guadagnato molto meno per raggiungere l’età pensionabile. Escluso anche chi, pur facendone richiesta, indichi periodi antecedenti agli ultimi cinque anni di lavoro, limite temporale massimo consentito per la richiesta. Per i periodi coperti da Naspi invece, la neutralizzazione viene fatta in automatico dall’Inps mentre non accade lo stesso per chi ha svolto lavori part-time o con salari molto bassi (lavoro povero, nda) . In questo caso, qualora si ritenga opportuno, è necessario fare richiesta di neutralizzazione dei contributi all’Inps. Può infine fare richiesta di neutralizzazione anche chi ha ottenuto la pensione anticipata, ma solo al compimento del 67° anno di età, quando cioè si ottiene il diritto alla pensione di vecchiaia.
