“Avvocata” e “sindaca” vietati, l’Accademia della Crusca boccia la proposta della Lega e del senatore toscano
Manfredi Potente aveva proposto di vietare per legge l’utilizzo del femminile nei documenti ufficiali. Il presidente D’Achille: «Ogni nome di genere maschile può essere volto al femminile»
Il disegno di legge del senatore leghista Manfredi Potenti è «sicuramente improvvido» laddove vuole vietare per legge, negli atti pubblici, i nomi al femminile di talune professioni. «Fa, pertanto, piacere che si arrivi al suo ritiro». Lo ha detto all'Adnkronos il professor Paolo D'Achille, presidente dell'Accademia della Crusca. Le iniziative in sede legislativa che riguardano la lingua italiana, osserva D'Achille, «non possono essere estemporanee: devono essere il più possibile condivise e mai ideologiche. Gli usi individuali o letterari della lingua non li norma nessuno. Bisogna, invece, essere cauti nelle innovazioni in sede legislativa perché le leggi hanno un forte impatto sociale e devono risultare comprensibili e chiare, inserendosi in una tradizione di scrittura che non può essere ignorata».
Dal maschile al femminile ma non il contrario
In via generale, il presidente dell'Accademia della Crusca ricorda che «qualunque nome di genere maschile in italiano può essere volto al femminile e riferito a donne; al contrario, ci sono nomi di genere femminile che non si possono volgere al maschile anche se sono riferiti a uomini».
Cosa prevedeva la proposta di legge
La proposta, chiamata “Disposizioni per la tutela della lingua italiana riguardo alle differenze di genere”, prevedeva multe da 1.000 a 5.000 euro per chi non rispettava le nuove norme. La Lega ha ritirato il disegno di legge in seguito alle numerose critiche ricevute: “Il disegno di legge del senatore Potenti non rappresenta la posizione del partito”, ha dichiarato Laura Ravetto, responsabile per le Pari opportunità del partito.
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