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Cattedre di sostegno, è guerra fra i docenti per le assegnazioni. Il caso diplomi e la situazione in Toscana

di Barbara Antoni
Cattedre di sostegno, è guerra fra i docenti per le assegnazioni. Il caso diplomi e la situazione in Toscana

Il sindacato: un’ingiustizia equiparare diplomi veri a specializzazioni ottenute all’estero a prezzi esorbitanti

09 luglio 2024
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Diplomi “facili” e diplomi veri: anche se siamo nel pieno delle vacanze, anche se la scuola – a due mesi abbondanti dal suono della prima campanella – è solo una prospettiva lontana all’orizzonte, il caos è già totale nel sostegno: 6.511 le cattedre di diritto (per oltre 18.000 studenti con disabilità) in Toscana per l’anno scolastico 2024-25 (ma il numero di quelle di fatto, cioè in base alle reali esigenze che emergeranno dalle classi, sarà di circa due terzi in più).

Fra i docenti, è aperta la guerra per l’assegnazione delle cattedre: l’aumento crescente di alunni con disabilità (+7% nell’anno scolastico 2022-23, secondo l’Istat) e la mancanza progressivamente più alta di insegnanti specializzati (85.000 in tutta Italia, secondo il dato più recente del ministero dell’Istruzione e del Merito) ha creato situazioni mai definitivamente sanate, alle quali il recente decreto legge del ministro Giuseppe Valditara, effettivo da giugno 2024, ha cercato di mettere una pezza. Ma invano. I docenti specializzati con i corsi universitari in Italia (i Tfa, acronimo per tirocini formativi attivi), che si possono frequentare (solo a pagamento, in media 2.500 - 3.000 euro) in Toscana negli atenei di Firenze, Pisa e Siena, come anche gli insegnanti di altre discipline che hanno ricoperto, seppure senza specializzazione, incarichi di sostegno per tre anni negli ultimi cinque, potranno essere bypassati da quei docenti che il Tfa lo hanno ottenuto all’estero: più frequentemente in Romania e Spagna, pagando anche fino a 7-8.000 euro; c’è poi anche chi ha scelto università persino fuori dai confini comunitari. Ad esempio in Albania (prezzo medio di un corso Tfa per il sostegno sui 5.500 euro), come sottolinea Pasquale Cuomo, segretario regionale della Flc, il sindacato scuola della Cgil.

«C’è una rivolta nella categoria degli insegnanti precari di sostegno, che in Toscana sono alcune migliaia – spiega Cuomo –. Quella dei docenti che fanno i Tfa negli atenei di Firenze, Pisa e Siena è la vera specializzazione. Sono corsi dopo i quali dovresti ricevere la chiamata: un anno come precario, poi l’immissione in ruolo». Invece non è così. I docenti qualificati in Italia, con corsi frequentabili solo in presenza, sono equiparati per il ministero anche a quelli che il certificato di Tfa lo hanno ottenuto in un’università straniera, più spesso campus privati abilitati e riconosciuti dal ministero, pagando anche oltre il doppio di quanto costa un corso vero in Italia.

«È questa la vera ingiustizia – sottolinea Antonio Mercuri, segretario Flc Cgil della provincia di Lucca, dove di insegnanti con il Tfa conseguito presso università toscane ce ne sono molti e sono in piena agitazione –; a chi ha fatto i corsi universitari di specializzazione nel sostegno passeranno avanti quelli che ottengono il corso all’estero: secondo il ministero questi ultimi hanno diritto alla nomina, anche se il riconoscimento del titolo in Italia ancora non è avvenuto. Sono circa 12.000 in Italia, di cui almeno un migliaio in Toscana, i docenti col Tfa all’estero».

Oltretutto, fa notare sempre Mercuri, è difficile pensare che i titoli ottenuti nei paesi stranieri possano avere affinità col sistema italiano: «In Spagna e Romania – spiega il sindacalista – per gli studenti con disabilità ci sono le classi differenziate, da noi questo non accade: gli studenti portatori di una disabilità sono inseriti nelle classi come tutti gli altri. Nel recente decreto legge, Valditara ha spiegato che questi docenti col Tfa fatto all’estero dovranno seguire un corso minimo anche in Italia, ma intanto, per l’anno scolastico 2024-25, vengono ammessi alla nomina».

In agitazione anche i docenti precari del sostegno che hanno conquistati l’anzianità (tre anni negli ultimi cinque) svolgendo questo ruolo anche senza precisa specializzazione: per poter sperare in una immissione in ruolo dovranno frequentare i corsi che il ministero delega all’ente di formazione Indire.

 

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