Il Tirreno

Toscana

Ergastolo all'infermiera di Piombino, l'avvocato: «Condannata perché ignorati dei passaggi logici: ecco perché»

di Stefano Taglione
Vinicio Nardo
Vinicio Nardo

Parla il legale di Fausta Bonino, Vinicio Nardo: «La ricostruzione alternativa viene cancellata»

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PIOMBINO. «Questa sentenza si basa su una catena di anelli logici e il criterio è che se ne salta uno, salta tutto. La Corte ha raccolto ogni volta un ragionamento di questo o di quello (periti o consulenti, ndr) senza tenere conto dei ragionamenti dei giudici della prima corte d’assise d’appello di Firenze che li avevano analizzati uno per uno, stabilendo come una somma di debolezze non costruisca delle certezze».

A parlare è Vinicio Nardo, già presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano e difensore di Fausta Bonino, l’infermiera sessantaquattrenne di Piombino condannata nel febbraio scorso dalla Cassazione all’ergastolo. I giudici supremi hanno confermato l’appello-bis, che aveva riconosciuto l’ex dipendente dell’ospedale di Villamarina responsabile per il decesso di quattro pazienti ai quali, secondo l’accusa, ha somministrato dosi letali di eparina.

Ora si trova nel carcere milanese di Bollate, dove si era costituita subito dopo la pronuncia. L’arresto in regime di custodia cautelare, quello dei carabinieri del Nas, risale invece al 30 marzo 2016. I decessi agli anni precedenti. Nardo, in veste di legale, ha assunto la difesa di Bonino subito dopo la condanna di primo grado, all’ergastolo, presentando ricorso in appello (il primo) al termine del quale la sessantaquattrenne piombinese venne assolta. Dopodiché c’è stato il primo rinvio della Cassazione e l’appello-bis, con il nuovo ergastolo, confermato infine cinque mesi fa dai giudici supremi.

«I giudici – prosegue Nardo – ignorano l’esito del primo appello, scrivendo che vi è una “doppia sentenza conforme”. Escludono, inoltre, la tesi alternativa, ovvero gli omicidi compiuti con la somministrazione di eparina dalle flebo, che consentirebbe di rendere possibile la somministrazione in sala operatoria, dove Bonino non era presente. I periti hanno ritenuto possibili o impossibili le varie possibilità in base ai criteri di buona prassi: siccome l’eparina non si mette della flebo, hanno ragionato con l’eparina in “bolo”. I giudici, invece, hanno ritenuto validi in alcuni casi le ricostruzioni dei periti stessi, in altri in loro sostituzione quelli dei consulenti del pubblico ministero. In fase di indagini preliminari, durante l’incidente probatorio, i periti sono stati evasivi riguardo la somministrazione in flebo. Io, nel primo appello, avevo puntato molto su questa possibilità. In una memoria ho citato anche una serie americana, in Italia diventata celebre su “Netflix”, tratta da una storia vera: un infermiere che somministra dosi letali di eparina attraverso le flebo». 


 

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