Il Tirreno

Toscana

Dillo al direttore
L’intervento

I quattro quesiti referendari chiedono tutela del lavoro per un futuro possibile

I quattro quesiti referendari chiedono tutela del lavoro per un futuro possibile

Il futuro del sindacato

11 luglio 2024
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Ecco le riflessioni dei lettori pubblicate sull’edizione cartacea di mercoledì 10 luglio, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it.

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di Massimo Braccini*

L’Europa chiede all’Italia una correzione dei conti. Non accetteremo che mettano le mani nelle tasche dei lavoratori, le risorse vanno recuperate da chi ha di più. Il governo Meloni è in affanno e racconta una realtà inesistente. Nella prossima Legge di bilancio, secondo la Corte dei conti, serviranno circa 40 miliardi di euro, se poi vogliono incrementare anche la spesa militare, tagliare le imposte e adottare rottamazioni fiscali, si rischia di trovarci di nuovo di fronte a svendite del patrimonio pubblico, ulteriori tagli alla sanità, aumenti delle tasse e una nuova manovra sulle pensioni. Altro che abolizione della Legge Fornero e quota 41! L’autonomia differenziata produrrebbe ulteriori disuguaglianze sociali. I cittadini che dovrebbero avere gli stessi diritti non li avranno più, ovviamente anche con il sistema attuale vi sono problemi ma le autonomie differenziate sarebbero l’affondo finale che dividerebbe l’Italia in piccoli staterelli, come se fossimo nel medioevo, mentre invece andrebbe costruita l’Europa sociale, fiscale e dei diritti dei cittadini.

Questa situazione parla anche al sindacato. Dovremmo attuare riforme organizzative delle organizzazioni sindacali e favorire la contrattazione sindacale europea, in modo da poter unire i lavoratori, evitare una concorrenza sleale tra i vari Paesi, e per opporci al ritorno dei nazionalismi che finiranno per distruggere un’Europa che di fatto non è mai esistita. Le disuguaglianze minano il progresso sociale e la stabilità economica e politica. Il lavoro nero in Italia interessa oltre 3 milioni di lavoratori e un ipotetico fatturato della cosiddetta economia non osservata che si aggira intorno ai 200 miliardi. Tutto ciò influenza negativamente anche il sistema previdenziale e contributivo del Paese. Il lavoro nero favorisce poi la concorrenza sleale, danneggiando le imprese che applicano regolarmente i contratti nazionali e impatta gravemente sulla sicurezza sul lavoro. Inoltre, mentre avanza la tecnologia, riemergono vittime di sfruttamento e neoschiavismo, situazioni che attraversano tutto il paese, e in particolare modo riguardano i migranti.

Lavoratori trattati spesso come merci da padroni senza scrupoli che manifestano la totale indifferenza per il rispetto degli esseri umani. Tutti questi lavoratori migranti oltre alla sottomissione nel lavoro, vivono spesso in dormitori di fortuna, senza igiene, ed il degrado morale si aggiunge alla disperazione. Questo fattore di lavoratori a nero o di lavoratori part time che lavorano a tempo pieno, avviene anche in Toscana, compreso il ricco settore della nautica. I 4 quesiti sui referendum promossi dalla Cgil puntano a cambiare alcune leggi sbagliate, affinché il lavoro sia tutelato, sicuro e stabile, perché di lavoro si deve vivere e non morire, e in questo momento rappresentano la condizione per provare a favorire uno sviluppo fondato sul rispetto dei diritti sociali, e quindi un investimento sul futuro.

* segretario generale Fiom Livorno e Grosseto

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