Il Tirreno

Toscana

L'intervista

Femminicidio, arriva il reato autonomo: «Non è solo giustizia, è un segnale culturale. Serve una svolta contro la violenza maschile”

di Martina Trivigno
Femminicidio, arriva il reato autonomo: «Non è solo giustizia, è un segnale culturale. Serve una svolta contro la violenza maschile”<br>

La senatrice Pd Valeria Valente: «Testo migliorato grazie al confronto tra maggioranza e opposizione. Il femminicidio non è un’emergenza improvvisa, ma la fine di un’escalation: rafforzare prevenzione e protezione è fondamentale»

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«Il disegno di legge che introduce nel nostro ordinamento il reato autonomo di femminicidio è stato già licenziato in modo unanime dalla Commissione giustizia del Senato e approderà in Aula domani dove, se tutto andrà bene come penso, verrà approvato con il consenso di tutti». Così la senatrice del Pd, Valeria Valente, componente della Commissione bicamerale sul femminicidio e sulla violenza di genere e del Consiglio di presidenza del Senato.

Senatrice, come siamo arrivati a questo punto?

«A seguito di un lavoro importante di modifica e integrazioni, svolto dalla Commissione giustizia con il contributo significativo delle forze di opposizione e la disponibilità della maggioranza ad accogliere cambiamenti anche rilevanti, a partire dalla definizione della fattispecie del reato. Il testo è stato così molto migliorato, ora la parola passa alla Camera. In Aula saranno presentati ordini del giorno che mi auguro maggioranza e governo vogliano accogliere. La lotta alla violenza maschile contro le donne non deve e non può vederci divisi. Come la stessa segretaria Elly Schlein ha più volte ribadito, anche se da questa maggioranza ci divide praticamente tutto, a partire proprio dalle mancate politiche per le donne o dalla loro concezione panpenalistica, la violenza maschile contro le donne ci deve vedere dalla stessa parte. Riconoscere il femminicidio, cioè l’uccisione di una donna in quanto tale o come atto di dominio, controllo, sopraffazione su di lei perché donna, o come strumento per negare la sua libertà e autodeterminazione, è un passo decisivo nel percorso di consapevolezza e giusta lettura del fenomeno della violenza maschile e al contempo nell’assunzione di quel disvalore sociale che non ammette più giustificazioni o aree di tolleranza. Il reato autonomo di femminicidio non ha valore moralizzatore e non è nemmeno solo strumento operativo per ottenere più giustizia nei tribunali, ma riconosce e legittima, rafforzandola, la lettura sociale e culturale del fenomeno della violenza maschile sulle donne, per superarla».

Il disegno di legge contiene una serie di altre norme, tra cui il rafforzamento delle misure di protezione della vittima: in che modo ne viene potenziato il ruolo?

«Al netto del suo valore simbolico, il reato di femmicidio entra in gioco purtroppo quando il peggio è già accaduto. Ma nessun femmicidio arriva all’improvviso. Ecco perché è indispensabile rafforzare le misure di prevenzione e protezione che intervengono anche ai primi segnali. I nostri emendamenti sono andati in questa direzione. Abbiamo introdotto la necessità di una più attenta valutazione del rischio che corre la singola donna attraverso l’accertamento da parte del giudice come presupposto per scegliere la misura cautelare più adatta. Sarà più semplice ricorrere ai domiciliari e alla custodia in carcere per gli uomini violenti, pur nel rispetto della proporzionalità costituzionale. La vittima dovrà essere sentita dal giudice ogniqualvolta ne faccia richiesta ed essere sempre informata di ciò che può aumentare la sua esposizione al pericolo. Non ci sarà più il limite dei 45 giorni per le intercettazioni e l’allarme del braccialetto elettronico scatterà già a un chilometro di distanza e non più a 500 metri».

Un altro aspetto che spesso viene contestato da parte delle vittime di violenza è il non corretto funzionamento dei braccialetti elettronici: ritiene che si debba intervenire anche in questa direzione?

«Assolutamente sì. Come dicevo, lo abbiamo in parte già fatto ma non è ancora abbastanza. Sia la commissione giustizia che la Bicamerale femminicidio hanno rilevato nel corso di indagini disfunzioni gravi che vanno sanate, a partire dall’insufficienza degli apparecchi, perché i braccialetti elettronici possono essere strumenti davvero preziosi. Come Pd, presenteremo un ordine del giorno che impegni il governo a risolvere rapidamente queste criticità».

Il numero di femminicidi purtroppo è in crescita: crede che si debba intervenire anche su un fronte più culturale oltre penale? La nostra è ancora una società troppo maschilista e patriarcale: serve investire sulle nuove generazioni?

«Per contrastare la violenza contro le donne la via maestra, seppure lunga, resta promuovere il cambiamento culturale e per farlo occorre puntare, oltre che sulla specializzazione degli operatori, sulla formazione, sull’educazione di una intera società. IL testo prevede la formazione obbligatoria per i magistrati e per gli operatori di giustizia. Bene, ma è ora di investire non solo per introdurre nelle scuole l’educazione alla parità e al rispetto della differenza sessuale, ma anche per inserire in tutti i curricula universitari corsi e moduli dedicati alla violenza maschile e alla parità, per smascherare stereotipi e pregiudizi che discriminano le donne. Aggiungo che sia nella formazione che nell’educazione possono avere un ruolo i centri antiviolenza, ma anche per questo, oltre che per l’insostituibile opera di accoglienza e protezione che svolgono, hanno bisogno di maggiori risorse».

Non crede che si possa correre il rischio dell’incostituzionalità?

«Sono convinta che il fondamento di questo disegno di legge sia l’articolo 3 comma 2 della Costituzione, laddove indica che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, ne impediscono il pieno sviluppo come persone umane. La violenza maschile contro le donne è uno di questi ostacoli e le donne non sono una minoranza, né una categoria, ma sono la maggioranza della popolazione. Su questa base si possono concepire misure dispari per aggredire condizioni impari. Il maschicidio non esiste, il femminicidio sì e va cancellato».
 

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